Allevamenti bioetici: prove di sostenibilità

Parlare di allevamenti etici sembra una contraddizione in termini. Come può, infatti, lo sfruttamento di animali “da carne”, essere etico? Abbiamo provato a scoprirlo andando a vedere di persona l'azienda agricola Boccea di Anna Federici, che si trova alle porte di Roma e si estende per 240 ettari tra pascoli, boschi e uliveti.

Allevamenti bioetici: prove di sostenibilità

Se si fa appello, come si legge nei libri dedicati all'argomento*, al rispetto delle loro esigenze o alla loro capacità di instaurare legami profondi, le domande si pongono con ancora più forza: qual è la primissima esigenza dell'animale se non quella di vivere? L'affermazione di considerare gli animali come capaci di creare legami profondi, stride violentemente con la convinzione di essere nel diritto di allevarli per mangiarli. La profonda consapevolezza e il desiderio di conoscere la psicologia e la fisiologia dell'animale per rispettarlo e per stimolare in lui una risposta di fiducia nei confronti dell'uomo che lo alleva, non ci assolve affatto ma anzi, e proprio per questo, basa l'allevamento etico sul tradimento di quello stesso rapporto di fiducia. Gli animali sono considerati come merce, lo sappiamo, e per quanto un allevamento etico cerchi di occuparsi al massimo del loro benessere, non è sempre facile distinguere quanto viene fatto per autentico interesse dell'animale e quanto per tornaconto economico.

L'animale che muore nella sofferenza e nella paura produce scariche di adrenalina che, in fondo, finiscono per rovinarne la carne, producendo, di conseguenza, un danno a noi. Quindi, per quale motivo si rende un animale meno stressato e lo si fa vivere in condizioni migliori? Che cosa significa esattamente la parola “etico”? Etico per l'animale o etico per noi e per il nostro consumo?

Sarebbe troppo facile, tuttavia, giudicare negativamente gli allevamenti di questo tipo. Si tratta di luoghi in cui gli animali vivono in condizioni eccellenti, hanno a disposizione spazi sconfinati, relazioni con i simili, buon cibo naturale e sano. Se ci facciamo guidare da due principi essenziali: la necessità o meno di mangiare carne e la qualità di vita degli animali che alleviamo, l'allevamento etico risponde e soddisfa pienamente il secondo principio. Rimane il problema etico, certo, che non si risolve affatto ma, al contrario, pone questioni sempre più stringenti. I primi a doversi porre queste questioni, però, non sono certo gli allevatori. La prima e sola responsabilità è dei consumatori che continuano a chiedere carne (anche quella tenera dei cuccioli), latte o formaggi in quantità esagerate e senza minimamente porsi (se non in parte) il problema della necessità o delle condizioni di vita degli animali. Questo non fa che alimentare il mercato e rendere indispensabile l'esistenza degli allevamenti stessi.

Se si è consapevoli che il mondo non cambierà direzione domani mattina ma che ci vorranno anni di lavoro di informazione e sensibilizzazione al problema, allora le realtà di questo tipo possono rappresentare una proposta concreta e un primo passo valido e serio verso una maggiore consapevolezza su quella strada.

L'allevamento etico e azienda agricola Boccea di Anna Federici si trova alle porte di Roma e si estende per 240 ettari tra pascoli, boschi e uliveti. Al momento sono presenti 230 animali in tutto, di cui 95 fattrici. Visitando il centro si passa per i pascoli a perdita d'occhio che ospitano animali allevati in libertà con enormi spazi a disposizione. Si vedono in lontananza gruppi di madri con i loro piccoli negli spazi d'ombra sotto il sole di luglio. Gli animali sono molto sereni, anche quelli che ho avuto la possibilità di vedere nella fase di finissaggio, con spazi all'aperto ben esposti, con sole e ombra a disposizione, liberi, tranquilli, sani. Si può vedere lo spazio in cui vengono sistemate le mucche in attesa di partorire, sempre in modo naturale. Nel suo allevamento non vengono usati metodi coercitivi di alcun tipo per indurre l'animale a spostarsi, ad essere pesato o condotto in altri pascoli. Anna ci guida nella sua azienda e ci racconta come è nato il suo allevamento.

Che cos'è un allevamento etico?

Un allevamento in cui il benessere dell'animale è fondamentale. Ci sono dei criteri specifici che devono essere osservati in questo senso: se possibile il 100% (noi oggi produciamo il 100% dei foraggi e il 50 per cento delle granaglie) dell'alimentazione deve essere prodotto in azienda e da agricoltura biologica; le cure e i farmaci devono essere più possibile naturali, gli spazi e le strutture adeguati. Deve essere inoltre assicurato il rispetto dei comportamenti specie-specifici degli animali, un'alimentazione corretta e un allevamento a ciclo chiuso in cui l'animale possa trascorrere tutta la sua vita, il trasporto deve essere effettuato in condizioni idonee e il macello a km zero. Fare in modo che si instauri una relazione di fiducia tra uomo e animale è fondamentale. Un allevamento etico significa attenzione al benessere degli animali, sostenibilità ambientale e qualità del prodotto.

