Quando nel 2019 uscì la prima guida ai 100 lavori green di Tessa Gelisio e Marco Gisotti per Edizioni Ambiente, già da molti anni affermavamo che l’occupazione nei settori della tutela ambientale e quindi delle persone, fosse un campo occupazionale enorme. Solo il potere delle lobby dei combustibili fossili, nucleari e inquinatori assortiti, con i loro complici politici, non hanno reso possibile agire in questa direzione. Del resto è evidente che l’Italia ha un eccezionale potenziale, se si considerano i settori delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e idrico, della bioedilizia, della tutela del territorio, del recupero, riuso e riciclo risorse, dell’ecoturismo, bioagricoltura, ecc. Milioni di posti di lavoro che non solo riassorbirebbero tutta la disoccupazione ma che darebbero la possibilità di cambiare a tante persone che oggi fanno un lavoro che non amano, inutile e dannoso per se stessi, gli altri e l’ambiente. E questo sarebbe tanto più fattibile e sano, anche per fermare le follie belliciste che stanno facendo virare le occupazioni nel tragico e suicida settore degli armamenti.
La prima guida ai lavori green metteva su carta con dati, riferimenti ed esempi quello che l’associazione APS PAEA aveva già dimostrato sul campo e cioè che nella tutela ambientale si può lavorare eccome. Recentemente è uscita la nuova guida ai lavori green degli stessi autori e casa editrice, che arricchisce di nuove professioni i campi di intervento. Inoltre poi negli ultimi anni, nonostante l’enorme pressione contraria delle lobby dei combustibili fossili, nucleari e la loro propaganda prezzolata del negazionismo climatico, è sempre più evidente quanto sia conveniente, sensato e utile dirigersi verso la cosiddetta transizione ecologica. Anzi, è vitale andare in questa direzione, a meno che non si voglia finire arrostiti dal clima o da qualche centrale nucleare che ci esplode dietro casa. La guida è piena di spunti, informazioni e indirizzi utili che rendono ancora più semplice e fattibile la scelta. Il paradosso che emerge è quello per il quale i posti di lavoro green vengono sempre più ricercati ma mancano i lavoratori. Basti pensare anche solo al settore delle persone che installano sistemi di isolamento termico o serramenti e finestre performanti, che ha grande carenza di manodopera. Visto che l’Italia è tutta da riqualificare energeticamente, ci si rende facilmente conto del potenziale anche solo nel settore edile. Il libro quindi è un ottimo strumento per chiunque voglia orientarsi nella ricerca di lavori green.
Vogliamo però sottolineare un paio di suggerimenti che potrebbero essere utili agli autori per le prossime edizioni. Nel libro si parla più volte di crescita economica come obiettivo da percorrere ma ormai è risaputo che crescita e green fanno letteralmente a pugni, è un ossimoro e contraddizione lampante. E’ infatti ovvio che non può esserci nessuna crescita infinita in un mondo dalle risorse finite, nemmeno se la si tinge di verde, la si chiama sostenibile o altri modi di greenwashing per cercare di eludere l’evidenza. Inoltre è proprio la crescita che ci sta regalando valanghe di rifiuti, inquinamento e ogni altra sciagura ambientale. Del resto la stessa casa editrice Edizioni Ambiente annovera ottimi libri da questo punto di vista come Prosperità senza crescita di Tim Jackson o L’economia della ciambella di Kate Raworth. Nel 2026, a maggior ragione per chi si occupa di ambiente, continuare a parlare di crescita economica è alquanto anacronistico e decisamente poco credibile. Un altro aspetto che si ricollega a quello della impossibile crescita verde, è l’intelligenza artificiale che viene inserita dagli autori della guida come una opportunità da cogliere e da inserire nei vari settori e specializzazioni green. Anche in questo caso si tratta di un ossimoro, una contraddizione in termini, infatti l’intelligenza artificiale oltre ai gravi problemi etici che comporta, da un punto di vista ambientale è una catastrofe. I data center che si diffondono stanno avendo consumi energetici altissimi, tanto che le varie multinazionali cosiddette “Big tech” prevedono di costruire centrali nucleari presso i data center, proprio per alimentare l’esponenziale e voracissima crescita dell’intelligenza artificiale. Dal punto di vista poi dei consumi di acqua, siamo alla concorrenza fra consumi umani e agricoli e data center. Consumi ancora più grandi dovuti all’intelligenza artificiale. In un mondo che va verso il surriscaldamento climatico ed enormi problemi di approvvigionamento idrico, con il nostro paese fra i più a rischio di desertificazione, inserire l’intelligenza artificiale fra le opzione green è decisamente contraddittorio. Si possono avere lavori green, prosperità e abbondanza, senza crescite impossibili e senza sfruttamento indiscriminato di tutte le risorse esistenti. Anzi si possono avere molti più lavori e opportunità proprio se non si guarda a soluzioni contro le persone e l’ambiente.
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