Congo: quelle ricchezze macchiate di sangue

Coltan, cobalto, idrocarburi, diamanti: il Congo è un paese ricchissimo di materie prime, ma che non vanno certo ad arricchire la sua popolazione. Anzi, la condannano a un bagno di sangue, a eterni conflitti per lo sfruttamento di quelle risorse. Il paese dove sono stati uccisi l'ambasciatore italiano Luca Attanasio e il carabiniere Vincenzo Iacovacci, insieme al loro autista locale.

Congo: quelle ricchezze macchiate di sangue

In quanti sanno cos'è il coltan? Eppure, lo usiamo tutti i giorni e si sono combattute e si combattono guerre per averlo. Lo teniamo in mano, lo usiamo con disinvoltura. Ci dialoghiamo. Mandiamo messaggi. Si', e' nei nostri telefonini che ci sono cosi' cari, e' nei chip dei nostri computer.

Il termine coltan e' la contrazione di columbite-tantalite e il suo valore dipende proprio dal tenore di tantalite. Quello che viene estratto nella Repubblica democratica del Congo e' ad alto tasso di tantalite, da qui il suo valore e la necessita' di avere, da parte delle industrie dell'informatica, proprio il Coltan congolese. La terra rara viene utilizzata per la fabbricazione di telecamere, cellulari e molti altri apparecchi elettronici. Il Coltan serve ad ottimizzare il consumo di energia nei chip di nuova generazione, portando un notevole risparmio energetico e a ottimizzare, quindi, la durata della batteria. La funzionalita' di ogni apparecchio elettronico dipende proprio da questo minerale.

Si tratta anche di un mercato molto instabile: nel 1998 costava 2 dollari al chilogrammo, nel 2004 - quando la domanda era estremamente elevata - e' arrivato a toccare i 600 dollari, oggi vale tra i 100 e 150 dollari al chilogrammo. Il prezzo varia, anche, in base alla possibilita' di estrarlo.

L'80 per cento delle riserve mondiali si trova proprio in Congo. Le guerre, anche a bassa intensita', che si combattono nella regione del Kivu, servono alle varie milizie presenti sul territorio proprio per impadronirsi dei giacimenti e quindi poter esercitare il monopolio dell'estrazione, contrabbandare il minerale nei Paesi vicini - come il Ruanda che e' diventato uno dei maggiori esportatori, pur non avendo giacimenti di Coltan, per poi venderlo alle industrie produttrici di componenti elettronici. Lo sfruttamento incontrollato di questa risorsa congolese ha costretto l'Onu ad accusare, in un rapporto del 2002, le compagnie impegnate nello sfruttamento delle risorse naturali del Congo - quindi anche il Coltan - di favorire indirettamente i conflitti civili nell'area. Un'altra piaga nella piaga è che le milizie che controllano i giacimenti utilizzano manodopera minorile. Un rapporto di Medici senza Frontiere spiega che molti di questi 'schiavi' muoiono di fatica e di diverse malattie: compromissione di cuore, vasi sanguigni, cervello e cute; riduzione della produzione di cellule ematiche e danneggiamento dell'apparato digerente; aumento dei rischi del cancro; difetti genetici nella prole; malattie dell'apparato linfatico.

Poi il Congo, dove hanno trovato la morte l'ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, ha anche i diamanti ed è fra i primi produttori mondiali di cobalto, sempre più ricercato per l'impiego nella costruzione di telefonini e batterie di auto elettriche. Il sottosuolo di questo paese africano è inoltre ricco di petrolio, oro, argento, uranio.

Da vent'anni ormai i rapporti Onu denunciano come i proventi del commercio di coltan e di altre risorse naturali pregiate abbiano alimentato la guerra civile fatta di vari conflitti regionali che tra il 1996 e il 2003, proprio nell'est del paese dove si trova il Kivu, causò la morte di milioni di persone soprattutto di fame e malattie.

 

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