Come ha iniziato e quando?

Dal 2011 l'allevamento è così come lo si vede adesso. L'azienda appartiene alla mia famiglia e l'ho presa in mano nel 2002. Da quel momento ho fatto molti tentativi per arrivare a questo risultato. Prima me ne occupavo ma in maniera minore.

Quali sono state le difficoltà maggiori?

La difficoltà iniziale per me, quando ho preso in mano l'azienda, è stata proprio trovare le persone che mi aiutassero. Gli agronomi e i veterinari hanno, di solito, un'impostazione scientifica e universitaria ed era molto difficile far loro capire che cosa volevo fare: un allevamento in cui venissero rispettate le esigenze degli animali. I bovini sono erbivori ed hanno bisogno di erba fresca e grandi spazi all'aperto a disposizione. Gli animali che vengono alimentati soltanto con i cereali non sono animali sani. Diventano grassi ma questo è innaturale e dannoso. Ho avuto la fortuna di incontrare la dottoressa Francesca Pisseri, veterinario, che mi fece vedere, all'epoca, un allevamento in Toscana basato sugli stessi principi. Avevo già chiesto all'agronomo che mi aiutava di organizzare un sistema di rotazione di pascoli e di recinzioni collegate in maniera tale da poter far passare agevolmente gli animali da un pascolo all'altro ma non sapevamo, per esempio, come gestire le mandrie. La collaborazione con Francesca Pisseri mi ha permesso di realizzare quello che avevo in mente.

Come curate gli animali che si ammalano?

Non usiamo, ad esempio, avernectine. Si tratta di una serie di sostanze nocive per l'animale e per l'ambiente e che servono ad eliminare i parassiti che si annidano nello stomaco dei bovini. Con una corretta gestione del problema (monitoraggio) gli animali pian piano si desensibilizzano e formano una sorta di resistenza. Può capitare, quindi, che c'è l'annata in cui il parassita è più aggressivo ma noi, invece di usare le avernectine che sono sostanze dannose anche per il terreno e distruggono tutti i microrganismi presenti, usiamo i semi di zucca. Utilizziamo, inoltre, l'omeopatia per i problemi digestivi. Nei casi in cui non è possibile farne a meno facciamo uso di antibiotici ma solo eccezionalmente e non perché si segua un protocollo. Agli animali che vivono negli allevamenti intensivi vengono somministrati, infatti, antibiotici per protocollo perché si ammalano. Per tenerli in salute viene fatta questa scelta ma questo significa che quelle sostanze passeranno, attraverso la carne, agli umani. Questo, tra l'altro, crea una serie di problemi anche a livello di resistenza dell'uomo agli antibiotici.

Come si è sviluppata dentro di lei questa sensibilità?

Mi sono trovata ad occuparmi delle aziende di famiglia che erano gestite in maniera convenzionale e con risultati economici poco interessanti ma, soprattutto, con conseguenze devastanti per l'ambiente e con poco rispetto nei confronti dell'animale. La cosa non mi piaceva ed ho iniziato ad avvicinarmi alla biodinamica e al mondo del biologico. Purtroppo non viene insegnato come vengono fatte le cose. Sono entrata in contatto con il mondo della biodinamica, vi ho trovato l’ approccio olistico che cercavo e un metodo concreto e pratico di lavoro. E' un sistema che insegna come trattare i terreni, quali macchinari e attrezzatura usare per le lavorazioni e quali no, come usare il letame compostato come concime, come usare i preparati biodinamici. E funziona. Il nostro terreno, da quando pratichiamo la biodinamica, è cambiato notevolmente.

Dove acquistate il cibo per gli animali?

