2011, l'Unione Europea rilancia il volontariato

In scadenza i bandi europei che finanziano progetti di associazioni no profit per favorire l'integrazione europea e il dialogo interculturale. L'Unione Europea rilancia il volontariato e ne incoraggia le attività, ma l'evento dovrebbe far riflettere soprattutto sulla complessità di questa realtà, che non risponde a parametri univocamente determinati.

2011, l'Unione Europea rilancia il volontariato
Nel 2010 il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la proposta della Commissione europea di dichiarare il 2011 Anno europeo delle Attività Volontarie che promuovono la Cittadinanza Attiva (EYV 2011). Per l'occasione sono stati stanziati 11 milioni di euro per la preparazione e la realizzazione di iniziative e progetti che dovranno aver luogo in questi mesi in tutta Europa. Nel 2011 verrà, infatti, celebrato anche il 10° anniversario dell'Anno Internazionale del Volontariato delle Nazioni Unite, che a partire dal 2001 hanno manifestato l'interesse a restituire enfasi e valore alle attività di volontariato. In Italia questa celebrazione è stata inaugurata il 13 dicembre 2010, in occasione della chiusura dell'Anno europeo della lotta alla povertà, nell'ottica di una continuità fra le due iniziative. Intanto, il 24 Febbraio si è insediato presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l'Osservatorio Nazionale per il Volontariato, che dal 2 gennaio 2011 è stato rinnovato nella sua composizione. L'Osservatorio, spiega una nota del ministero, istituito in base all'articolo 12 della 'Legge-quadro sul volontariato' (Legge 266 del 1991), è presieduto dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi ed è composto da dieci rappresentanti delle organizzazioni e delle federazioni di volontariato operanti in almeno sei regioni, da due esperti e da tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Quest'organismo parteciperà all'organizzazione delle attività promosse dall'EYV sotto la responsabilità e la supervisione del Ministero. Il programma dell'EYV intende incoraggiare i cittadini dell'Unione ad impegnarsi attivamente nel favorire i processi di integrazione culturale, sviluppare il senso di identità europea e migliorare il dialogo reciproco. Le priorità consistono, perciò, nel “promuovere il futuro dell'Unione nei suoi valori basilari” attraverso il dialogo interculturale, l'occupazione, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile, così da infondere consapevolezza dell'impatto sociale delle politiche europee. In concreto, l'EYV valorizza i progetti capaci di costruire forme positive di interazione e scambio di buone pratiche fra i cittadini di diversi Paesi, come mostra la guida ai progetti, per alcuni dei quali è ancora aperta, per le associazioni no profit interessate a partecipare, la call for proposals. Si tratta di progetti che puntano, in massima parte, a ripensare la cittadinanza in termini adeguati al nuovo contesto europeo, a riscoprire il valore della democrazia e rilanciare l'educazione alla pace ed alla non violenza. In parte, il monito a ricondurre le diverse attività di volontariato al principio dell'identità europea produce uno scarso approfondimento del significato del volontariato, realtà complessa e variegata, entro cui si iscrivono anche le iniziative in difesa dell'ambiente e dell'ecosistema, così come i progetti per la formazione di un'economia solidale, i quali, però, sembrano trovare scarso posto negli articolati panels dell'EYV. È pur vero, però, come ricordano gli ideatori della celebrazione, che più di 100 milioni di europei sono impegnati in attività di volontariato e vivono quest'esperienza gratuitamente e con passione. In particolare in Italia, secondo l'indagine FIVOL (Fondazione Italiana del Volontariato) del 2006, vi sono oltre un milione di volontari attivi in svariate organizzazioni, che sempre più spesso nascono da iniziative di gruppi di cittadini privi di precisa matrice ideologica, animati dal desiderio di lavorare nel sociale per rispondere ai bisogni di specifiche realtà. Questo segna una differenza dalle forme tradizionali di volontariato, frutto di affiliazioni locali di organi nazionali o di iniziative ecclesiali, ma, al tempo stesso, introduce problemi estremamente rilevanti, come quello del rapporto dei volontari con le istituzioni e dell'impossibilità di delegare alle associazioni i compiti che sono prerogative dello Stato sociale. La necessità di riconoscere i soggetti coinvolti nelle iniziative di volontariato, così come l'esigenza di procurare un'infrastruttura comune, adeguata ai costi dei progetti ed alla creazione di nuove sinergie, sono motivi che dovrebbero davvero aprire una nuova riflessione sul volontariato, guardando alla molteplicità di aspetti che esso incarna e soprattutto al suo rapporto, non scontato né sempre agevole, con le istituzioni.

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