Come uscire da malessere, dolore, sofferenza e scomodità?

Nella nostra parte di mondo nord occidentale, molte persone hanno varie possibilità per migliorare la propria esistenza ma non le colgono; e il problema non è nemmeno di uscire dalla famosa zona di comfort, perché spesso si presentano alternative che sono più confortevoli di quelle che si vivono.

Come uscire da malessere, dolore, sofferenza e scomodità?

Nella nostra parte di mondo nord occidentale, molte persone hanno varie possibilità per migliorare la propria esistenza ma non le colgono; e il problema non è nemmeno di uscire dalla famosa zona di comfort, perché spesso si presentano alternative che sono più confortevoli di quelle che si vivono. Infatti è difficile ritenere che siano confortevoli situazioni in cui si sta male, si corre tutto il giorno inseguendo infiniti impegni per essere ben sicuri di non fermarsi e non pensare, si fanno lavori che si odiano o che sono dannosi per le persone e l’ambiente, ci si fa sfruttare, si hanno colleghi di lavoro che non piacciono, si è tristi, spesso disperati, non si fa veramente quello che si vuole, si è stanchi, si hanno dolori fisici e non. Eppure, anche di fronte alla possibilità di uscire dal proprio sconforto ed entrare nel conforto, ci si rifiuta ostinatamente di farlo. Le risposte del perché si agisca in questo modo, apparentemente illogico, possono essere varie. Ad esempio si è così abituati a lamentarsi, a dare la colpa agli altri dei propri problemi e difficoltà, che paradossalmente diventa una dipendenza. È assurdo da notare ma il dolore, il malessere, il disagio, la sofferenza diventano il propellente della vita, li si ha frequentati così tanto che non se ne può fare a meno, come una specie di sindrome di Stoccolma dove la vittima e il carnefice sono la stessa persona. Non è poi azzardato affermare che più una persona si sente sfortunata e vede solo il negativo, più si predispone al peggio. In fondo se si vedesse il positivo magari si agirebbe di conseguenza credendo in se stessi e anche negli altri.

Invece si rimane nello sconforto e nel rassicurante cliché di pessimismo, lamento e negatività, dove la colpa è sempre degli altri, che siano i colleghi di lavoro, il compagno, la compagna, il capoufficio, i parenti, gli amici, il governo, la massoneria, gli extraterrestri e così via. C’è poi un’altra caratteristica che purtroppo appartiene alla specie umana quando, nonostante possa scegliere il meglio che ha comodamente a portata di mano servito su di un piatto di argento, sceglie il peggio: questa caratteristica si chiama autolesionismo. Gli esseri umani sono capaci di grandi imprese e intelligenza ma anche di immani sciagure, si pensi alle guerre, al nucleare civile e militare. Non si può che essere degli autolesionisti se invece di scegliere il meglio si sceglie il peggio, se invece di scegliere il positivo si sceglie il negativo, se invece di darsi delle possibilità le si nega, anche quando le si ha a disposizione senza nemmeno particolare sforzo, anzi lo sforzo sarebbe molto minore di quello che si fa per soffrire quotidianamente. Addirittura, pure quando viene offerto aiuto disinteressato lo si rifiuta, continuando ovviamente a lamentarsi di quanto è difficile la vita, quanto siamo sfortunati, gli altri non ci capiscono e sono tutti cattivi, ecc… E non importa il livello di studio, le lauree che si hanno o i libri che si sono letti; l’autolesionismo non guarda alla cultura, è un virus che si attacca a chiunque non lo vuole evitare. Quando poi si diventa così assuefatti al negativo, arrivati a un certo punto della propria vita ci si dà la scusa finale: ormai è troppo tardi, sono troppo vecchio, chi me lo fa fare... E intanto intorno a noi ci sono persone anche più vecchie di età ma molto più giovani di spirito, così come ci sono ventenni che sono già vecchi. Perciò si vive senza vivere e arrivati al traguardo ci si chiede: che ho fatto? Mi sono lamentato, non ho creduto in me e negli altri. Veramente una triste storia senza lieto fine.

Chi invece vuole invertire la rotta, cambiare in meglio e vedere il positivo in se e negli altri, può partecipare al corso Cambiare vita e lavoro si può, che si terrà il 7 giugno 2026 in provincia di Feltre. Qui le modalità per partecipare

Foto: İbrahim Halil Ölmez su Pexels

 

 

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