Lo autoproduciamo quasi totalmente in azienda, appunto, biodinamica. Il resto lo acquistiamo biologico. Non arriviamo ancora ad essere autosufficenti con le granaglie perché ci mancano le strutture per conservare adeguatamente cereali e altri semi. Stiamo lavorando alla costruzione di alcuni silos proprio per questo. L'idea iniziale era di alimentare tutte le mandrie delle fattrici al pascolo e di continuare a farlo anche con i vitelli fino all'età di circa 14/16 mesi. Dopo, li teniamo normalmente in recinti appositi nella fase di finissaggio che può durare tre o quattro mesi. Abbiamo fatto però delle prove di finissaggio all'erba. C'è un problema di alternanza stagionale: c'è tanta erba molto nutriente in primavera, niente in estate e poi di nuovo erba buona in autunno. Dovrebbe cambiare la mentalità delle persone che comprano la nostra carne. Se lasciassi tutti gli animali sempre al pascolo, anche con aggiunte di fieni e cereali nei mesi in cui manca l’erba non potrei macellarli prima dei 24 mesi. Adesso, invece, gli animali escono a circa 20 mesi. In questo momento tutti vogliono la carne biologica ma si è poco disposti a pagarla di più. C'è differenza tra biologico e biologico. Sono, però, abbastanza soddisfatta dei risultati.

Che cosa significa per lei “biologico”?

Biologico non è solo il cibo che gli animali mangiano ma tutto il nostro allevamento che si basa sul principio che l'animale deve essere rispettato in toto: le sue esigenze di spazio e di aria, di relazione tra madre e piccolo, l'accoppiamento e la gravidanza che avvengono in modo naturale e non artificiale, le cure e le attenzioni per la psicologia dell'animale stesso. Conoscere profondamente i nostri animali significa capire le loro paure, evitare comportamenti che possano spaventarli. Cerchiamo di dar loro un ambiente in cui vivere che tenga conto della loro natura. Con questo tipo di allevamento si riduce moltissimo l'impatto ambientale anche riguardo alle emissioni di anidride carbonica.

Ha mai pensato che l'allevamento degli animali da carne sia qualcosa di non etico? Ha mai avuto dubbi in questo senso?

Ho pensato molto se allevare o no prima di dedicarmi completamente a questa attività. C'è stato un periodo in cui sono stata vegetariana e non ero sicura se fosse la strada giusta. Personalmente ho deciso a un certo punto di allevare: avevo molta terra a disposizione, boschi e pascoli che per i bovini sono una grande risorsa. Ho smesso di essere vegetariana perché mi sembrava una contraddizione. Ho deciso di prendere questa strada e di allevare le mie mandrie rispettando l’etologia e le necessità fisiche dei bovini

Come ha risolto, all'epoca, il problema etico?

L'ho risolto pensando che questi animali vivono, vengono allevati ed esistono perché c'è una sorta di simbiosi con l'uomo. Non esisterebbero mucche se nessuno le mangiasse. Fa parte di un ciclo. L'animale ti dà latte, carne e proteine. Cioè l'animale trasforma l'erba in qualcosa che l'uomo può mangiare. Nel passato tutto era vissuto in modo più semplice: il bue faceva il lavoro che fanno le macchine oggi, c'era il latte e poi c'era il vitello, le pelli venivano utilizzate per quello che serviva. Era tutto più equilibrato e non c'era questo pensiero folle di dover mangiare la carne ogni giorno. La carne non deve essere mangiata tutti i giorni. Mi definisco una reducetariana.

Come avviene in un allevamento etico la macellazione degli animali?

Cerchiamo di fare tutto il possibile per ridyrre al minimo lo stress per l'animale. Lo portiamo in un macello che soddisfa criteri precisi e per il trasporto mi affido a un trasportatore di fiducia. Quando l'animale deve essere mandato al macello lo si fa facendo massima attenzione: si mandano capi che sono abituati a stare insieme, si fa in modo che guardino meno possibile facendoli passare in corridoi stretti. Gli animali si fidano. Cerchiamo di controllare che l'animale non abbia paura. Appena l'animale arriva dopo un viaggio più breve possibile, non aspetta ore interminabili ma viene macellato subito. L'attenzione principale è nella calma dell'operatore. Gli animali vengono prima rilassati con delle docce apposite e poi gli viene sparato un colpo alla testa. La morte è immediata. Se l'animale non morisse subito si scaricherebbe una tale carica di adrenalina che tutta la carne ne risulterebbe rovinata.

L'animale soffre?

Non c'è agonia ma non mi sento di dire che l'animale non soffra anche perché sente il sangue, per quanto si faccia estrema attenzione a mantenere l'ambiente pulito. L’uccisione di un animale fa impressione. Essere a contatto con la morte è duro. Ancor più perché così organizzata e razionalizzata. Dovremmo investigare molto sul ruolo dell’uomo sulla Terra. Quando si è allevatori si è spesso a contatto con la morte di un animale (incidenti, malattie, macellazione) ma anche con la vita (accoppiamenti, nascite, i vitelli che crescono ecc.) Non ho una risposta su questo argomento. Amo il mio lavoro e la mia linea guida è il rispetto per la vita ricordando sempre di essere radicata in una realtà specifica.

Ci parla meglio di questo rapporto di fiducia che si crea tra uomo e animale?

