La Cina ammonisce l’Occidente. Siamo seduti su una mina

È stata quasi ignorata la notizia rilanciata dall’agenzia di stampa Reuter lo scorso 27 febbraio, che sottolineava come la diplomazia cinese avesse ammonito l’Occidente affinchè prendesse nella dovuta considerazione le preoccupazioni per la sicurezza della Russia in riferimento alla questione Ucraina. A farlo notare è Eric Zuesse, storico e scrittore (1).

La Cina ammonisce l’Occidente. Siamo seduti su una mina

L’ambasciatore cinese in Belgio ha dichiarato che «la natura e le cause profonde» del conflitto ucraino sono rappresentate «dall’Occidente» e che «l’Occidente dovrebbe abbandonare la sua mentalità del gioco a somma zero e prendere realmente in considerazione le preoccupazioni della Russia riguardo la sicurezza».

Parlando di «reali preoccupazioni sulla sicurezza», si stava chiaramente riferendo all’espansione della Nato sempre più vicino al confine russo e alle basi militari americane piazzate nelle vicinanze (inclusa l’Ucraina), spiega appunto Eric Zuesse per Global Research.

«In altre parole, questo diplomatico ha detto: “L’Occidente ha un’attitudine cosiddetta a somma zero verso la Russia, anziché cercare di muoversi con un approccio grazie al quale nessuna superpotenza nucleare possa trarre benefici a spese di un’altra”. Questa è una critica diretta a Barack Obama e a tutti i leader pro-Obama, anti-Putin ed europei». Obama, prosegue Zuesse, continua a ripetere che di tutte le nazioni si può fare a meno, ad eccezione degli Usa, «quindi chiaramente pensa che anche della Russia si possa fare a meno».

«Non si tratta solo di un insulto, ma di un atto provocatorio – aggiunge Zuesse – è come se si stesse cercando la lotta. E per cosa?». «La Cina sta dicendo a Obama: fermati. E implicitamente gli sta anche dicendo che la Cina non è superflua».

Poco prima del colpo di stato in Ucraina, la società di ricerche e indagini sociali Gallup International nel dicembre 2013 ha diffuso i risultati di un sondaggio in 65 nazioni secondo cui: «Gli Stati Uniti sono il paese maggiormente scelto (24%) tra le nazioni indicate a rappresentare il pericolo più grande per la pace nel mondo. Seguono il Pakistan (8%), la Cina (6%), la Corea del Nord, Israele e Iran (5%). Tra chi ha risposto, ad avere maggiore paura degli Usa si sono rivelati i russi (54%), i cinesi (49%) e i bosniaci (49%)».

Questi dati ci fanno intendere come possano essere visti l’Occidente e le azioni da esso compiute guardando da un’altra prospettiva, cioè quella del resto del mondo.

«Eppure Obama continua a dichiarare che gli Stati Uniti sono l’unica nazione indispensabile al mondo» prosegue Zuesse, che evoca poi gli spettri di passati nazionalismi e ricorda, con parole amare, come nel 2009 proprio Obama abbia vinto il premio Nobel per la pace.

1) Eric Zuesse è autore del recente They're Not Even Close: The Democratic vs. Republican Economic Records, 1910-2010 e di Christ's ventriloquists: The Event that Created Christianity

 

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