Nell’ambito del progetto Lucania Ambiente e Salute (LucAS) promosso dalla Regione Basilicata è stata presentata la prima fase (quesiti di ricerca) della linea di ricerca di epidemiologia geografica relativa alle analisi statistiche sulla mortalità generale e specifica per alcune cause selezionate nella Regione Basilicata e in nove aree specifiche.
La mortalità 2013-2023 «mostra particolari gradienti interni alla regione lucana evidenziando come sia più appropriato parlare delle Basilicate e non della Basilicata – si legge nello studio - Prendere atto di questa complessità implica dover sempre collocare la valutazione del profilo di salute di un’area particolare nelle dinamiche di lungo raggio che sono strutturali in questa regione. In conclusione, come ricordato ai fini della definizione dei quesiti di ricerca, si evidenziano come aree meritevoli di particolare attenzione l’area della Val d’Agri e di Tempa Rossa, e l’area di Melfi».
Nelle conclusioni dello studio si legge:
«Questo rapporto fa parte della prima fase della ricerca partecipata di Epidemiologia geografica e sorveglianza epidemiologica nell’ambito del progetto LucAS. La prima fase della ricerca partecipata ha come obiettivo la definizione dei quesiti di ricerca. Non si tratta perciò di raggiungere risultati definitivi ed esaustivi, ma di accompagnare il processo di definizione dei quesiti sulla base dei quali verrà redatto il protocollo di ricerca definitivo. Dal punto di vista comunicativo, l’obiettivo didattico vorrebbe rendere chiara a tutti, ricercatori e cittadini, l’incertezza connessa a questi studi epidemiologici di tipo descrittivo. Incertezza in senso lato, in quanto intendiamo con questo termine includere anche ciò che non possiamo o che decidiamo di non valutare e quindi non solo l’incertezza legata alle approssimazioni che ci troviamo a fare. Per il primo caso non possiamo stimare delle misure di associazione con fattori di rischio, nel secondo le stime di rischio saranno imprecise a causa della piccola numerosità delle popolazioni indagate. Questo sarà vero anche alla fine della ricerca partecipata, ma in questo primo rapporto è particolarmente evidente per l’ampio intervallo di confidenza di molte stime di rischio presentate, per la parziale incoerenza dei risultati presentati e soprattutto per la scelta arbitraria delle cause di morte valutate e per le omissioni di cause importanti (ad esempio per l’area di Rotondella i tumori tiroidei). Non è nostro compito in questo lavoro essere esaustivi, ma sollecitare la discussione in corso sui quesiti di ricerca. Il presente lavoro fornisce importanti elementi per la fase di discussione sui quesiti di ricerca in quanto presenta un aggiornamento al 2023 del profilo di mortalità per cause scelte in alcune aree della Regione Basilicata, scelte sulla base delle indicazioni del progetto LucAS (cioè di fonti di pressione ambientale definite a priori) e su considerazioni di opportunità dettate dalla disponibilità di precedenti studi epidemiologici. Un aggiornamento che non fornisce risposte ma solleva interrogativi.
Inoltre, presentiamo una valutazione originale sulla variabilità interna alla regione dei rischi di mortalità generale e causa-specifica. Le Basilicate e non la Basilicata. Prendere atto di questa complessità implica dover sempre collocare la valutazione del profilo di salute di un’area particolare nelle dinamiche di lungo raggio che sono strutturali in questa regione. Invitiamo quindi il lettore ad un’attenta valutazione degli eccessi per patologie circolatorie e respiratorie che testimoniano tendenze, si direbbe tecnicamente, secolari che, nonostante l’inevitabile globalizzazione, tuttora mostrano una rilevante persistenza.
Più difficile è la valutazione relativamente alla patologia tumorale, che richiederebbe di scendere nel dettaglio dei singoli tipi tumorali, quesito di ricerca importante per il prosieguo della ricerca. Tuttavia, si manifesta una struttura spaziale particolare che comprende aree a rischio importanti (la Val d’Agri, l’area di Melfi). La metodologia di analisi geografica a livello comunale permette questi confronti a livello intra-regionale e pone la necessità di quella fase di definizione degli scenari di sanità pubblica che la ricerca partecipata sui profili di salute prevede. Nel 2023 si comincia a delineare un differenziale regionale per la patologia oncologica non presente nella letteratura epidemiologica precedente. Cominciamo ad aprire il dibattito, a partire dai quesiti di ricerca, dal protocollo di analisi e dagli scenari di sanità pubblica.
Certo, l’invecchiamento della popolazione e lo spopolamento delle aree interne, evidenti ad esempio nella Val d’Agri, pongono dei problemi metodologici specifici in merito all’efficacia di procedure di standardizzazione e rimozione dell’effetto della diseguale distribuzione per età delle popolazioni che vengono confrontate. Nelle tabelle riassuntive si trova perciò accanto all’indice usuale, il rapporto standardizzato di mortalità (SMR), anche il rapporto tra tassi standardizzati diretti (comparative mortality figure CMF). I due indici dipendono in modo diverso dalla distribuzione per età delle stime di rischio, il primo assume valido un modello moltiplicativo, il secondo è robusto nel caso di violazione di questa assunzione e permette confronti validi tra aree molto diverse per struttura demografica. È comunque importante notare che non abbiamo trovato sostanziali differenze tra questi due indici, a conferma della solidità dei risultati presentati.
I dati di mortalità ISTAT sono ormai una fonte importante di informazione, sono di qualità certificata soprattutto, come abbiamo fatto in questo lavoro, se ci concentriamo sui grandi raggruppamenti di cause. Eventuali distorsioni sono attese per cause specifiche magari legate alla disponibilità di strumenti diagnostici moderni o legati a diagnosi opportunistiche.
I metodi statistici sono ormai largamente usati, per gli indicatori di rischio abbiamo sostanzialmente seguito la procedura usata nello studio SENTIERI (SENTIERI 2011; SENTIERI 2023), sostanzialmente per facilitare il confronto tra i nostri risultati e quanto presente in letteratura.
La definizione delle aree è largamente arbitraria. Per alcune di esse era obbligatoria (Potenza, Matera e i due SIN di Tito e della Val Basento). Per altre abbiamo ove possibile preferito mantenere la definizione di precedenti studi epidemiologici descrittivi, in genere commissionati, in varie forme, all’Istituto Superiore di Sanità. Abbiamo anche cercato di mantenere una corrispondenza con l’Atlante Labianca (2015-2016) in quanto rappresenta un momento importante di confronto a livello regionale della evoluzione spazio-temporale dei profili di mortalità in Lucania. Per l’area di Tempa Rossa abbiamo usato, come definizione
ristretta, i comuni indicati nella Scoping review ambientale (Total 2013) ed abbiamo scorporato alcuni comuni dall’area Val d’Agri come definita dall’ISS (Musmeci 2015). Non abbiamo eseguito analisi sul solo comune di Rotondella, preferendo restare nella definizione di 5 comuni del rapporto ISS (Soggiu 2020). La Valle del Mercure è stata inclusa per la rilevanza della centrale ENEL a biomasse ed abbiamo incluso anche i comuni calabresi afferenti all’Osservatorio ambientale.
In conclusione, e come ricordato ai fini della definizione dei quesiti di ricerca, si evidenziano come aree meritevoli di particolare attenzione l’area della Val d’Agri e di Tempa Rossa, e l’area di Melfi».
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