La difficile arte dell’ascolto nell’era del caos

Parlare oggi di ascolto, in un periodo in cui questa parola probabilmente è già uscita dal vocabolario, è quasi blasfemo. Ascolto? Cosa vorrà mai dire? Vi propongo la mia riflessione.

La difficile arte dell’ascolto nell’era del caos

Parlare oggi di ascolto, in un periodo in cui questa parola probabilmente è già uscita dal vocabolario, è quasi blasfemo. Ascolto? Cosa vorrà mai dire? Vi propongo la mia riflessione.
Con l’avvento della finzione di “partecipazione” attraverso i social, nati per vendere qualsiasi cosa a chi transita per il network, dove ognuno ha l’illusione finalmente di dire la sua al mondo, si è creato un campo di intervento sterminato per affermare in qualche modo il proprio ego. Ciò non ha fatto altro che aumentare esponenzialmente una incapacità all’ascolto che già era cronica. Infatti per i suddetti social il significato di sociale fa solo ridere, visto che sono diventati il mezzo di divisione per eccellenza.
L’importante quindi è affermarsi non certo ascoltare; del resto è molto difficile saper ascoltare nel paese dove la chiacchiera fine a se stessa è lo sport nazionale.
Nelle comunicazioni verbali non si cerca il dialogo o l’ascolto ma si vuole dire la propria, però la propria la si conosce già; forse sarebbe anche interessante sapere cosa dicono gli altri, in questo modo anche la propria si arricchirebbe. Invece no; si interrompe costantemente l’altro, ci si parla addosso come se in questo modo si possa comunicare, cosa ovviamente impossibile dato che essendoci la chiusura all’ascolto non si capirà niente di quello che viene detto. Sembra che si debba assolutamente vincere nella tenzone di chi ha l’ultima parola o la sa più lunga, poco o niente importa su cosa veramente si dice.
Ma come si fa a non comprendere che interrompere il prossimo, sovrastarlo, inserirsi costantemente senza fargli finire concetti o frasi, non porta a niente, se non a uno snervante e sfiancante non dialogo dove alla fine se ne esce con il mal di testa e spesso la voglia di non volersi più confrontare con chi comunque non ha nessuna intenzione di farlo? Che senso ha parlare con qualcuno che non ha la minima educazione o interesse all’ascolto? Per non parlare di riunioni o gruppi di lavoro dove l’incapacità all’ascolto o la mancanza di una seppur minima organizzazione di base delle comunicazioni significano la perdita di infinite ore di lavoro con spreco di tempo, soldi ed energia. Ci sono poi persone che parlano spesso di se stessi e che in questo modo vogliono essere sempre al centro dell’attenzione, costantemente affermare il proprio io, forse perché è un io così impercettibile che gli serve il megafono o lo sfiancamento dell’uditore.
Il peggior esempio in assoluto di non-ascolto lo fornisce la televisione e c’è ancora chi si illude che il mezzo di disinformazione per eccellenza abbia o abbia avuto, non si sa bene quando e come, un qualche esempio formativo. I pseudo dibattiti fra le persone in televisione sono quanto di più orrendo e contrario alla comunicazione possa esistere. Concetti complessi che devono essere esplicati in secondi e con il presentatore di turno che leva e dà la parola agli ospiti a suo piacimento a seconda della versione che chi lo paga deve fare vincere. Affermazioni lampo che devono sempre lasciare la precedenza ai consigli per gli acquisti e questo di per sé dà già valore infimo e nulla importanza a quello che viene detto e alla fine risulta praticamente solo un intrattenimento fra una pubblicità e l’altra. Ospiti che si insultano, si parlano addosso, urlano, a volte si picchiano pure; e allora è il massimo, perché l’audience sale alle stelle e gli sponsor brindano. La televisione ha perfezionato ai massimi livelli come insultarsi, mentire, non comunicare, odiarsi e creare fazioni, il vero specchio della parte peggiore del paese, il massimo dell’ignoranza e intolleranza.
Può la gente vedere questo esempio e comportarsi diversamente? E difatti qualsiasi luogo social è una arena di insulti, offese, odio e dall’alto se la ridono a crepapelle nel vedere il popolo che si azzuffa mentre loro contano i quattrini...

Poi ci sono anche coloro che fanno finta di ascoltare ma non prendono mai in considerazione quello che l’altro dice, per presunzione o arroganza di aver già capito tutto o sapere tutto. E questa metodologia non ha ovviamente nulla a che vedere con l’ascolto, che non può essere certo il pensare di lasciare parlare gli altri ma non ascoltare nessuno, a meno che non ci sia un tornaconto personale, allora in quel caso vedi che improvvisamente si drizzano le antenne, qualcosa può servire, allora ecco pronti all’ascolto interessato per ottenere qualcosa, di sicuro non per confrontarsi.

Ascoltare profondamente è l’ABC della comunicazione, dello scambio che può arricchire reciprocamente, che può portare a nuove idee, a una crescita personale. Senza l’ascolto, e senza quindi lo scambio, siamo in un deserto relazionale e spirituale anche se siamo circondati da persone e parliamo o comunichiamo.
L’ascolto è un'arte difficilissima e preziosa se si vuole dare una apertura alla propria vita, a maggior ragione in questo periodo dove chi di dovere sta cercando in tutti i modi di dividere, seminare odio e terrore, di mettere gli uni contro gli altri fin dentro alle famiglie, solo per arrivare meglio ai propri obiettivi di lucro e potere.
Oggi nel caos assoluto, saper ascoltare è un atto sovversivo.

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