Biodiversità: il 2010 chiude in negativo

L’anno internazionale della Biodiversità si chiude con un saldo negativo: il raggiungimento degli obiettivi è ancora molto lontano e la perdita della varietà delle specie prosegue con ritmi preoccupanti. Ma non basta, il 2010 sarà ricordato anche per i tagli dei fondi previsti per la gestione di parchi e aree protette.

Biodiversità: il 2010 chiude in negativo
Secondo l’Agenzia per la valutazione ambientale dei Paesi Bassi, entro il 2050 avremo una riduzione del tasso di biodiversità pari al 15%, e tenendo conto delle estinzioni documentate negli ultimi 100 anni delle specie conosciute, si nota che i tassi di estinzione attuali procedono a ritmi cento volte superiori a quelli naturali. Un dato in linea con quanto già evidenziava lo scorso anno la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), secondo cui, il 36% delle specie studiate è a rischio di estinzione. Il vertice di Nagoya di quest’anno, pur avendo definito alcuni obiettivi importanti - un nuovo piano strategico per guidare gli sforzi internazionali e nazionali per salvare la biodiversità, per mobilitare le risorse da stanziare a sostegno della biodiversità e un protocollo internazionale per l'accesso e la condivisione dei benefici derivanti dall'uso delle risorse genetiche del pianeta – non ne ha individuato le azioni concrete per raggiungerli, lasciando di fatto molta incertezza. Ma il 2010 sarà ricordato anche per i tagli dei fondi previsti per la gestione di parchi e aree protette. In Sicilia, ad esempio, il bilancio regionale ha previsto dei tagli drastici ai Parchi e alle Riserve Naturali della regione e ulteriori tagli sono previsti dalla Legge Finanziaria 2011, sino al punto di ridurre di oltre il 70% le risorse per la conservazione e gestione delle aree naturali protette. E proprio dalla Sicilia, a chiusura dell’Anno Internazionale della Biodiversità, una rete di associazioni siciliane ha lanciato un appello Salviamo le aree naturali protette siciliane che intende denunciare il rischio di chiusura di parchi e riserve e richiede al Governo ed al Parlamento siciliano di garantire le risorse per la gestione delle aree naturali protette e di rilanciare le politiche di conservazione della natura in Sicilia. Un’altra brutta notizia, che purtroppo abbiamo sentito diverse volte quest’anno, riguarda il ritrovamento di lupi o orsi ammazzati. L’ultimo lupo è stato ritrovato alcuni giorni fa, sui Monti Simbruini nel Lazio e probabilmente una possibile causa va ricercata anche nel fatto che mancano i fondi per sovvenzionare le guardie parco e, quindi, i controlli del territorio. Nel Lazio si è passati, dai 6 milioni di euro del 2009 ai 3 milioni e 200 mila del 2010 e il trend è destinato a proseguire la corsa in negativo. Tagliare i fondi alla gestione di queste aree di pregio naturalistico e culturale vuol dire sferrare un duro attacco alle già fragilissime economie dei territori montani e rurali che hanno avuto proprio nei Parchi un’opportunità di crescita economica o uno strumento per frenare e invertire la tendenza allo spopolamento delle aree più marginali. La mancanza di fondi per la gestione ordinaria delle aree naturali protette e la mancata attivazione delle risorse comunitarie rischiano di relegare questi all’abbandono, al degrado ed alla speculazione edilizia. Le aree naturali gestite dalle Associazioni Ambientaliste, si ricorda nell’appello siciliano, sono già ad un passo dalla chiusura per mancanza di fondi; eppure hanno garantito in questi anni importanti risultati in diversi settori, un insostituibile ruolo di laboratori scientifici all’aperto e custodiscono un importante patrimonio di biodiversità che richiede attenzione e protezione, e che può costituire un’imperdibile occasione di sviluppo sostenibile.

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