Dal momento in cui vengono svezzati, intorno ai 7-8 mesi, imparano a fidarsi di noi. Li lasciamo completamente liberi ma sempre a contatto con l'uomo. Gli animali imparano a riconoscerci, ci vengono incontro quando diamo loro del cibo aggiuntivo come farebbe un cane. Questo permette all'uomo di evitare situazioni pericolose e all'animale di stare meglio perché non è stressato.

Le è mai capitato di affezionarsi a un animale?

Ci sono animali che per qualche motivo non riescono a nutrirsi da soli o perché hanno perso la madre per una malattia o per altre ragioni. Seguiamo una regola: se sono femmine comunque le alleviamo. Se sono maschi non possiamo farlo ma se sono femmine sì. Ce lo siamo imposto come regola. Vengono messe nel gruppo delle fattrici. Ad alcuni di questi animali diamo un nome, loro si ricordano di noi e ci riconoscono. All'inizio mi è capitato di affezionarmi molto ma adesso ci stiamo tutti un po' più attenti.

Quanto vive una fattrice?

Non lo sappiamo di preciso. Penso che una mucca potrebbe vivere anche 25 anni ma in realtà nel momento in cui la fattrice smette di fare vitelli, non possiamo più tenerla quindi viene mandata al macello o, se si ammala, viene soppressa.

Che cosa significa per lei la parola “etica”?

Etica per me non significa solo non uccidere. Significa piuttosto difendere la vita. Etica è difendere la vita delle persone producendo un cibo sano. Se io decidessi di chiudere l'azienda per non uccidere gli animali, dovrei venderla. Ma sarebbe tutto molto falso perché gli animali finirebbero, forse, in mano ad allevatori senza scrupoli e morirebbero comunque.

Producete latte?

No. Produciamo solo carne. Un allevamento etico che producesse latte dovrebbe comunque togliere il piccolo alla madre al massimo dopo un mese. Dopo il vitello dovrebbe essere tenuto insieme agli altri in modo che il piccolo non si senta separato e solo. E' chiaro che questa è una violenza, in un certo senso ma, d'altra parte, se noi vogliamo bere latte e mangiare formaggio, questa è la realtà.

Producete solo carne bovina?

Al momento sì ma stiamo pensando di mettere le galline ovaiole. L'allevamento sarà tutto all'aperto e le galline saranno completamente ruspanti. Se andrà bene faremo anche un allevamento di polli.

Quali attenzioni usate verso l'animale?

A parte lo spazio necessario a disposizione e tutte le regole relative al benessere dell'animale, nelle stalle usiamo una lettiera permanente in paglia. Sul cemento gli animali si fanno male, scivolano, cadono. E' anche un modo per tenere molto pulite le mucche: il letame mescolato alla paglia si autosanifica perché fermenta e si crea una sorta di equilibrio naturale nei microrganismi. Usiamo una macchina per pesare gli animali che li avvolge come in un abbraccio, facciamo attenzione a non lasciare fazzoletti che sventolano dove gli animali pascolano, non li obblighiamo in alcun modo a camminare su zone scure in cui l'animale vede il baratro e si spaventa. Non facciamo rumori inutili, non agitiamo braccia o oggetti in loro presenza. Nel mio allevamento non esistono fruste o oggetti per percuotere gli animali per spingerli a muoversi verso una direzione. Al contrario usiamo dei richiami. I nostri animali sono sereni e rispettati.

Riguardo alla carne di vitella, qual è la vostra posizione?

Ho avuto molte richieste in questo senso. C'è molta domanda perché la carne del vitello è tenerissima ma non ci sembra etico macellare un cucciolo. In genere gli animali vengono macellati intorno ai 20 mesi. Pensiamo che un animale debba essere consentito di poter avere un ciclo vitale adeguato.” E, inoltre, è una cosa del tutto inutile perché una carne tenerissima non ci è necessaria. Una volta si macellava il vitello soprattutto negli allevamenti da latte. In un allevamento da carne la cosa non avrebbe molto senso.

Come ingravidate le mucche?

Solo in modo naturale. Negli altri allevamenti, quelli intensivi da latte, lo fanno in modo artificiale con costi molto alti e trattando l'animale come una macchina. La mucca viene ingravidata a 24 mesi la prima volta, dopo tre o quattro volte l'animale si ammala e viene scartato. E' naturale che si ammali: deve produrre 40 litri di latte al giorno per tutta la sua breve vita con conseguenti problemi, mastiti e malattie correlate. Nel nostro allevamento le mucche sono completamente libere e partoriscono in modo naturale.

Quante persone la aiutano?

I miei collaboratori sono 6. Una persona è responsabile della mandria, un'altra dell'orto e un'altra delle semine. Poi ci sono degli aiutanti.

