Italia: perchè siamo diventato un paese di vecchi, soli e senza futuro?

Vive da solo il 29,5% degli anziani, quota che sale al 37,0% tra chi ha 75 anni e oltre e al 49,9% tra chi ha almeno 85 anni. Oggi le persone con almeno 65 anni costituiscono il 25,1% della popolazione totale.

Italia: perchè siamo diventato un paese di vecchi, soli e senza futuro?

Vive da solo il 29,5% degli anziani, quota che sale al 37,0% tra chi ha 75 anni e oltre e al 49,9% tra chi ha almeno 85 anni. Oggi le persone con almeno 65 anni costituiscono il 25,1% della popolazione totale.
Nel periodo 1951-2025 i minori fino a 17 anni sono diminuiti del 38,8% e i giovani tra i 18 e i 34 anni del 18,9%. Le persone di età tra 35 e 64 anni sono invece aumentate del 53,7% e quelle con almeno 65 anni del 248,6%. Le proiezioni demografiche al 2050 indicano che gli anziani saranno oltre 18,9 milioni, il 34,6% del totale: più di un italiano su tre.
Il 36,6% degli anziani dichiara che, seppure autosufficiente, ha comunque bisogno di qualche aiuto nella vita quotidiana. In vent’anni la percentuale di persone con 65 anni e oltre che si sente fragile e chiede un supporto è raddoppiata: nel 2006 era pari al 18,3%.
Questi sono alcuni dei dati estrapolati dal 59° rapporto Censis sulla vecchiaia in Italia.
 
Dal rapporto emerge un quadro deprimente di una società che sembra rinunciare al futuro, ma proviamo a fare un'analisi di questa situazione, soprattutto se si vuole fermare il declino.
Negli anni Sessanta e Settanta il cinema e i primi vagiti della televisione mostravano che l’italiano veramente realizzato e felice era il cittadino, vestito elegante, che aveva la macchina, un lavoro ben pagato, che poteva potersi pagare delle belle vacanze e comprava nei negozi anche e sopratutto prodotti superflui. Gli anni Ottanta sono stati quelli dell’inizio dell’edonismo, la fine delle ideologie, dei sogni di cambiamento sociale, delle rivendicazioni, tutte confluite nel mors tua, vita mea. In fondo interessava solo potersi comprare quello che avevano i “padroni”. Meglio spassarsela, altro che rivoluzioni. Gli anni Novanta: l’apoteosi berlusconiana, il trionfo dell’incubo italiano, tutti contro tutti, i soldi come unico parametro di vita, la cultura distrutta, sostituita da culi e tette in prima serata. L’italiano, anche quello del cosiddetto “popolo”, che immedesimandosi vota in massa un miliardario che si arricchisce alle sue spalle fra un processo e un'orgia. Cosa potevano produrre decenni del genere, dove l’obiettivo non era certo il noi ma l’io all’ennesima potenza? Tutto era concesso, bastava avere i soldi per permetterselo e se non c’erano abbastanza soldi, allora ammazzarsi di lavoro, fare qualsiasi cosa per ottenerli.
Il risultato è stato una catastrofe sociale, politica e culturale. Se i soldi sono l’alfa e l’omega è ovvio che non c’è posto per niente altro che abbia senso nella vita. Non ha senso fare i figli, roba che si reputa costosa, che richiede tempo e attenzione, meglio avere dei cani o gatti, sono meno impegnativi e ubbidiscono di più. Non ha senso salvaguardare l’ambiente, cosa vuoi che ce ne freghi di qualche alberello, tanto poi quando tutto collasserà noi non ci saremo e non ci saranno nemmeno figli e nipoti che non abbiamo fatto. Non ha senso costruire una comunità, darsi una mano, collaborare, tanto con i soldi possiamo anche vivere da soli e non avere la scocciatura degli altri che magari la pensano diversamente da noi, sono ingombranti, impegnativi. E anche gli “amici”, ormai se ne possono avere migliaia virtuali e basta un click per resettarli comodamente.
Però adesso, anche prima di quanto molti si aspettavano o speravano, i decenni di menefreghismo e consumismo fanno venire i nodi al pettine: lo stato sociale è evidentemente allo sbando anche perché se tutti si fanno gli affari loro e si preoccupano solo di se stessi, i diritti collettivi sono i primi a farsi benedire. La comunità completamente vaporizzata, sostituita dalla sua presa in giro digitale a scopo di lucro che si chiama social. L’ambiente come una discarica di spazzatura e veleni che ci stanno sommergendo, città invivibili, mass media che sono un costante distillato di terrore e pubblicità, la politica saldamente in mano a chi ha solo interessi economici e nessuno scrupolo.
Quindi non illudetevi, con la vostra indispensabile partecipazione non rientrate nei piani di chi vi ha spennato fino a oggi e continuerà a farlo. Adesso non c’è più walfare, semmai ci sia stato, non ci sono più famiglie allargate, non ci sono neanche più le famiglie ma un esercito di single. Se si vuole avere una qualche parvenza di futuro, non c’è altra strada che la ricostruzione della collaborazione, della comunità, quella reale, non virtuale, del riavvicinamento alla natura e queste cose si ottengono progettando, formandosi, impegnandosi cercando di riacquistare qualcosa che si sta drammaticamente perdendo e le spese le fanno tutti, anche chi illudendosi pensava che bastassero i soldi per sentirsi al sicuro.
Chi vuole sperimentare delle alternative pratiche può partecipare alla giornata su Ecovicinato ed economia domestica che si terrà il 18 luglio al progetto di tutela ambientale Alba Verde in Toscana.
Per rendere possibile la partecipazione a chiunque l’evento è a offerta libera e consapevole
QUI tutte le informazioni per partecipare 

 Foto: Cengiz Kudat su Pexels
 

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