«Con un memorandum presidenziale firmato il 7 gennaio 2026, il Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha disposto il ritiro immediato degli Stati Uniti da decine di organizzazioni internazionali, programmi delle Nazioni Unite, organismi scientifici e piattaforme multilaterali, giudicati “contrari agli interessi nazionali”»: lo afferma ISDE Associazione Medici per l'Ambiente.
«Una decisione dirompente e gravissima, che segna uno dei più ampi arretramenti dalla cooperazione internazionale mai compiuti da una grande potenza nel secondo dopoguerra, con conseguenze dirette sulla tutela della salute pubblica, sull’azione climatica e sulla protezione dei diritti umani - spiegano dall'associazione - Tra le esclusioni più allarmanti figurano i pilastri della governance climatica e ambientale globale. Gli Stati Uniti escono dall’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo scientifico che fornisce ai governi le basi condivise per contrastare la crisi climatica, e dalla UN Framework Convention on Climate Change, l’architettura centrale degli accordi internazionali sul clima. Il ritiro coinvolge anche l’International Renewable Energy Agency, fondamentale per la transizione energetica, l’International Union for Conservation of Nature, riferimento mondiale per la tutela degli ecosistemi, e la piattaforma scientifica sulla biodiversità Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services».
«Uscire da questi organismi significa rifiutare le evidenze scientifiche su crisi climatica, perdita di biodiversità e impatti sanitari dell’inquinamento, proprio mentre l’emergenza globale richiederebbe cooperazione rafforzata e politiche basate sui dati - prosegue ISDE - Il memorandum ordina inoltre il ritiro da numerosi programmi e uffici delle Nazioni Unite dedicati a salute, infanzia, donne, acqua, città e popolazione. Tra questi figurano il UN Population Fund, centrale per la salute sessuale e riproduttiva, UN Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women, impegnata nella tutela dei diritti delle donne, UN Water e UN Human Settlements Programme, che lavora su città sane, accesso all’acqua e abitazioni sicure. Si tratta di un atto che indebolisce la prevenzione sanitaria globale, riduce il sostegno alle popolazioni più vulnerabili e compromette politiche essenziali per affrontare gli effetti sanitari di crisi climatiche, inquinamento e disuguaglianze sociali».
«La lista delle organizzazioni abbandonate comprende anche ambiti chiave come la cooperazione ambientale regionale – ad esempio la Commission for Environmental Cooperation – i programmi su foreste e deforestazione come UN-REDD, oltre a reti su democrazia e stato di diritto quali l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance, l’International Development Law Organization e la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. Il segnale politico è netto: isolazionismo, rifiuto delle regole condivise e subordinazione della scienza e dei diritti a interessi di breve periodo. Questo ritiro massiccio non è un atto tecnico, ma una scelta ideologica che rischia di legittimare analoghi arretramenti in altri Paesi, proprio mentre la comunità internazionale dovrebbe rafforzare gli strumenti comuni per affrontare crisi climatica, inquinamento, pandemie e disuguaglianze, tutte strettamente interconnesse con la salute umana».
Per ISDE – Medici per l’Ambiente, «questa decisione rappresenta un grave passo indietro per la salute pubblica globale. Senza cooperazione scientifica, senza organismi multilaterali forti e senza politiche climatiche condivise, aumentano i rischi sanitari, ambientali e sociali per tutti, inclusi i cittadini statunitensi. La salute umana è inseparabile dalla salute degli ecosistemi: uscirne non rende più sicuri, ma più vulnerabili».
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