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Ciao a tutti e Buon Anno! Quale momento migliore per pensare al Cambiamento? Sono Ferruccio, 50 anni appena fatti, ho intenzione di spostarmi dalla costa veneta alle colline/montagne del Veneto o dell’Appennino romagnolo (ma sono disposto a valutare altri luoghi). I motivi sono vari e derivano fondamentalmente dalla consapevolezza dei mutamenti profondi che probabilmente ci troveremo a vivere nei prossimi anni a causa della sistematica distruzione del pianeta da parte di homo (in)sapiens. Provo a spiegarli, mi scuso della prolissità, ma le tematiche sono complesse e ringrazio in anticipo chi leggerà. Secondo una mole cospicua di studi scientifici, che non lascia scampo alle responsabilità umane, ci troveremo a vivere nel volgere di pochi anni in un clima via via più ostile (si prevedono temperature stabilmente sopra i 45 °C d'estate in pianura padana, siccità, fenomeni metereologici sempre più violenti, ecc). In realtà tutto questo è già iniziato e sta accelerando visto che continuiamo a immettere grandi quantità di CO2 in atmosfera, in barba all'accordi di Parigi e ai solenni impregni dei governi, e ciò è risaputo da almeno 40 anni quando il primo allarme fu suonato dall'Accademia delle Scienze Americana nel 1978! E se anche fermassimo totalmente le emissioni domani, cosa impossibile, la traiettoria che stiamo seguendo ci porta verso un aumento medio di 2 °C entro breve (10/20 anni) il che significare superare delle ideali soglie di non ritorno. C'è anche un altro problema, poco considerato forse e meno intuitivo, che ci attende dietro l'angolo: la riduzione della quantità di energia netta a disposizione dell'intero sistema economico-industriale. In sostanza abbiamo fondato tutta la nostra attuale civiltà sui combustibili fossili, petrolio in particolare che è la madre di tutte le materie prime. Queste sono risorse limitate. Poiché abbiamo estratto la maggior parte di ciò che è più facile da tirar fuori che ha quindi un basso dispendio energetico (e quindi economico), ora rimane quello più difficile, sempre più costoso da in termini energetici e di soldi. Anche qua, come nel clima, comandano le leggi della fisica, in particolare la termodinamica. Ciò significa che nei prossimi anni l'energia per sostenere l'enorme apparato economico-produttivo - ma anche lo stato sociale - sarà sempre meno. Non si potrà continuare sulla strada illusoria (e distruttiva) della crescita con tutte le conseguenze però sul lavoro, economia, pil e sul piano sociale (basta vedere quello che succede ora negli USA, dove si re-agisce di pancia alla riduzione dell’energia procapite disponibile, il tutto ovviamente intriso di ideologia, caccia alle streghe ecc, senza la comprensione della natura vera dei problemi). Cambieranno molte cose! Ritengo che bisogna fare uno sforzo di immaginazione e pensare a come potranno essere l'Italia, le città, il pianeta nei prossimi decenni e prepararsi. La mia idea, non certo nuova, è dar vita a piccole comunità, resilienti, autosufficiente, in piena sintonia con la natura, che abbiano però colto queste enormi sfide e siano in grado di adattarsi ai rapidi cambiamenti futuri, cercando di evitare di pensare che le cose rimangano come sono ora. Si tratta di trovare delle abitazioni abbandonate in qualche corte/contrada/frazione/borgo sulle colline o montagne, a buone altitudini che consentano di passare meglio le roventi estati e che avranno inverni più miti rispetto a oggi. Si tratta di sfruttare ora una opportunità, a mio parere unica e non ripetibile, data dai tanti incentivi che permettono di ristrutturare in chiave antisismica e energetica gli edifici, secondo i concetti più avanzati della bioedilizia, in modo da renderli confortevoli e a basso o bassissimo consumo sia in inverno che in estate e dotarli di quanto oggi è possibile per l’autoproduzione di energia elettrica. Su questo investirò i miei (pochi) risparmi. Ognuno con la propria abitazione, ma in una sorta di moderna tribù solidale. Ci sono molti ruderi, casali, case libere con ampie diponibilità di terreni da coltivare (con metodi naturali) in vendita. E’ possibile abbatterli e ricostruirli grazie agli incentivi e evitare il consumo di suolo. E’ importante valutare anche le rischiosità idrogeologiche poiché le precipitazioni sempre più intense esporranno a rischio di frane, porzioni ampie di territori, dove prima la frequenza di tali eventi era molto bassa o nulla. Sono ben felice se qualcuno mi contatta anche solo per approfondire queste tematiche, magari incontrarsi (quando sarà possibile), condividere obiettivi e scelte e poi agire di conseguenza. La finestra temporale è stretta, al massimo un paio di anni, dopodiché sarà molto molto più difficile. Questa è la mia email ferrucciosw@virgilio.it

FERRUCCIO

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