Decreto Liberalizzazioni: stop agli incentivi per il fotovoltaico a terra

Il pacchetto Liberalizzazioni interrompe la concessione degli incentivi statali per il fotovoltaico agricolo a terra. Una norma che dovrebbe limitare la sottrazione di terre fertili all'agricoltura, accompagnata, però, da un comma che aumenta l'importo dei sussidi per le installazioni su serra. Col rischio di danneggiare ulteriormente i paesaggi rurali.

Decreto Liberalizzazioni: stop agli incentivi per il fotovoltaico a terra
Con l'entrata in vigore del decreto legge 1/2012 - approvato dal Consiglio dei Ministri il 20 gennaio e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 24 -, il fotovoltaico agricolo a terra non potrà più accedere al Conto Energia. Fanno eccezione gli impianti che hanno già ottenuto il titolo abilitativo al momento dell'entrata in vigore del provvedimento o per i quali sia stata presentata richiesta per il conseguimento del titolo, a condizione che l'impianto entri in esercizio entro un anno. Le principali associazioni del comparto - Anie/Gifi, Aper, Assosolare e Asso Energie future - hanno tentato di bloccare la norma, chiedendo al governo di stralciare l'articolo incriminato, il 65. Al coro di protesta si è unita anche la Cgil, che ha chiesto di correggere il testo per garantire il massimo sostegno alle rinnovabili, anche in virtù delle potenzialità occupazionali del settore. La norma, infatti, incidendo retroattivamente sul DLgs 3 marzo 2011 n. 28, va a danneggiare gli operatori che hanno già effettuato investimenti contando di ricevere gli incentivi statali e che ora rimarranno a bocca asciutta. D'altra parte, l'interruzione degli aiuti dovrebbe porre un limite al consumo di suoli fertili, frenando il proliferare di impianti a scapito dell'agricoltura, soprattutto nelle regioni meridionali. Un dato positivo per la tutela di terreni sempre più abusati: secondo recenti dati di Coldiretti i suoli agricoli ospitano già il 42,4% del fotovoltaico complessivo, con un ritmo di espansione preoccupante sia sotto il profilo della produzione, che rispetto alla tutela ambientale. Lo stesso ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha spiegato la norma con la volontà di bloccare uno sviluppo che ha determinato, oltre a tensioni sugli affitti, anche impatti negativi a livello paesaggistico. Una preoccupazione che non trova riscontro, però, andando avanti nella lettura del provvedimento. Al comma 3 dello stesso articolo 65, il decreto equipara infatti le tariffe incentivanti per gli impianti su serre a quelle previste per gli edifici. La norma specifica che i moduli fotovoltaici non possono occupare più del 50% della superficie della serra; con l'aumento degli incentivi, tuttavia, qualsiasi considerazione di tutela paesaggistica rischia di essere spazzata via dal maggiore beneficio economico conseguibile, e al contempo potrebbe venire meno lo stimolo alla produzione per l'auto consumo da parte di famiglie e industria. Anche sul fronte delle altre fonti rinnovabili i segnali non sono incoraggianti. I decreti attuativi previsti dal DLgs. 28/2011 per la disciplina degli incentivi alle rinnovabili elettriche (con l'esclusione del fotovoltaico) e termiche e per l'efficienza energetica - su cui Catania è a lavoro insieme ai ministri all'Ambiente e allo Sviluppo economico Clini e Passera - dovrebbero, secondo le prime anticipazioni, ridurre il peso degli incentivi. Le nuove disposizioni saranno presentate entro la fine del mese di febbraio, ma le associazioni di categoria hanno già individuato alcuni punti critici a partire dalle prime indiscrezioni circolanti. Si parla, infatti, di una riduzione complessiva del tetto massimo di spesa, quanto delle singole tariffe incentivanti previste per eolico, geotermia e biogas derivante da rifiuti. Anev (Associazione nazionale energia del vento), Anie (federazione nazionale imprese elettrotecniche) e Aper (Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili) hanno già scritto al governo per chiedere di lasciare inalterato l'importo degli incentivi, fino al raggiungimento della grid parity per ciascuna tecnologia, cioè la parità tra il costo del kW prodotto dal fotovoltaico e quello ricavato da fonti fossili. Per il momento, però, dall'esecutivo non sono giunte risposte.

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