Coltivare è una filosofia: l’agricoltura sintropica

L’agricoltura tradizionale, intesa come quella che fa largo uso di chimica di sintesi con fertilizzanti, pesticidi, funghicidi, erbicidi e utilizza arature e lavorazioni pesanti che distruggono la vita del terreno, è ormai da considerare come preistoria e roba veramente per fossili.

Coltivare è una filosofia: l’agricoltura sintropica

L’agricoltura tradizionale, intesa come quella che fa largo uso di chimica di sintesi con fertilizzanti, pesticidi, funghicidi, erbicidi e utilizza arature e lavorazioni pesanti che distruggono la vita del terreno, è ormai da considerare come preistoria e roba veramente per fossili. Non passa giorno che la vera agricoltura, cioè quella che osserva, impara e collabora con la natura invece di combatterla, non sforni soluzioni e metodi molto interessanti che sbaragliano per risultati e qualità l’agricoltura preistorica. Una di queste alternative è l’agricoltura sintropica, termine utilizzato dal suo inventore, lo svizzero Ernst Goetsch sperimentata e messa in pratica in decenni di attività sopratutto in America Latina e in Brasile in particolare.

Il termine sintropia sta a significare che: «Mentre le dinamiche delle società umane favoriscono la dispersione dell’energia, quelle degli ambienti naturali ne favoriscono l’accumulo. Una è entropica (en + tropos = tendenza a divergere), l’altra è sintropica (syn + tropos = tendenza a convergere)».

Su questa metodologia hanno scritto il libro Agricoltura Sintropica due degli allievi di Goetsch: Dayana Andrade e Felipe Pasini che attualmente lavorano in Italia, nel Salento in particolare, dove sviluppano il loro progetto di agricoltura.

Il libro è pratico ma anche filosofico perché dietro alle idee di questa nuova concezione c’è un diverso sentire e agire che non quello competitivo e distruttivo dell’agricoltura tradizionale. 

Così come il lavoro di Stefano Mancuso e altri scienziati, anche Goetsch vede il mondo naturale come in collaborazione laddove solo l’uomo moderno va contro il naturale, quindi contro se stesso.

«In natura non c’è competizione, ad eccezione dell’essere umano moderno e degli animali da lui addomesticati, tutte le relazioni, tanto dentro la stessa specie (intra-specifiche) quanto tra specie differenti (interspecifiche), avvengono unilateralmente guidate dall’amore incondizionato e dalla cooperazione» si legge nel libro.

In merito alle piante si specifica che: «Lungi dall’essere un campo di battaglia, le piante funzionano assieme come una vasta rete di piccoli pannelli solari sovrapposti uno sull’altro, ognuno con la propria capacità di captare una intensità di luce. Più fotosintesi significa maggiore produzione di biomassa e quantità di essudati liberati nel suolo. Più biomassa significa che più residui entropici sono concentrati nelle molecole organiche. Più molecole organiche vuol dire più alimento per la vita, che si traduce in ambienti sempre più prosperi e sani e quindi propensi a concentrare ancora più energia».

Nella pratica si possono quindi seminare e piantare varietà diverse di piante anche in porzioni di terreno molto piccole per  avvalersi delle loro differenti positive peculiarità.

È quindi ovvio che monocultura, disboscamento, arature, sono l’anti agricoltura per eccellenza, laddove la sinfonia di tante specie diverse rende i terreni ricchissimi e abbondanti di cibo e non solo. E altrettanto ovviamente i migliori protettori della nostra casa terrestre sono coloro che noi consideriamo non progrediti. 

«In molti casi i popoli tradizionali (si includono tutte le culture ancestrali con una tradizione agricola) si dimostrano essere eccellenti amministratori del paesaggio e profondi conoscitori  delle relazioni ecologiche complesse, oltre i limiti descrittivi della scienza occidentale moderna. Detengono cosmologie capaci di articolare la conoscenza in modo da riuscire a gestire i loro modi di vita in armonia con l’ambiente in cui sono inseriti» si legge ancora nel libro.

I principi dell’agricoltura sintropica sono tanto semplici quanto importanti: «I principi dell’agricoltura sintropica permettono di ottenere cibo a basso costo materialmente ed energeticamente, di farlo in armonia con la natura e avere come risultato che la nostra attività diventi realmente benefica, per l’agricoltore, per l’ecosistema e per tutti gli altri influenzati dalla nostra operazione. Utilizzando questi principi si arriverà ad una agricoltura basata su processi in cui il maggior input esterno necessario per farla funzionare sarà la conoscenza. Conoscenza in microbiologia, micorrize, biologia del suolo, ciclo dell’acqua, proprietà eco-fisiologiche e sociologia di piante e animali trattati ecc. Infine ma non meno importante, l’etica: mettere in pratica in ogni nostra interazione, i principi di amore incondizionato e di cooperazione, e vivere secondo il detto “dell’imperativo categorico”.  Il risultato di lavorare in armonia con la natura, tornando ad essere una parte “utile” e “co-creatrice”, e non più “comandante in capo”, genera in chi riesce a metterlo in pratica una profonda sensazione di gioia. Gioia di tornare tra le braccia e le cure della madre terra». 

Per chi considera l’agricoltura ancora come uno spezzare le schiene, con orti che vogliono gli uomini e le donne morti, diciamo che quella che enuncia Goetsch è una rivoluzione copernicana.

 

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