Il lusso di pensare

Nell’epoca del “non c’è tempo”, si è circondati da persone che corrono e sono costantemente immerse in una qualche attività, il tutto fatto quasi sempre con l’ausilio della lampada di Aladino tascabile ovvero l’ormai sacro telefono cellulare. Non c’è tregua dal lavorio incessante delle distrazioni, non esistono pause nella costante (dis)attenzione a qualcos’altro.

Il lusso di pensare

Nell’epoca del “non c’è tempo”, si è circondati da persone che corrono e sono costantemente immerse in una qualche attività, il tutto fatto quasi sempre con l’ausilio della lampada di Aladino tascabile ovvero l’ormai sacro telefono cellulare. Non c’è tregua dal lavorio incessante delle distrazioni, non esistono pause nella costante (dis)attenzione a qualcos’altro. Non appena c’è un momento in cui per qualche motivo si ha una pausa da un lavoro o una qualsiasi attività (dove non ci si serva già di un dispositivo elettronico), immediatamente si prende in mano la lampada di Aladino tascabile e si cerca qualcosa, tanto gli stimoli sono infiniti e ci si potrebbe passare l’eternità. Anche alla sera la ricerca di “qualcosa” avviene fino al momento prima di spegnere la luce o anche dopo, perché la luce stessa viene dalla lampada di Aladino.
Quando si viaggia si osserva che ormai non c’è treno, metro, autobus dove le persone non siano con la testa china sulla propria lampada di Aladino e viene da chiedersi: ma il tempo per pensare quando lo trovano? Non guardano il paesaggio o fuori, spesso non parlano nemmeno con gli altri anche fossero amici, parenti o partner e, se sono soli, sembra che pensare o contemplare sia inconcepibile.
Non è un caso che siano esplose proposte di mille tipi su meditazione o metodologie simili per tentare in qualche modo di riportare a se stessi la mente.
La sensazione è che quindi pensare stia diventando un lusso e ogni secondo lo si debba usare per distrarsi o fare qualcosa, come se si fosse in una costante gara contro il tempo.
O forse più semplicemente pensare porterebbe a riflessioni che è meglio non fare. Meglio non chiedersi se quello che si sta facendo ha un senso oppure no. Già la sola domanda fa paura perché poi quella domanda potrebbe diventare incessante, così incessante da doverci mettere di fronte a noi stessi e forse chissà, magari anche tentare di cambiare. Ma non c’è pericolo, le infinite distrazioni sono lì apposta per veicolarci prodotti da comprare sia per non farci pensare e quindi non porci domande scomode.
Riuscendo sempre meno a pensare, il pensare stesso diventa un privilegio di chi riesca a fare silenzio, riesca a concentrarsi su di sé e magari anche elaborare una via di uscita da una distrazione costante che ovviamente non porta nulla di buono e allontana sempre più da sé e gli altri.
Così quando ci si ritrova a pensare circondati da menti indaffaratissime a distrarsi, si benedice la fortuna di poterlo ancora fare in una strana sensazione dove il normale diventa anormale e quello che ci ha sempre contraddistinto cioè la capacità di elaborazione, è diventata una rarità. L’ovvia conseguenza è che se non pensiamo più, ci sarà chi lo farà per noi ed ecco già pronta la famosa intelligenza artificiale che ci sostituirà e, quando questo succederà, sarà troppo tardi per accorgersene.
Forse è il caso di alzare la testa e non lasciare che qualcun’altro pensi e agisca per noi.

 

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