Come ha formato i suoi collaboratori?

Mi ha aiutato molto Francesca Pisseri per quanto riguarda l'allevamento e Carlo Noro che ci è stato molto vicino per quanto riguarda l'orto e le coltivazioni. Carlo Noro ha organizzato corsi qui in azienda perché volevo che i miei operai fossero educati alla biodinamica.

Dal punto di vista economico, un allevamento etico costa di più?

E' molto costoso all'inizio perché richiede preparazione e formazione. Ma sul lungo termine si abbattono molti costi. Non devo più comprare concimi e diserbi, per esempio. Utilizziamo le risorse dell’azienda. Questo aspetto ci pone dei limiti riguardo alla crescita del numero dei bovini che possiamo allevare. Il nostro allevamento avrà sempre una dimensione legata al luogo. Un allevamento etico non può avere i numeri degli allevamenti intensivi industriali. La rendita dell'orto è molto interessante. L'allevamento non è molto più costoso di un allevamento intensivo.

Quanto costa la vostra carne in media?

16 euro al chilo. Poi dipende dai tagli ma in media questo è il prezzo. Il costo, quindi, non è molto più alto rispetto alla carne da allevamento intensivo.

Qual è il futuro dell'allevamento di animali?

Il futuro è questo. L'allevamento è legato anche alla coltivazione del terreno che viene reso fertile anche dalla presenza degli animali. I pascoli gestiti lasciano un terreno ricco di humus. Il letame compostato è una magnifica risorsa per l’orto. Credo che tutti dovremmo mangiare meno carne, in questo modo ci sarebbe meno richiesta e si potrebbero dismettere nel tempo gli allevamenti intensivi. I consumatori dovrebbero cominciare a cambiare le loro abitudini alimentari. Purtroppo richiedono sempre gli stessi tagli mentre dell’animale si potrebbe mangiare tutto. L’altro grande problema mondiale è l’enorme produzione di scarti alimentari che ammontano a circa il 40% della produzione mondiale di cibo. Questo avviene lungo tutto il processo che va dall’agricoltore al consumatore (che è parte assai attiva nello sprecare il cibo). Dovremmo arrivare a produrre meno e a ridurre o riutilizzare gli scarti. In questo modo si ridurrebbe questo drammatico spreco.

*Con-vivere. L'allevamento del futuro di Carla De Benedictis, Francesca Pisseri, Pietro Venezia (Arianna Editrice)

 

