Diritto a essere offline: il manifesto a cui si può aderire

C’è anche l’associazione italiana Amica tra i sostenitori del Manifesto internazionale per il diritto universale e costituzionale a essere offline, che tutti possono sottoscrivere.

Diritto a essere offline: il manifesto a cui si può aderire

C’è anche l’associazione italiana Amica tra i sostenitori del Manifesto internazionale per il diritto universale e costituzionale a essere offline, che tutti possono sottoscrivere.

Riportiamo il testo integrale del Manifesto, firmato dal Collectif nantais de veille citoyenne (CNVC) Nantes Citizens’ Watch Collective, in modo che ognuno possa decidere se aderire o meno.

«Non siamo né tecnofobi né adoratori della tecnologia. Vogliamo semplicemente la libertà di usare o non usare Internet per gestire la nostra vita quotidiana. Vogliamo poter parlare con funzionari pubblici competenti o personale tecnico invece di affidarci a una “app”, una “chat”, un “chatbot”, o al robot di un call center che spesso non capisce la nostra domanda. Molte persone stanno perdendo l’accesso ai propri diritti per scoraggiamento di fronte a procedure amministrative online falsamente “semplificate”. La connettività digitale dovrebbe essere un’opzione, non un obbligo. La tecnologia digitale sta facendo sempre più presa, anno dopo anno, e allo stesso tempo le relazioni umane vengono minate. L’obsolescenza della nostra umanità viene programmata. L’uso diffuso del GPS ha ridotto il nostro senso dell’orientamento, le enciclopedie online stanno diminuendo la nostra capacità di memorizzazione, l’insegnamento basato sugli schermi abbassa il rendimento scolastico (secondo il rapporto PISA dell’OCSE), e l’intelligenza artificiale generativa o sintetica rischia di renderci inutili decidendo tutto per noi. L’ascesa dell’Internet delle Cose e dei Corpi (IoT & IoB), insieme ai progetti transumanisti per un’umanità “potenziata”, sono tutt’altro che rassicuranti. A poco a poco, stiamo diventando “foraggio di dati”, tracciati come merci o animali. Ogni pretesto – sicurezza, pandemie, terrorismo, abuso sui minori – viene usato per giustificare la sorveglianza e il controllo digitale sempre crescenti. La crescente centralizzazione dei nostri dati più personali in banche dati digitali è motivo di preoccupazione. Il passaporto biometrico e il Portafoglio di Identità Digitale aprono la strada a nuove forme di totalitarismo. La rete digitale non sta forse diventando la nostra prigione? Qualsiasi sistema interconnesso, centralizzato e obbligatorio, inoltre, non solo minaccia le libertà, ma comporta anche delle vulnerabilità.

La connettività è richiesta in quasi ogni aspetto della vita quotidiana: lavorare da remoto, ricevere un pacco, spedire una lettera, aprire la porta di un edificio, effettuare un’operazione bancaria, prenotare una visita medica o accedere ai servizi pubblici. Più recentemente, la soppressione dei biglietti ferroviari, la fine delle ricevute stampate, l’avvento della valuta digitale, fanno tutti parte di un processo che invia un flusso di informazioni a sistemi di archiviazione fuorvianti etichettati come “nuvola smaterializzata” che sono semplicemente dei centri di dati energivori che consumano acqua e invadono terreni agricoli su più continenti. La propaganda anti-carta ha plasmato le nostre menti a tal punto che crediamo in buona fede di agire nell’interesse del Pianeta ricevendo annunci online senza fine ed essendo automaticamente reindirizzati a piattaforme digitali, dimenticando nel frattempo l’enorme impronta ecologica che hanno la produzione e l’alimentazione dei dispositivi elettronici. La carta può essere riciclata sei volte, mentre un cosiddetto smartphone può a malapena essere riciclato! Vogliamo poter mantenere valuta fisica, assegni, biglietti del treno e del cinema, libri di testo e passaporti... su carta. Desideriamo preservare l’uso secolare di libri e documenti stampati, che sono stati il fondamento delle nostre civiltà, e mantenere il contatto umano. Siamo impegnati a mantenere una vera vita sociale senza smartphone.

In nome della comodità e del “progresso”, il mercato, guidato esclusivamente dal profitto a breve termine e cieco rispetto alle vulnerabilità comprovate dei bambini, sta spingendo l’innovazione tecnologica (come il 5G, e presto il 6G) e incoraggiando i clienti a cercare una connessione costante, manipolativa e che crea dipendenza. Alcuni affermano persino, cinicamente o ingenuamente, di servire in questo modo la “transizione ecologica”! Ma questa società iperconnessa di dipendenza e di controllo digitale, di fatto, è ecologicamente irresponsabile e insostenibile: perché sovraccaricare la rete elettrica con il rischio di blackout? Perché dovremmo sviluppare strumenti che esauriscono le risorse limitate del pianeta, inquinano e distruggono la biodiversità senza ridurre la nostra impronta di carbonio? Servono 183 chilogrammi di materie prime per produrre uno smartphone che pesa 170 grammi, e 32 chilogrammi per il circuito integrato di un microchip di 2 grammi. Possiamo accettare di deturpare il nostro pianeta per alimentare miliardi di dispositivi digitali? La guerra (globale) per metalli, terre rare e acqua è già iniziata; sempre più acqua sarà necessaria per fabbricare i nostri innumerevoli gadget digitali e raffreddare la proliferazione di data center e delle centrali nucleari.

