«La “lista positiva” di sei specie animali appartenenti alle specie esotica stilata poco più di tre anni fa dal Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Ambiente è stata incredibilmente “allungata” di ben 65 specie, per un totale di 71 specie che ora possono così essere prelevate direttamente in natura, commercializzate e detenute nelle case degli italiani»: lo denuncia l'associazione animalista Lav. «La richiesta di aggiungere queste specie alle 6 già previste è stata fatta dall’AIPA, l’Associazione italiana piccoli animali, che rappresenta gli operatori del settore acquariologia, quindi coloro che hanno tutto l’interesse a poter vendere e far vendere quanti più pesci possibile, meglio se esotici e particolari - spiega Lav - L’ISPRA, come si può leggere nel Decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ha purtroppo dato parere favorevole all’introduzione di 65 nuove specie tra quelle proposte. Unico diniego è stato dato solo per 6 specie perchè a rischio estinzione ai sensi dei criteri della “Lista Rossa UICN”e per altre 3 per rischi alla salute umana, e nonostante questi criteri di impossibilità al commercio, l’AIPA ne aveva comunque chiesto l'inserimento, in barba alla tutela delle specie e della tutela della salute umana».
«Tra le 71 specie presenti nella nuova lista positiva, tuttavia, vi sono specie come il Pesce ventosa che viene dalle acque dolci dell’Asia e il Mosquito rasbora che viene dalle acque dolci dell’Indonesia che hanno già il potenziale per diventare vulnerabili. Invece di lasciarli liberi a casa loro, è stato ben deciso che potranno essere catturati in natura, commercializzati e detenuti in casa, così da avere la sicurezza di renderli certamente, sul lungo periodo, in pericolo» ha dichiarato Margherita Martinelli, area animali esotici LAV.
«Non sorprende che la maggior parte delle specie inserite nella nuova lista sia già oggetto di commercio nel mercato dell’acquariologia, un settore che in Italia movimenta volumi tutt’altro che marginali: i dati del World Integrated Trade Solution mostrano che nel 2022 l’Italia ha importato circa 319 tonnellate di pesci ornamentali vivi, mentre nel 2023 le importazioni sono salite a oltre 418 tonnellate, confermando una crescita significativa del settore in termini di volume fisico - prosegue l'associazione - In termini quantitativi, l’estensione della lista positiva da 6 a 71 specie incide direttamente sulla dimensione potenziale del fenomeno. Sebbene le statistiche commerciali siano espresse in peso e non consentono di ricavare direttamente il numero di animali coinvolti, anche adottando ipotesi estremamente conservative, l’ordine di grandezza rimane comunque nell’ambito di milioni di animali l’anno. Questo dato evidenzia come il commercio di pesci ornamentali rappresenti un fenomeno di ampia scala, rispetto al quale le scelte normative hanno un impatto potenzialmente rilevante sia sul piano ambientale che sul benessere animale e conferma come la spinta principale alla modifica normativa sembri rispondere più a esigenze economiche del settore che a una reale valutazione dei bisogni di tutela animale e ambientale. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una politica del Governo che privilegia gli interessi economici rispetto a una visione realmente orientata alla tutela della biodiversità, della salute pubblica e del benessere animale. Un passo indietro rispetto alla tutela degli animali».
«La “lista positiva” nasce infatti come uno strumento restrittivo, pensato per stabilire quali specie selvatiche o esotiche possano essere eccezionalmente importate e detenute perché compatibili con la convivenza con l’uomo e prive di rischi per la biodiversità e per la salute pubblica - aggiunge Lav - Lo stesso impianto normativo prevede però anche l’emanazione di una seconda lista, la cosiddetta “lista negativa”, che dovrebbe individuare le specie non detenibili, sia allevate che provenienti dall’ambiente naturale, in quanto considerate pericolose per la salute e l’incolumità pubblica. A quasi tre anni dall’entrata in vigore della legge 135 del 2022, tale lista negativa non è ancora stata emanata dal Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, nonostante rappresenti uno strumento centrale per la prevenzione dei rischi ambientali e sanitari. In questo contesto, appare significativo che la priorità istituzionale sia stata invece la modifica di un decreto che amplia il numero di specie prelevabili in natura e immesse nel circuito commerciale. Oltre alla sofferenza individuale inflitta agli animali che spesso vanno incontro a morte proprio nelle fasi di cattura e di trasporto per via di stress ed esposizione a condizioni non idonee (per alcune specie si stima fino all’80% della mortalità), costretti a una vita in cattività dopo essere stati sottratti ai propri ecosistemi, esiste anche un rischio sistemico spesso sottovalutato. Sebbene la valutazione condotta dall’ISPRA si basi su criteri quali il potenziale impatto sulla biodiversità e la possibilità di riproduzione in ambienti naturali diversi da quelli di origine, il cambiamento climatico potrebbe rendere nel medio-lungo periodo alcune di queste specie sempre più idonee a sopravvivere e diffondersi nei mari italiani, aumentando la probabilità di fenomeni di invasione biologica oggi considerati improbabili».




