Legambiente: «Minacciato il 20% delle specie vegetali medicinali»

Legambiente ha lanciato un allarme supportato dai dati dell'ultimo rapporto sulle specie vegetali medicinali: il 20% è a rischio per la perdita degli habitat, per la raccolta eccessiva e per le attività antropiche.

Legambiente: «Minacciato il 20% delle specie vegetali medicinali»

Provate a immaginare l’Italia senza il profumo del rosmarino, senza i fiori di arnica sulle Alpi o l’aroma inconfondibile della liquirizia.

Molte piante medicinali e aromatiche che fanno parte della nostra natura e cultura sono oggi sempre più a rischio. Arnica, calendula, lavanda, genziana, tarassaco, salvia e rosmarino – solo per citarne alcune – sono minacciate da crisi climatica, perdita e frammentazione degli habitat, raccolta eccessiva in natura e dal commercio illegale.

A incidere sono, tra le altre cose, «la raccolta eccessiva in natura e il commercio non regolamentato, che rappresentano minacce significative per le piante officinali e aromatiche in Italia, con oltre il 20% delle specie vegetali medicinali globali a rischio secondo IUCN, e impatti simili in Europa» spiega Legambiente.

«La raccolta non regolamentata è responsabile del 48% dei declini nelle specie europee medicinali, spesso per parti distruttive come radici. In Italia, ciò colpisce popolazioni selvatiche lente a rigenerarsi, con stime di 1.280-9.000 specie globali a rischio, inclusi usi per erboristeria e cosmetici - prosegue l'associazione - Tra le specie più a rischio ci sono il ginepro, la liquirizia, la valeriana, l'arnica montana e l'iperico. Le regioni più esposte sono al sud Calabria, Sicilia, Puglia, su Alpi e Appennini Piemonte ed Emilia-Romagna.

«Le regioni monitorano con quote, ma manca un censimento nazionale - prosegue Legambiente - Occorrono una pianificazione integrata e un miglioramento gestionale tecnico e amministrativo che permetta di definire obiettivi chiari di ripristino degli ecosistemi degradati, di tutelare gli habitat e rafforzare le popolazioni di specie minacciate. I territori protetti diventano in questo modo i principali soggetti attivi nel percorso di transizione ecologica, funzionando come presidi dinamici che integrano le attività umane con la tutela della natura. La tutela del capitale naturale è una condizione essenziale per rafforzare i servizi ecosistemici e affrontare in modo efficace la crisi climatica. Migliorare entro il 2030 lo stato di conservazione di specie e habitat, significa aumentare la capacità degli eco- sistemi di fornire benefici concreti alle comunità locali, come regolazione del clima, protezione del suolo, risorse alimentari e benessere sociale. Per sostenere l’economia della natura è necessaria una chiara definizione delle priorità di conservazione (PAF) e l’integrazione della biodiversità nella programmazione dei fondi europei».

Legambiente sollecita anche l'attuazione di «una gestione integrata dello spazio marino costiero, degli ecosistemi acquatici e delle zone umide, migliorando l’implementazione e l’applicazione delle norme ambientali a livello nazionale e internazionale» e l'applicazione di «misure di ripristino della natura e di protezione della biodiversità marina, nonché obiettivi e misure di adattamento al clima e di resilienza, oltre all'introduzione di divieti per la pesca a strascico di fondo nelle aree con habitat vulnerabili e promuovere l’adozione di attrezzi più selettivi e sostenibili».

 

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