L'agricoltura intensiva genera microbiomi del suolo con una maggiore probabilità di trasmettere all'uomo patogeni resistenti agli antibiotici rispetto ai metodi di coltivazione a minore intensità: ad affermarlo è la ricerca, pubblicata sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences". In altre parole, l'agricoltura moderna potrebbe contribuire alla diffusione di infezioni resistenti appunto agli antibiotici.
I ricercatori hanno confrontato i microbiomi del suolo provenienti da quattro diversi sistemi di coltivazione: coltivazione intensiva di mais con lavorazione profonda del terreno, uso di fertilizzanti sintetici e biocidi (non antibiotici) contro i funghi patogeni; due sistemi a media intensità, caratterizzati da un uso ridotto di biocidi e lavorazioni del terreno, e dall'impiego di letame bovino per ridurre o eliminare i fertilizzanti sintetici; e infine un sistema a bassa intensità basato sul pascolo alternato a colture di copertura senza lavorazione del terreno, con uso sporadico di biocidi, letame o fertilizzanti sintetici.
Il team ha analizzato i microbiomi dei suoli di questi sistemi agricoli, nonché il letame utilizzato nei campi a media intensità, come spiega anche Douglas Fox sulla rivista Anthropocene. Attraverso la metagenomica, hanno quantificato l'abbondanza e la diversità di tre elementi: i geni di resistenza agli antibiotici (ARG); gli elementi genetici mobili (MGE), capaci di trasferire tali geni da una specie batterica all'altra; e i patogeni umani noti in grado di acquisire tali geni di resistenza.
È emerso che il letame utilizzato per concimare le colture conteneva elevate quantità di ARG e MGE. Tuttavia, una volta distribuito sui campi, la maggior parte dei batteri portatori di questi elementi non è riuscita a insediarsi, soccombendo alla competizione con i microbiomi diversificati già presenti nei terreni a media intensità. Di conseguenza, la presenza di ARG e MGE è risultata inferiore in questi suoli a media intensità rispetto a quelli a alta intensità. Il team ha stimato il rischio relativo che un patogeno acquisisca un gene di resistenza agli antibiotici (ARG) e infetti l'uomo. È emerso che il rischio di trasmissione è significativamente più elevato nei campi a coltivazione intensiva rispetto a quelli a intensità media.
Gli studiosi attribuiscono tali risultati a due fattori presenti nei campi a coltivazione intensiva: una minore diversità batterica, che riduce la probabilità di competizione a svantaggio dei batteri portatori di ARG, e lo stress ambientale causato da fertilizzanti sintetici, biocidi (spesso contenenti rame o altri metalli pesanti) e lavorazioni del terreno, fattori che possono favorire i batteri dotati di ARG ed elementi genetici mobili (MGE).
L'agricoltura intensiva comporta già ingenti emissioni di gas serra derivanti dai fertilizzanti sintetici e il ruscellamento che inquina fiumi, acque costiere e laghi. Questi nuovi risultati suggeriscono l'esistenza di un ulteriore impatto, finora trascurato: la diffusione di patogeni resistenti ai farmaci potenzialmente dannosi per l'uomo.
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