È forte lo smarrimento di molte persone che si trovano di fronte a una società consumistica che di umano e naturale non ha più nulla, stretta come è fra l’artificiale inteso sia in fatto di relazioni che di assenza di natura. Ma visto che non siamo ancora degli automi, come vorrebbero farci diventare i miliardari americani pazzi, tanti cercano delle soluzioni per ritrovare una vicinanza con la natura e relazioni autentiche. Purtroppo il mercato, che si è incarnato in parecchie persone, fa sì che si vendano ipotetiche soluzioni piuttosto che proporre sistemi realmente alternativi.
Ecco quindi ad esempio l’offerta della vita in solitudine, spacciata come panacea di ogni male, perchè il mondo è pessimo, gli altri sono cattivi e allora mandiamoli a quel paese rifugiandoci in qualche posto sperduto. E così ci si porta dietro gli stessi problemi che si avevano in città o da dove si proveniva, pensando che l’allontanamento da tutti sia finalmente il paradiso. Mai illusione fu più grande, considerato che la socialità da sempre è nel nostro Dna e gli asceti o gli eremiti storicamente sono rarissimi. Come si farà poi quando si avrà bisogno o si sarà anziani? È un mistero che risolveranno solo i soldi, per chi se lo potrà permettere; quei pochi pagheranno qualcuno che andrà a dare loro una mano. Invece di guardare a se stessi e magari cambiare anche interiormente, si preferisce pensare che il problema siano gli altri e questo è dimostrato anche dal fatto che molti moderni eremiti spesso dichiarano che solo gli animali li capiscono e li amano davvero. Il che la dice lunga sul fatto che forse le persone di cui avrebbero bisogno dovrebbero essere come dei cagnolini obbedienti e in caso contrario allora non vanno bene.
All’opposto di questa scelta, che ricalca esattamente le logiche individualiste da cui si fugge, ci sono le varie progettualità comuni con condivisioni più o meno forti. Ma per persone che magari hanno vissuto in luoghi artificiali cittadini e che spesso non abitavano nemmeno con un partner è illusorio pensare di inserirsi in contesti diversi di condivisione senza che si verifichino conseguenze negative o problemi. È come, da cittadini, andare a vivere in campagna con l’idea che sia tanto bello e romantico ma non prepararsi per niente a quello che significa e quindi finire per imprecare dicendo che la terra è bassa, ci sono gli insetti, non c’è un bar vicino e simili fesserie che portano poi all’opposto, cioè che il problema sia la campagna e non la propria impreparazione, superficialità o “ingenuità” (per non dire altro). Ogni forzatura, ogni scelta fatta superficialmente o per rigetto, comporta problemi e quasi mai li risolve, anzi ne può portare anche di più gravi; non è raro trovare progettualità di condivisione dove si finisce in tribunale o con gravi litigi e ferite molto difficili da rimarginare. Chi uscirà da quelle esperienze ne può essere devastato e con l’idea che fare le cose con gli altri sia impossibile e perciò essere ulteriormente avvelenato con il mondo. Il risultato di questo rigetto a volte si traduce nel rituffarsi nella realtà individualista e competitiva; infatti non sono pochi i casi di manager assetati di soldi o sfruttatori seriali che provengono dallo sfacelo di realtà fintamente alternative. Una soluzione a questi estremi può essere la proposta di ecovicinato, frutto di esperienza pratica pluriennale, confronto, lavori in gruppo, studio e analisi che certo non si può ridurre alla frequentazione sporadica di questo o quel posto o alla formulazione di ricette banali. Se si vogliono fare cambiamenti reali e prendere sul serio se stessi e gli altri, bisogna impegnarsi per davvero e soprattutto non propagandare soluzioni che non lo sono affatto, creando pure l’illusione in tante persone che poi andranno inevitabilmente a sbatterci il muso. Inoltre la proposta di ecovicinato, che è alla portata di tutti e non scaturisce dalla logica del profitto, significa ritrovare il senso della comunità, del reciproco aiuto, salvaguardando tempi e spazi di ognuno. Senza forzature ideologiche, improbabili visioni di mondi o ere irrealistiche e finte, nelle quali siamo tutti amici, fratelli e sorelle solo sotto l’effetto di alcol, droghe varie o misticismi da cabaret. Le persone, senza bisogno di finzioni o riti particolari, si sono da sempre date una mano e hanno ricercato la collaborazione paritaria. Farlo nuovamente in questi tempi difficili è possibile più di quanto si pensi. Ci sono le competenze, le capacità, le risorse, le strutture e i luoghi, laddove l’Italia è ovunque abbandonata e strapiena di posti meravigliosi e ricchissimi che non aspettano altro che di essere riportati a nuova vita.
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Corso Cambiare vita e lavoro si può, che si terrà il 7 giugno 2026 in provincia di Feltre.
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Venerdì 19 giugno alle ore 17.00 presso il Centro dei congressi a Casole d’Elsa (Siena) Via Casolani 32 presentazione del libro Ecovicinato con l’autore Paolo Ermani