Per avere comunicazioni sempre più veloci, reti di satelliti civili e militari ingombrano e danneggiano i cieli con detriti nonostante scienziati, astronomi e meteorologi abbiano lanciato l’allarme al riguardo. Noi vogliamo la PACE – e una maggiore saggezza nel mondo.

Il legame ben documentato tra la distruzione del pianeta e la perdita dei legami umani è vissuto come una catastrofe, persino dalle generazioni più giovani, che sono le più connesse digitalmente. Questo disastro ci costringe a cambiare rotta: non è certo imponendo a tutti di sopravvivere e consumare tramite uno smartphone – o anche una connessione cablata – che salveremo l’umanità e il mondo vivente.

L’impatto della sovraesposizione agli schermi sulla salute mentale e fisica, sullo sviluppo e sul benessere emotivo di bambini e adolescenti è ben documentato. Sono loro i più vulnerabili agli effetti dannosi delle radiofrequenze senza fili e alla manipolazione dei social media.

Sul punto di essere imposta, la connettività universale può portare a discriminazione e disagio per coloro che sono colpiti da analfabetismo digitale, che non si sentono a proprio agio con Internet o che non vi hanno accesso, e per coloro che soffrono di sintomi di Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS) o Sindrome da Radiazioni Elettromagnetiche (ERS), il cui numero è in costante aumento a causa dei sistemi di comunicazione senza fili e degli smart meter. Ridurre l’inquinamento elettromagnetico gioverebbe a tutti, comprese la fauna e la flora. Come nel caso dei pesticidi, dei neonicotinoidi, dei PFAS, degli interferenti endocrini, e di altri disturbi causati dalla nostra civiltà industriale, i problemi di salute associati alla radiazione a microonde pulsata che si accumula nel nostro ambiente sono deliberatamente sottostimati sotto la pressione delle lobby che seminano dubbi nonostante i numerosi solidi studi scientifici.

Gli attacchi informatici agli ospedali e il saccheggio dei dati sanitari aumenteranno in un interminabile gioco tra guardie e ladri. Dobbiamo finalmente accettare che non saremo mai pienamente protetti, nonostante la retorica rassicurante e interessata sulla sicurezza digitale.

La discriminazione colpisce le persone che:

– per consapevolezza ecologica, rifiutano lo spreco energetico imposto dalla tecnologia digitale e l’obbligo di essere costantemente connessi;

– per consapevolezza economica, rifiutano di acquistare dispositivi connessi ad alta tecnologia troppo rapidamente obsoleti e spesso inutili;

– per consapevolezza umanitaria, rifiutano lo sfruttamento di lavoratori clic impoveriti per arricchire i dati dell’IA e quello dei bambini nelle miniere di cobalto e terre rare iperinquinate in Congo e altrove, bambini che, lontano dai nostri occhi, stanno pagando un prezzo molto alto per il nostro comfort digitale;

– per consapevolezza politica, resistono al controllo del Grande Fratello, all’estorsione del consenso, e agli eccessi della sorveglianza digitale di massa;

– a causa di una malattia ambientale, rifiutano l’ubiquità dell’inquinamento elettromagnetico che mina i loro diritti fondamentali e la loro autonomia.

Il fascino per le tecnologie digitali che hanno i nostri rappresentanti eletti, i media e gran parte della popolazione ci ha accecati rispetto al suo potenziale devastante. Speriamo fortemente che ascoltino il nostro appello. Esiste la possibilità di ritrovare una vita desiderabile in un mondo vivibile. È semplice, economica e alla portata di tutti: è la libertà di SCELTA, ovvero di non connettersi o di disconnettersi. Questo passo indietro permetterebbe il ritorno della poesia, della convivialità e della coesione umana.

Prima che sia troppo tardi, è tempo di reclamare la nostra sovranità umana in un mondo saturo di tecnologia digitale, di allontanarci dall’assuefazione distruttiva nei confronti di un sistema economico fondato sull’estrazione intensiva delle risorse naturali e sulla produzione di rifiuti elettrici, e di abbracciare una vera sobrietà, iniziando con una drastica riduzione del nostro consumo digitale. Ciò riguarda la nostra salute fisica e mentale, il nostro libero arbitrio e la nostra capacità di discernimento – sempre più ridotti – così come il destino del nostro pianeta già malato.

C’è ancora tempo per tessere legami senza il filtro degli algoritmi e per reimparare l’autonomia umana. Si tratta di difendere le nostre libertà: difendere la nostra privacy, la protezione sociale, la salute, la qualità della vita e il riconoscimento delle minoranze. È anche un appello a riscattare la nostra immaginazione.

È tempo di completare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Rifiutiamo l’obbligo di essere connessi e la digitalizzazione della nostra vita sociale. Ci connetteremo quando e se, NOI, I CITTADINI, decideremo consapevolmente di farlo. In gioco vi sono lo spirito stesso della democrazia, il futuro delle nostre civiltà, e i valori di un nuovo umanesimo esteso a tutti gli esseri viventi.

Richiediamo l’istituzione di un DIRITTO UNIVERSALE E COSTITUZIONALE A ESSERE OFFLINE O ALLA DISCONNESSIONE».

QUI per aderire 

 

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