ISDE scrive ai sindaci: «Qualità dell'aria, non si può aspettare il 2030»

ISDE Italia torna a rivolgersi alle amministrazioni comunali sui rischi sanitari dell’inquinamento atmosferico. Lettere sono state inviate ai Comuni di Padova, Roma, Trento, Venezia e Verona, con i dati aggiornati del progetto “Cambiamo Aria” e la richiesta di accelerare gli interventi per ridurre traffico ed emissioni, migliorare l’efficienza degli edifici e rafforzare il verde urbano.

ISDE scrive ai sindaci: «Qualità dell'aria, non si può aspettare il 2030»

ISDE Italia torna a rivolgersi alle amministrazioni comunali sui rischi sanitari dell’inquinamento atmosferico. Lettere sono state inviate ai Comuni di Padova, Roma, Trento, Venezia e Verona, con i dati aggiornati del progetto “Cambiamo Aria” e la richiesta di accelerare gli interventi per ridurre traffico ed emissioni, migliorare l’efficienza degli edifici e rafforzare il verde urbano.
I dati dei primi mesi del 2026 confermano che nelle città italiane PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono continuano a raggiungere concentrazioni molto distanti dai livelli raccomandati per la tutela della salute. Per questo ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente ha inviato nuove lettere alle amministrazioni di Padova, Roma, Trento, Venezia e Verona, coinvolgendo per conoscenza anche i rispettivi Ordini provinciali dei medici.

Al centro delle comunicazioni ci sono i risultati del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign, sulla base dei dati ufficiali delle reti ARPA e APPA.

Il confronto tra il 2025 e il 2026 prende come riferimento non soltanto la normativa oggi vigente, ma anche i limiti più restrittivi della Direttiva europea 2024/2881, applicabili dal 2030, e le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2021.

Un problema sanitario, non soltanto ambientale

Nelle lettere ISDE richiama la crescente mole di evidenze scientifiche che associa l’esposizione all’inquinamento atmosferico a mortalità prematura e aumento del rischio di patologie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche, metaboliche e neurologiche, oltre agli effetti sulla salute riproduttiva e sullo sviluppo polmonare, cerebrale e cognitivo dei bambini.

Particolarmente rilevante è il peso del PM2,5. Le stime elaborate nell’ambito del progetto Cambiamo Aria indicano che, considerando il 2025 e una popolazione di oltre 8 milioni di residenti con almeno 30 anni nelle 27 città monitorate, 6.731 decessi sarebbero attribuibili all’esposizione al PM2,5, con un intervallo stimato fra 5.048 e 7.572 casi: circa l’8% della mortalità per cause non traumatiche nella popolazione adulta considerata.

Padova: peggiorano PM10 e PM2,5

A Padova, ISDE segnala un peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2025. Nei primi sei mesi del 2026 le giornate con PM10 superiori alla futura soglia europea sono salite a 34 nella stazione Arcella-Traffico e a 27 alla Mandria, valori già superiori alle 18 giornate consentite nell’intero anno dalla direttiva dal 2030. Particolarmente critica la situazione del PM2,5 alla Mandria, dove le giornate oltre 25 µg/m³ sono passate da 57 a 80. La lettera segnala inoltre una crescente criticità legata all’ozono.

Roma: segnali contrastanti, ma resta elevata l’esposizione cronica

Per Roma il quadro è più articolato. Nella stazione di Corso Francia migliorano PM2,5 e NO₂, mentre a Cinecittà il PM2,5 oltre 25 µg/m³ passa da 12 a 32 giornate, superando già il massimo annuale previsto dalla direttiva europea per il 2030. La distanza dalle indicazioni OMS resta inoltre molto ampia: nel 2026 entrambe le stazioni considerate hanno registrato 47 giornate con PM2,5 sopra 15 µg/m³, mentre per il NO₂ sono state rilevate 61 giornate sopra 25 µg/m³ a Corso Francia e ben 200 a Cinecittà. Anche l’ozono mostra una forte componente stagionale: nel solo luglio sono state rilevate 8 giornate oltre 120 µg/m³ ad Allumiere e 12 a Villa Ada. Rispetto alla soglia OMS di 100 µg/m³, le giornate di superamento sono state rispettivamente 22 e 25 nel mese di luglio. Per la Capitale ISDE chiede, fra l’altro, di accelerare le politiche di riduzione del traffico, potenziare trasporto pubblico, mobilità pedonale e ciclabile, rendere pienamente operative le politiche della Fascia Verde e delle zone a basse emissioni, rafforzare il monitoraggio e integrare nelle decisioni comunali una valutazione preventiva degli effetti sanitari.