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Commenti

....prima ero vegetariana poi producendo carne non piú...Morte etica? Tirate voi le conclusioni.....
carlo carlucci, 01-10-2016 05:01
Ormai non mangio carne da 21 anni e per altri 21 ne ho mangiata, la metà della vita che ho trascorso finora. Il racconto mi ha emozionato fortemente e ho provato un sentimento contrastante che ha trovato equilibrio nell'onestà di Anna, che non conosco ma rispetto e stimo. Spero che l'articolo venga letto da tantissime persone perchè fa riflettere sul rapporto che si ha con gli animali, sia che si scelga di allevarli e mangiarli oppure no, sia che si scelga il loro latte oppure no. La vita è questione di responsabilità di fronte a noi stessi e al resto del mondo, che è un altro modo di essere noi. Grazie Marica dell'intervista.
Marta Carugati, 01-10-2016 12:01
Sì, Marta. Credo anch'io sia una questione di responsabilità. Purtroppo, però, il problema etico resta comunque. E temo che il problema etico si ponga con più forza ancora se parliamo di allevamenti come questo. Proprio perché siamo più consapevoli. Sono splendidi esempi se ci consideriamo su una strada che porterà da qualche altra parte. Sono una necessità se non abbiamo ancora raggiunto una consapevolezza tale che ci consenta di vivere in equilibrio col mondo che ci circonda senza uccidere. Sappiamo che non siamo ancora arrivati a quel punto. Non tutti, almeno. Credo sia un progresso, un passo avanti che tutti possiamo fare con un po' di buona volontà. Non credo, però, sia la soluzione per stare bene tutti e raggiungere il rispetto che si deve agli altri animali. Quello di Anna Federici è comunque un'esperienza importantissima e da imitare nel panorama desolante degli allevamenti intensivi.
marica spagnesi, 01-10-2016 03:01
Ciao :) ho 30 anni e scrivo dal Molise, dove io e il mio compagno conviviamo con 24 capre, 3 cani, due gatti e 4 conigli. La capra è un animale che vive in simbiosi con l'uomo da millenni. Sono stata vegetariana per diversi anni, poi da quando sono venuta a vivere in montagna ho ripreso a mangiare carne ogni tanto. Ho capito che in quanto esseri umani entreremo SEMPRE in contraddizione. Per fare qualche esempio, ci rifiutiamo di mettere scarpe di pelle ma compriamo tranquillamente scarpe di petrolio cucite da bambini; ci rifiutiamo di bere latte di capra ma andiamo in giro con lo smartphone, il quale abbisogna di componenti come il tungsteno, che vengono estratti dalle miniere africane da uomini, donne e bambini ridotti in schiavitù. Per non parlare delle incredibili scoperte fatte sulle piante, che sono in grado di comunicare tra loro, di provare emozioni come la paura!! Chi siamo noi per decidere che la vita di un capretto vale più della vita di una pianta? A noi fa più senso vedere un animale morto, è una questione culturale. Ma la vita e la morte fanno parte di un ciclo che noi non possiamo fermare. Sarebbe come dire ad un leone di non mangiare più quelle povere antilopi. E' ovvio che io sia contraria all'eccessivo consumo di carne e alla follia degli allevamenti intensivi. Ma le nostre capre, che noi affianchiamo 365 giorni l'anno, hanno un ruolo ecologico importantissimo; in un luogo preda dell'abbandono quasi totale delle campagne, ripuliscono e riducono il rischio di incendi, concimano con le loro deiezioni, mangiano fuori tutto l'anno piante di cui non potremmo nutrirci (anche con la neve trovano cibo), e in quanto animali rustici si ammalano raramente, non hanno bisogno di integrazioni alimentari, e vengono curate con oleoliti, tinture, argilla, rimedi floreali e altri rimedi naturali da noi autoprodotti. Pensate all'energia degli alimenti: meglio una nostra caciottina o un pomodoro coltivato a Rosarno? Sinceramente mi sento molto più serena e in armonia con il Tutto ora di quando ero vegetariana. E' solo la mia umile esperienza. Quello che voglio dire è che tra il bianco e il nero ci sono infinite sfumature di colore. E siccome rispetto le scelte degli altri, e le stimo anche, spero che il buon senso un giorno vinca sulle nostre paranoie e ci permetta di valutare le cose accettando le inevitabili contraddizioni di cui sopra.
elisa marazzi, 01-10-2016 05:01
personalmente ritengo assurdo e contradittorio questa finto amore o rispetto verso gli animali, a cosa serve alimentare seguendo dettami salutistici appropriati vantandosi agli occhi dei lettori di un umanità inesistente, è proprio l'articolo stesso che è assurdo , fuor viante e contradittorio , tale situazione assume i connotati di una confessione mal riuscita patetica e inopportuna. Ci sono intere pubblicazioni in cui spigano attraverso dati precisi dimostrazioni ,esempi ,l'incompatibilità delle proteine animali nei riguardi della salute umana , in questo caso (anche se l'autrice dell'articolo fa finta arbitrariamente di non comprendere ,penso, per ovvie ragioni.. ) siamo di fronte ad una situazione di crudeltà mascherata da false ragioni di perbenismo ,della serie"sai mi tocca ammazzarli.. , vorrei ma non potrei..tanto li ammazzo ma loro neanche se ne accorgono.." sono solo un sacco di stupidagini, tipiche ipocrisie da popolino visto che questi ragionamenti non ragionamenti vengono applicati in vari settori e situazioni della nostra società ,la guerra, la politica , la criminalità(esempio eclatante il bisness dei scafisti , mira il concetto),"è un lavoro sporco ma qualcuno deve farlo " uccidere un essere vivente non può mai essere una giustificazione!! comunque ripeto l'artico è contradittorio. alla prossima
