La Fiat e la mobilità insostenibile

Fiat ha acquisito l’ultima parte della Chrysler, grandi feste e grossa soddisfazione. Si parla di una ripresa indiretta anche degli stabilimenti italiani. Ma c’è davvero da essere contenti? Direi proprio di no.

La Fiat e la mobilità insostenibile

Considerati tutti i trend di esaurimento risorse, sconvolgimenti climatici derivanti dall’uso di combustibili fossili, inquinamento, congestione delle città, cementificazione, la peggiore cosa da fare in assoluto è rilanciare l’automobile come mezzo di trasporto. Non ha alcun senso da nessun punto di vista.
In Italia il mercato è saturo, ormai anche i cani e i gatti hanno le loro automobili, difficile venderne ancora e difatti il mercato (fortunatamente) è in calo. A livello mondiale la concorrenza è assai agguerrita.  Perché allora con tutti i soldi che la Fiat ha, le competenze, le tecnologie, le persone, non prova a produrre qualcosa di diverso e di più intelligente?
Soluzioni e possibilità da percorrere domani mattina ce ne sarebbero. Se gli piace tanto l’automobile almeno lanciassero quella elettrica oppure  potrebbero puntare sul trasporto pubblico che sarà il protagonista dei prossimi anni o fare della micro cogenerazione che hanno addirittura inventato loro dove avrebbero campi di intervento sterminati o ancora puntare al settore delle rinnovabili dove si ritroverebbero immediatamente leader a livello mondiale, hanno un intero paese del sole su cui intervenire. Agendo in questo modo inoltre si creerebbero moltissimi nuovi posti di lavoro, altro che licenziamenti, ricatti ai lavoratori e casse integrazioni.
Invece niente di tutto ciò: le rinnovabili alla Fiat sono pressoché sconosciute, hanno chiuso la Irisbus unica fabbrica che faceva mezzi pubblici, sulla macchina elettrica addirittura l’ex ministro dell’Ambiente Clini aveva polemizzato con Marchionne perché l’utilizzo dei fondi pubblici per lo sviluppo di questo settore non aveva prodotto alcun risultato apprezzabile, la micro cogenerazione è stata messa in un cassetto dalla metà degli anni settanta per non fare un dispetto all’Enel. E la ciliegina sulla torta è che per ammissione dello stesso Marchionne la Fiat punterà sul rilancio dell’Alfa Romeo e Maserati, cioè automobili costose che non hanno certo nei bassi consumi la loro forza.
Quindi al Fiat fa esattamente tutto il contrario di quello che servirebbe per una politica industriale di mobilità sostenibile, anzi direi proprio che fa tutto il contrario anche solo di una politica industriale che abbia un minimo di senso e lungimiranza.
Per quale motivo allora si deve ancora pensare a questa industria come ad orgoglio e vanto nazionale? Perché la si deve supportare con fiumi di denaro pubblico se la sua politica è contro le persone e l’ambiente?
Di questo passo continuando a produrre automobili si passerà direttamente dalla Ferrari al mulo e tutto ciò grazie ad imprenditori e politici che ci riporteranno se va bene alle carrozze a cavallo, se va male all’età della pietra. I veri nemici del progresso sono questi signori che si credono dei grandi manager ma non hanno una minima idea di futuro e vivono costantemente nel passato, un passato fatto di motori dell’ottocento e che obbediscono all’unico credo che hanno: profitto per pochi e danno per tutti.

 

 

Commenti

Se la FIAT investisse in Italia nei settori indicati dall'editoriale farebbe proprio il contrario di quello che è il suo scopo e la sua natura di azienda privata capitalistica e per di più multinazionale. Ma ve la vedete voi una FIAT che si toglie i suoi marchionneschi profitti per metterli al servizio di tutti i pendolari (compresi i cervelli emigranti) italiani?Suvvia, un po' di sano pensiero marxiano a diradare le nebbie di quanti continuano ad amoreggiare con le briciole che cadono dalla tavola dell'epulone!
Franco, 17-01-2014 06:17
Finalmente un ottimo articolo.
Erino, 18-01-2014 09:18
Rispondo al signor Franco: Ha perfettamente ragione, tranne che per un piccolissimo particolare... Sono 40 anni che la Fiat prospera grazie agli ammortizzatori sociali e incentivi vari che lo Stato italiano (e di conseguenza i cittadini tutti) hanno generosamente elargito. Ergo, o alla Fiat si tolgono tutti i benefit e inizia a comportarsi da vera azienda privata capitalistica, oppure dovrebbe essere obbligata a destinare una buona fetta della "ricerca" interna a scopi sociali. Non si può sempre pensare di prendere e basta dalle tasche di mamma Italia
Barbara, 21-01-2014 08:21

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