Trento: già superati alcuni valori previsti per l’intero anno

Anche a Trento la situazione dei primi sei mesi del 2026 viene descritta come peggiore rispetto al 2025. Nella stazione di traffico di Via Bolzano, le giornate con PM10 sopra 45 µg/m³ hanno già superato il numero consentito per l’intero anno dalla futura normativa europea, con un picco di 11 superamenti nel solo gennaio. Nella stessa stazione è stato inoltre già raggiunto il numero massimo annuale di superamenti previsto per il NO₂, mentre nella stazione di fondo di Parco Santa Chiara risultano ampiamente oltrepassate le giornate ammesse per il PM2,5. Secondo la lettera, nella città di Trento l’esposizione al solo PM2,5 avrebbe determinato nel 2025 una stima compresa fra 41 e 62 decessi tra le persone sopra i 30 anni.

Venezia: criticità per PM10 e PM2,5

A Venezia, i primi sei mesi del 2026 mostrano situazioni diverse nelle tre stazioni esaminate. A Sacca Fisola, le 22 giornate con PM10 sopra 45 µg/m³ hanno già superato il limite annuale previsto dalla direttiva per il 2030. Ancora più evidente la criticità del PM2,5 a Mestre-Parco Bissuola, dove si registrano 38 giornate sopra 25 µg/m³, contro le 18 consentite nell’intero anno dalla futura normativa, e 69 giornate sopra il valore giornaliero indicato dall’OMS. Per il NO₂, la stazione di Sacca Fisola ha registrato 139 giornate sopra 25 µg/m³, il riferimento OMS considerato nel progetto.

Verona: «La situazione è peggiorata rispetto al 2025»

Particolarmente forte il messaggio indirizzato a Verona, dove ISDE sottolinea che già a fine giugno alcune stazioni avevano raggiunto o superato il numero massimo di giornate con PM10 oltre 50 µg/m³ ammesso dall’attuale normativa per l’intero anno. Per il PM2,5, rispetto alla soglia OMS di 15 µg/m³, la stazione Verona-Giarol Grande aveva già registrato 98 giornate di superamento. ISDE stima inoltre per Verona una quota di mortalità attribuibile al PM2,5 pari a circa il 10% della mortalità non traumatica considerata nello studio. La lettera insiste sulla necessità di non considerare il 2030 soltanto come una scadenza amministrativa: «I cittadini di oggi hanno lo stesso diritto dei cittadini del 2030 a respirare un’aria che non li faccia ammalare». ISDE invita inoltre a evitare richieste di deroghe o rinvii nell’applicazione dei nuovi standard europei.

Ridurre le emissioni alla fonte

Il messaggio comune delle lettere è chiaro: non bastano interventi emergenziali o temporanei. Occorrono politiche strutturali, coordinate e verificabili in grado di ridurre stabilmente le emissioni e l’esposizione della popolazione. Tra le misure indicate ricorrono la riduzione del traffico motorizzato, il potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità attiva, una maggiore efficienza energetica degli edifici e il rafforzamento del verde urbano, con particolare attenzione a bambini, anziani, persone con patologie croniche e popolazioni socialmente più vulnerabili.

Per ISDE, qualità dell’aria, crisi climatica e ondate di calore devono essere affrontate come aspetti collegati della stessa crisi ambientale: ridurre l’uso dei combustibili fossili significa produrre contemporaneamente benefici per clima, salute e qualità dell’aria.

Foto: Jimmy Liao su Pexels

 

 

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