DWD Stars DWD Stars, 02-10-2016 12:02
Non mi sento un santo anzi, poi vivendo per 10 anni in simbiosi (con gli animali) ho capito che era assurdo non poter uccidere e mangiare polli e quant'altro usufruendo della CARNE semibio della Conad. Ex nei tempi andati cacciatore (pochi anni) ma super pescatore fino....alla conversione tardiva. Niente sensi di colpa tardivi...Auguro a tanti quello che ho scoperto io...Lo spirito di S.Francesco, il rispetto sacrale della vita....su tutta la Terra.
carlo carlucci, 03-10-2016 03:03
La parzialità di visione è il problema diffuso del vivere umano che sceglie, in questo caso, una soluzione senza dubbio contradditoria ma che, secondo me, vale il rispetto perchè all'interno di una realtà parziale, transitoria e in divenire. E' un passo importante nell'ottica ancora esistente dei grandi allevamenti e della transizione verso micro economie e regimi alimentari più sani, consapevoli ed etici. E' un esempio che parla sia a coloro che hanno allevamenti intensivi terrificanti e senza scrupoli ma anche a coloro che "innocentemente" acquistano carne malata ma pulita e confezionata sentendosi "a posto".
Marta Carugati, 03-10-2016 10:03
Tutti gli esseri viventi temono la morte. Perciò una persona non dovrebbe uccidere o causare di uccidere (Dhammapada).L'eloquenza nel parlare, no giustifica l'azione, se sbagliata e semplicemente sbagliata. Purtroppo nella nostra società tutto è permesso.
Stefano, 03-10-2016 10:03
chi uccide per profitto non può dichiararsi etico senza sfiorare il ridicolo. Stride dal punto di vista salutistico, ambientale, animalistico, umanitario e anche... karmico. Agghiacciante la descrizione di come gli animali vengono portati al macello come se andassero ad una scampagnata tra amici. Forse si può parlare di carne biologica, forse un po' più sostenibile dal punto di vista ambientale, forse fa un po' meno male... ma non ci si può arrogare il diritto di usare il termine "etico". E la storia che le mucche morirebbero se non le allevassero (cioè ammazzassero) loro? Ma scherziamo? Smettete di far nascere vitelli per crescerli e venderli, vendete quello che resta sotto forma di bistecca e il problema è risolto... Un articolo molto interessante per capire altri punti di vista, ma pieno di mezze verità e molto opportunismo. Grazie! :-)
Viviana Taccione, 06-10-2016 06:06
Andiamo a carte scoperte. Allevare bovini per...non é certamente etico, o sbaglio? Certo se si guarda al Medio Oriente. Ma rimane questo non etico. E poi su scala mondiale quanti possono mangiare la bistecca? Ma siccome il principio é'tiriamo a campare'....Levando le uccisioni e implementando l'alimentazione vegetale ce ne sarebbe per tutti...Quindi bypassando l'italico tiriamo a campare ci alleniamo a un mondo piú giuso, il mondo che verrá. Niente paura Viviana a dire le cose come stanno: o si sta da una parte o dall'altra. Pazienza se ancora il mondo...
carlo carlucci, 07-10-2016 01:07
Ma non eravate il giornale del cambiamento? Vi siete convertiti alla carne? O cominciate a prendere i soldi dalle aziende? Per favore, la prossima volta mettete anche il tasto NON MI PIACE a fine articolo.
Alessandra, 10-10-2016 09:10
Ha detto Sri Aurobindo che - ed é qui il fondo della questione - se si diventa vegetariani per ragioni salutistiche o altro,beh é una decisione che lascia il tempo che trova. Ma se si decide perché non si tollera piú di masticare fibre di animali tutti senzienti....Un pollo, un semplice pollo puó riconoscere 100 segnali sonori...Uno fa quel che puó ma se ne fa a meno della CARNE....é meglio. Viviamo ancora con un piede nella preistoria.....Nel secolo breve 2 guerre mondiali spaventose. E l'Olocausto? E' in atto una diversa sensibilitá, molto, molto diversa.....
carlo carlucci, 10-10-2016 01:10
Gentile Alessandra, l'articolo è stato scritto da chi non si è mai convertita a nulla. Personalmente sono una vegan convinta da diversi anni ma non userei il termine che usa lei semplicemente perché il veganesimo non è una religione così come non lo è il mangiar carne. La strada è molto lunga e ciascuno di noi, purtroppo, cade spesso in contraddizione. Le contraddizioni non sono nel cedere alla carne, cosa che né io né molte persone che conosco farebbero mai, ma nell'avere ancora una consapevolezza spesso necessariamente limitata a ciò che mettiamo nel piatto senza considerare molti altri aspetti che non sono meno violenti o meno etici. Lo sfruttamento degli animali non si limita alla nostra alimentazione ma comprende ambiti che moltissimi tra noi farebbero fatica a riconoscere: dagli animali da compagnia di cui crediamo di essere padroni incontrastati e che usiamo spesso facendoli vivere in condizioni del tutto innaturali, creando dipendenze relazionali in noi e in loro, a quelli di cui ci serviamo per nutrire i nostri amici a quattro zampe che "d'altra parte sono carnivori" e questo ci dà il passi per