Ai giovani: per studiare e lavorare c'è sempre tempo, per vivere no

I giovani oggi? Sembra che abbiano più libertà di un tempo ma nei fatti famiglia e società giocano un ruolo nel determinare le loro scelte.

Ai giovani: per studiare e lavorare c'è sempre tempo, per vivere no

Nonostante siamo nel 2026, le libertà non sono molto tutelate, né da un punto di vista più ampio come diritto inalienabile, né da quello più ristretto come quello personale. Nel caso dei giovani, sembra che abbiano più libertà di un tempo ma nei fatti famiglia e società giocano un ruolo nel determinare le loro scelte.

Finita la scuola superiore, la pressione, più o meno palese, per fare questo o quello, è molto forte e viene da una società che bombarda 24 ore al giorno sulla assoluta e unica importanza dei soldi, che si unisce a quella della famiglia che vuole vedere “sistemati” i figli.  Per sistemati si intende un lavoro che dia loro un buon stipendio, che permetta di fare carriera, se poi il lavoro è statale allora la vincita alla lotteria è garantita. Che poi questo significhi spesso una vita infelice, interessa poco sia alla società del consumismo, che si alimenta proprio di persone infelici, sia alla famiglia che troppe domande e problemi non se ne vuole fare. Peccato che in tutto questo la volontà e l’aspirazione del giovane spesso contano poco o niente perchè il condizionamento inizia assai presto. Infatti le aspirazioni vengono già parecchio tarpate dalla scuola dell’obbligo e superiore, dove si insegnano tante teorie che verranno presto dimenticate.

Il giovane uscito da queste scuole è una specie di "disabile" che non sa fare praticamente nulla di utile per sé e per gli altri. Nessuna conoscenza base di salute e del proprio corpo, nessuna nozione su come coltivare, su come funzionano e si riparano attrezzature tecnologiche che si usano costantemente. Nessuna nozione sugli alimenti, sulla fondamentale economia domestica, cucire, cucinare, niente su falegnameria, idraulica e meccanica di base, poco o niente su musica, arte, teatro, meno che mai su facilitazione e comunicazione non violenta. Nessuna nozione base di risparmio idrico ed energetico. Avendo quindi conosciuto solo la realtà teorica dei libri e subendo i condizionamenti di cui sopra, spesso i giovani finiscono per scegliere le strade più semplici o comunque quelle indicate da altri che ritengono di sapere cosa sia il meglio per loro. Così se si pensa di fare in prospettiva qualche attività più remunerativa, almeno in teoria, si proseguono gli studi, quasi mai dettati dalla passione e quasi sempre da quello che potrebbe dare maggiori entrate e lavoro. Studi che magari vanno pure a singhiozzo e quindi si rimane parcheggiati nelle università per svariati anni, in attesa di una laurea che, poi ci si accorgerà, nella grande maggioranza dei casi non serve nemmeno granchè a trovare lavoro. Oppure finita la scuola superiore, si cerca un lavoro, non importa quale. Va da sé che non avendo competenze ed esperienza, si diventa subito preda dell’enorme mondo dello sfruttamento lavorativo che, senza i giovani che vogliono guadagnare qualcosa e gli immigrati, crollerebbe in pochi minuti.

La domanda che sorge spontanea è: ma non esistono alternative? Possibile che sia una rarità, un sogno non essere preda delle pressioni della società del consumismo, delle aspettative e dei cattivi consigli di altri che spesso a loro volta hanno subito lo stesso trattamento? Perchè tutta questa fretta di farsi sfruttare o di perdere altro tempo, soldi, energie parcheggiati nelle università? Chi lo ha detto che non si possa anche vivere, prima di fare le scelte che si pensa erroneamente siano obbligate?
Perchè non guardarsi un po’ attorno, non vedere altre culture, scoprire altre idee, modi di vivere e quindi allargare la propria visione senza farsi prendere da nessuna fretta che da sempre è cattiva consigliera? Sopratutto nei paesi del nord Europa, dove la famiglia mediamente è meno pressante, tanti giovani girano un po’ il mondo prima di prendere decisioni sul loro futuro.
E che dire di alcuni italiani che sono diventati anche famosi solo perché, invece di sottostare a quello che fanno tutti, hanno deciso di viaggiare e da lì hanno scoperto un mondo nel vero senso della parola, descrivendolo nei loro libri e con ciò intercettando i sogni di molti giovani (e non) che invece hanno scelto la paura, la normalità. Persone che non hanno nemmeno qualità particolari ma, per il solo fatto di aver percorso una strada diversa e averlo raccontato, sono diventate degli “eroi”.
Ai giovani dico che per studiare e lavorare c’è sempre tempo, per vivere no. Ormai di possibilità per girare e anche lavorare un po’, ma senza farne l’obiettivo principale, ce ne sono tantissime. Si pensi alle numerose realtà internazionali di lavoro (normalmente metà giornata) a cambio di vitto e alloggio che sono alla portata di tutti, in realtà agricole biologiche, sociali, di aiuto in paesi in difficoltà. Senza dover per forza avere tanti soldi, si può viaggiare a basso costo e anche senza particolari obblighi perché, in caso il posto in questione non piaccia o ci si trovi male, si può andare via e trovare un altro posto.
Progetti, realtà “alternative” che hanno creato qualcosa di diverso e funzionate, rispetto a quello che “vuole” la società dell’omologazione, ce ne sono sempre di più e ovunque e con internet ormai è facilissimo trovarle.
Quindi si viaggia, si conoscono persone interessanti, si imparano normalmente mestieri utili, interessanti e importanti e non si ha un impatto con il mondo del lavoro troppo traumatico. Nel frattempo ci si inizia anche a fare un'idea di quello che piace, di quali possano essere le proprie aspirazioni, senza stress, ansie di prestazione o senza dover compiacere queste o quelle aspettative. Poi andare anche un po’ lontano dal nido domestico non può che fare bene al giovane e alla giovane italica, fin troppo protetti e riveriti.
C’è tutto un mondo là fuori che aspetta di essere scoperto e non vale proprio la pena buttare questa opportunità per chiudersi in qualche edificio per il resto della propria vita fotocopia e magari scoprire a cinquanta o sessant'anni, di aver fatto un madornale errore.
 

Foto: Jaroslav Filo su Pexels

 

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