Amianto: condanna storica all'ex manager dell'Eternit

La Corte di Appello di Torino ha condannato il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, ex manager dell'Eternit a 18 anni di carcere per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautela antinfortunistica. Legambiente e Wwf esprimono soddisfazione per la sentenza ma ricordano che l'amianto continua ad uccidere ed è urgente avviare un serio piano di bonifiche.

Amianto: condanna storica all'ex manager dell'Eternit
“Un inno alla vita, un sogno che si avvera”. Così il pm torinese Raffaele Guariniello ha definito la sentenza della Corte di appello di Torino per il processo Eternit sulle vittime dell'amianto, che ha condannato a 18 anni il magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Il manager dell'azienda è stato condannato per disastro colposo e omissione di cautele antinfortunistiche mentre non è stata riconosciuta l'omissione dolosa di cautele, ritenuta prescritta. I giudici hanno esteso la responsabilità dell'imputato anche per gli stabilimenti di Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia). La Corte ha deciso di non doversi procedere per morte del reo nei confronti del barone belga Louis De Cartier, deceduto a 92 anni nel maggio scorso. Le parti civili per le quali è stato riconosciuto un risarcimento di 30mila euro sono 938, quasi la metà rispetto alle circa 2000 vittime per cui era stato riconosciuto un risarcimento nel processo di primo grado. Inoltre sono state disposte provisionali per 20 milioni per la Regione Piemonte, mentre per il Comune di Casale Monferrato la cifra è di 30,9 milioni. Nel complesso gli indennizzi superano gli 89 milioni di euro. Nessun risarcimento è stato riconosciuto a Inail e Inps. Ai sindacati, che si erano costituiti parte civile, è stata riconosciuta una provvisionale di 100mila euro ciascuno; a Legambiente, WWF e Medicina Democratica 70mila euro. “Una sentenza esemplare che restituisce giustizia a migliaia di persone e famiglie che hanno sopportato e sopportano ancora un vero calvario. Speriamo che anche il terzo grado di giudizio confermi questa sentenza perché il caso italiano sia ora d’esempio e faccia giurisprudenza nel mondo, soprattutto nei Paesi dove l’amianto continua ad essere estratto e lavorato e continua silenziosamente a mietere vittime”. Così il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha commentato la sentenza del processo Eternit emessa a Torino. Anche Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - costituitasi parte civile al processo e presente alla lettura della sentenza insieme a centinaia di persone tra cui moltissimi francesi – ha espresso soddisfazione. “Questa sentenza è sicuramente un risultato storico per la tutela dei lavoratori ma anche per la salute dei cittadini che ancora oggi, spesso inconsapevolmente, sono esposti al rischio amianto - ha dichiarato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta - ma proprio per loro crediamo importante avere la garanzia che i risarcimenti ai Comuni arrivino presto per continuare le bonifiche e limitare il diffondersi ulteriore dei casi di tumore”. Dovana ha infatti ricordato che ogni anno a Casale Monferrato continuano a morire almeno 50 persone per patologie legate all’amianto. “Inoltre riteniamo grave che Inail e Inps siano stati esclusi dai risarcimenti perché proprio loro dovranno affrontare le spese per i malati attuali e futuri”. Secondo i dati sanitari dell'Inail nel nostro Paese gli effetti dell’esposizione all’amianto sono destinati a crescere fino al 2020 e le stime indicano alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni. “Le bonifiche – ha concluso Cogliati Dezza - in molti casi o non sono partite proprio o sono ancora nella fase di messa in sicurezza. Non c’è più tempo da perdere, dobbiamo liberarci dall’amianto quanto prima e evitare che la strage possa continuare per troppo tempo nel futuro”. Anche il Wwf ha commentato la sentenza della Corte d'Appello di Torino ricordando che si tratta del più grande processo, in tema di sicurezza del lavoro e di inquinamento ambientale provocato da amianto mai celebrato in Europa, contro un gigante multinazionale come Eternit. Secondo l'associazione la sentenza conferma la gravità del disastro ambientale e sanitario in un'area molto vasta che ha interessato Casale Monferrato e 48 comuni limitrofi con oltre 2.000 vittime accertate dall'esposizione all'amianto, e un indeterminato numero di lavoratori e cittadini colpiti. Per il Wwf, il processo di Torino non costituisce solo la risposta dovuta dallo Stato nei confronti di una situazione così grave, ma anche un monito per tutti coloro che continuano ad ignorare i criteri di precauzione da adottare quando non si è in grado di escludere scientificamente che determinate sostanze possano compromettere la salute e l'ambiente. “Ora – ha aggiunto - l'impegno deve passare dalla Magistratura a Governo e Parlamento che devono trovare le risorse economiche per avviare un rapido e serio piano di bonifiche nelle aree contaminate dall'amianto”.

Lascia un commento


Per lasciare un commento, registrati o effettua il login.