Torna 'Io faccio la spesa giusta', per un mercato equosolidale

Secondo un’indagine promossa da Fairtrade, una quota crescente di persone include, tra i propri criteri di consumo, l’impatto che i loro acquisti possono avere per la vita dei produttori e dei lavoratori dei Paesi del Sud del mondo. Per promuovere il commercio equosolidale torna anche quest'anno Io faccio la spesa giusta.

Torna 'Io faccio la spesa giusta', per un mercato equosolidale
I consumatori sono sempre più attenti a cosa c’è dietro l’etichetta di un prodotto - quali ingredienti, quale metodo di produzione adottato, quale provenienza delle materie prime - e, allo stesso tempo, sempre più cittadini considerano che le scelte di acquisto hanno delle ricadute sui mercati e influenzano anche le piccole economie locali. Una quota crescente di persone include, tra i propri criteri di consumo, l’impatto che i loro acquisti possono avere per la vita dei produttori e dei lavoratori dei Paesi del Sud del Mondo. È quanto emerge da una ricerca globale commissionata da Fairtrade International e realizzata dall’istituto indipendente GlobeScan sulla base di 17.000 interviste realizzate in 24 Paesi. In base ai risultati di quest’indagine, sei persone su dieci (59%) ritengono di fare la differenza attraverso le proprie scelte di consumo e hanno un’aspettativa molto alta rispetto alla responsabilità sociale delle aziende. Il 79% degli intervistati ritiene, infatti, che le aziende hanno un ruolo importante nella riduzione della povertà e nel favorire lo sviluppo dei paesi del Sud del Mondo, attraverso un modo più giusto di fare commercio. Dal 15 al 30 ottobre 2011, Fairtrade Italia ci invita a Io faccio la Spesa Giusta, l’iniziativa che ci vuole far conoscere i criteri che sono alla base del commercio equosolidale e scoprire un modo alternativo di fare la spesa. Si tratta – ci racconta Andrea Nicollello-Rossi, presidente di Fairtrade Italia – di un’iniziativa che ci permette di scoprire i criteri del commercio equosolidale certificato e le occasioni per fare la spesa in un altro modo, in maniera più giusta ed equa. I prodotti del commercio equo certificati – sottolinea Nicolello - non sono solo buoni e di qualità, ma sono anche giusti perché il sistema di certificazione Fairtrade assicura un prezzo equo e stabile ai produttori del Sud del Mondo e un margine aggiuntivo da investire in progetti sociali e sanitari per le comunità, nel pieno rispetto delle colture locali. Anche in periodi difficili come questo, i consumatori con le proprie scelte di consumo possono indirizzare le dinamiche di mercato e portare dei benefici tangibili ai produttori del Sud del Mondo. Sono sempre più numerosi, infatti, coloro che scelgono il commercio equo certificato: secondo i dati dell’indagine ammonta a 4,36 miliardi di euro la spesa per i prodotti Fairtrade in tutto il mondo (+ 28% rispetto al 2009). In Italia si arriva ai 49,5 milioni del 2010 contro i 43,5 spesi del 2009. Ben il 55% dei prodotti Fairtrade proviene da agricoltura biologica. Si tratta - aggiunge Nicolello - di un segnale importante perché dimostra come i produttori del Sud del Mondo riescono sempre più a valorizzare le loro pratiche produttive e le relazioni commerciali nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente e i consumatori italiani premiano questa coerenza etica ed ambientale. Tutti gli appuntamenti dell'iniziativa sono sul sito web di Fairtrade Italia.

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Questo blog mette a disposizione una serie di articoli di "Altroconsumo" che analizzano il comportamento (quasi sempre pessimo) delle grandi aziende produttrici dei principali beni di consumo (banche, abbigliamento, una in particolare sui jeans, hard discount, computer, smartphone, arance, ananas, caffè, banane, zucchero) , con dati e criteri precisi e oggettivi... importante quindi per avere elementi certi... http://giannigirotto.wordpress.com/2009/04/14/indispensabili-il-mercato-e-letica/
Paola Tarrini, 21-10-2011 10:21

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