acquistarne la carne senza sentirci troppo in colpa, all'acquisto di prodotti che sembrano innocui come l'olio di palma la cui coltivazione è responsabile di devastazioni spaventose e continue nel mondo vegetale e animale. Le ho fatto questi esempi ma gliene potrei portare altri cento. Questo solo per dimostrarle quanto il sistema in cui siamo nati e cresciuti ci lega, ci costringe o ci limita anche nella nostra visione di come vanno realmente le cose. Di conseguenza la questione che lei pone è fondamentale ma è anche molto più complessa di quanto appaia. Il cambiamento è un percorso di consapevolezza che giorno dopo giorno ci rinnova e ci allontana da quello che eravamo per avvicinarci alla parte di noi più autentica, che riconosciamo e che ci permette di esprimerci pienamente e in armonia con i nostri pensieri e la nostra sensibilità. Ho scelto questo percorso senza aver mai pensato, neppure per un secondo, di essere arrivata da qualche parte, di saperne più degli altri o di aver raggiunto la verità. Ciò che mi ha appassionato da un certo momento in poi è stata la ricerca, la conoscenza e la testimonianza continua attraverso l'incontro e il dialogo con stili di vita anche molto diversi dal mio ma che vanno, in un modo o in un altro, verso la stessa direzione. Nel caso specifico mi è sembrato estremamente interessante un esempio di allevamento in cui si fa un passo (anche piccolo probabilmente) verso quella direzione di consapevolezza. Nell'articolo specifico molto chiaramente che non solo non si risolve il problema etico ma che, anzi, questo risalta ancora di più basando l'approccio con gli animali allevati su un patto di fiducia che viene, costantemente, consapevolmente e per profitto, tradito. Detto questo, ritengo che gli allevamenti come questi siano molto diversi da quelli intensivi e questa differenza nella qualità di vita degli animali non si può ignorare. Il perché è presto detto, Alessandra: non credo affatto che domani mattina il mondo si sveglierà vegano. Credo, invece, che le persone possano essere informate, sensibilizzate, avvertite con un lavoro lunghissimo, costante e onesto nel quale io credo profondamente. I risultati già si vedono e sono sempre di più le persone che si fanno domande, che chiedono di essere informate e che mettono in discussione giorno dopo giorno il loro stile di vita. Ma c'è bisogno di tempo, lavoro e pazienza. Tutti quelli che non si sono mai avvicinati o addirittura sono già in principio contrari al veganesimo (per convinzione, per non conoscenza o per distrazione) possono però, intanto, condividere e promuovere un modo diverso di allevare, senza soprusi quotidiani, senza dolore fisico e psicologico continuo all'animale. Considero questo, nel mondo in cui siamo, un passo avanti. Riguardo alla sua insinuazione sul fatto che Il Cambiamento prenda soldi dalle aziende preferisco che a rispondere sia Paolo Ermani. Grazie e saluti. Marica Spagnesi
marica spagnesi, 10-10-2016 04:10
Ciao Alessandra, premesso che ho ben poco da aggiungere a quanto ha già perfettamente argomentato - rispondendoti - l'autrice dell'articolo, ci tenevo a darti un mio umile punto di vista. (1) Se questo giornale non ti piace, perché lo leggi? (2) Se invece ti piace, come può essere che tu lo conosca così poco al punto da arrivare a insinuare che possa prendere soldi dai macellai? (3) In ogni caso (che ti piaccia oppure no), ti sembra un atteggiamento serio, sereno e costruttivo quello di insinuare (delle falsità, tra l'altro), senza prima esserti presa la briga di... conoscere? L'atteggiamento dell'invettiva gratuita, (e mai supportata da una preliminare conoscenza di ciò di cui si parla) è tipico di quella stessa e pressapochistica mentalità che questo quotidiano tenta da anni, eroicamente, di... illuminare. Un abbraccio, Alessandra (nel rispetto delle posizioni diverse e della loro incontestabile capacità di aprirci a nuove interpretazioni della Vita).
Andrea Strozzi, 11-10-2016 06:11
Salve Alessandra Il suo commento mi ha fatto veramente ridere. Ovviamente lei non legge regolarmente questo giornale e non ne sa praticamente nulla. Ci sarà capitata per caso o avrà letto solo questo articolo. Il giornale che lei infama è fra i pochissimi, forse l'unico quotidiano di informazione che senza avere alle spalle nessuno magnate o ricco finanziatore, ha deciso di sopravvivere grazie al contributo dei lettori e di accettare solo sponsor che siano in linea con i valori che propone. Abbiamo richieste di sponsor che vorrebbero essere sul giornale ma che contraddicono i nostri valori e quindi non li accettiamo, perdendo noi laute possibilità in denaro. Vada a chiedere ad altri che parlano di cambiamento, di ambiente da dove prendono i soldi e vedrà che sono sponsorizzati e finanziati dagli stessi che inquinano l'ambiente, sfruttano le persone e quindi nei fatti agiscono contrariamente a quello che scrivono, ma si sa "pecunia non olet". La nostra scelta è ben spiegata anche in questo articolo che è uscito non molto tempo fa http://www.ilcambiamento.it/editoriale/pubblicita_cambiamento.html Come diceva il grande Totò, prima di parlare, si informi.
Paolo Ermani, 17-10-2016 02:17

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