In Lucania con "Il Vagabondo"

Il nostro esperto di vie traverse, arso dalla sete d'avventura, ci racconta la sua 'caccia al tesoro della Basilicata' che inizia nei Sassi di Matera.

In Lucania con
Soprattutto, vorrei incitarvi a mollare gli ormeggi e andare, perché camminare rischiara la mente, conforta il cuore e cura il corpo Paolo Rumiz, A piedi Incurante della zanzariera, la mattina di Matera, entra della finestra della mia camera. La luce tenue dell’alba becca di sguincio il rione Civita e delicatamente si irradia verso di noi che, sprofondati nei sassi, la aspettiamo senza fretta. Centinaia di rondini zinzilulano e questo, vi giuro, è l’unico suono che arriva. È fresco, si sta bene. Non sono ancora sveglio, ma non mi sento più di dormire… colgo l’attimo! In fin dei conti, una vecchia mappa è tutto quello che serve per accendere la fantasia. La carta della Basilicata che conservo da anni risale al 1965, è più vecchia di me. La trovai in un mercatino e la portai a casa per duemila lire. È di certo una mappa del tesoro. Una linea rossa tracciata a matita costruisce un percorso che da Ferrandina va per Pisticci e poi risale per Craco. L’itinerario del precedente proprietario procede per Alianello per poi prendere quota terminando a Castelsaraceno (PZ) ben cerchiata. Sono convinto che il tesoro sia proprio a Castelsaraceno. Arso dalla voglia di avventura ieri sono sbarcato direttamente all’Osteria Malatesta in via San Biagio al 45. È ancora il covo materano dei simpatici sovversivi che ricordavo e a cena mi ha raggiunto il mio padrone di casa: Sergio Fadini. Sergio è uno dei responsabili de il Vagabondo.org: Per vivere e viaggiare nel rispetto dei luoghi e delle culture. Turismo responsabile e cultura di viaggio a Matera. È stato definito 'un antropologo in borghese' e si è presentato col suo interessante libro Salvateci dalla Taranta. Turismo e feste in Salento ai tempi della globalizzazione. Parlando fitto fitto abbiamo condiviso un eccellente caciocavallo di podolica. La Raffo, “la birra dei due mari”, è scesa a fiumi ed abbiamo scoperto la comune stima per Franco Arminio il paesologo. Si sta bene all’Osteria Malatesta ma, fatta una certa ora, ci siamo avviati al sasso Barisano dove ho alloggiato. Il sole è già alto quando esco e mi metto in marcia. Raggiungo via Gattini vicino alla Questura dove mi aspetta Leonardo. I lucani sono particolarmente ospitali. Ieri appena arrivato ho raccontato al bar della mia 'caccia al tesoro' e Leonardo, che oggi doveva andare a Castelsaraceno, si è offerto di accompagnarmi. Sessantadue anni, che dimostra tutti, ha passato la vita a coltivare le terre sue e di altri proprietari che stanno a Roma e non vengono mai. Tre figlie femmine tutte sposate (ora che ci penso non gli ho domandato quanti nipoti ha). Con la sua Opel giardinetta blu, prendiamo la Basentana. La strada corre alta su distese coltivate a cereali. A brevissimo le mietitrebbiatrici entreranno in funzione, ma ora il giallo mare di grano ondeggia sotto di noi. Ecco Ferrandina Scalo, ma noi tiriamo dritto. Lasciamo la Basentana al bivio per Pisticci, ancora pochi chilometri di provinciale e Leonardo mi offre da bere… il fatto è che prima di salire al paese, c’è la fontana di Pozzitelli che porta l’acqua dalla sorgente Frida. Se passate di qui fermatevi a bere una delle acque più buone del mondo. Rinfrescati saliamo al centro di Pisticci e mentre Leonardo sbriga i suoi traffici in municipio, io seguo il buon odore di pane che esce dal “Forno Centrale” dove per poche monete, faccio una strage di pizza ripiena di cicoria selvatica: una leccornia. Via, si riparte. Dei pochi chilometri tra Pisticci e Peschiera ricorderò i monconi di viadotti ferroviari di un’altra epoca che sapientemente sono lasciati li affinché i vagabondi ferroviari come me possano viaggiarci ancora, se non altro con la fantasia. È più forte di me, quando vedo un binario arrugginito assediato dalle erbacce che col loro verde spontaneo colorano le legnose traversine ancora incatramate, mentalmente parto col mio jingle tratto da Polvere di Stelle:
l'amore è un treno
che fila sereno
per monti e vallate fermate non ha
e fila dritto che pare un diretto
e ci porterà verso la felicità…
Leonardo mi vede sorridere e capisce che apprezzo il paesaggio nel quale siamo immersi. Ad un tratto fa una sosta fuori programma per permettermi di ammirare una costruzione di mattoni (oggi inagibile) che come ricorda la scritta scolorita, fu deposito attrezzi risalente al 14° anno dell’Era Fascista… Altra fontana e altra bevuta. Peschiera è il nuovo insediamento abitativo dei cittadini di Craco. La superiamo ed iniziamo la salita per il borgo fantasma. È inagibile ma molto più bello di come immaginassi. Qualche foto e poi raggiungiamo il fondo valle del torrente Sauro per risalire ad Aliano. “Nella storia recente di questo piccolo centro non si può non ricordare lo scrittore Carlo Levi che qui ambientò il libro Cristo si è fermato ad Eboli (1945). Levi durante il regime fascista, negli anni 1935-36 fu condannato al confino in Lucania a causa della sua attività antifascista e trascorse un lungo periodo in Basilicata, ad Aliano (che nel libro viene chiamata Gagliano, imitando la pronuncia locale), dove ebbe modo di conoscere la realtà di quelle terre e della sua gente. Lo scrittore nelle sue ultime volontà espresse quella di essere seppellito ad Aliano tra i suoi contadini”. Il mio autista mi da mezz’ora di libera uscita e ne approfitto per visitare i luoghi descritti nel romanzo, poi, io che soffro di vertigini butto un occhio frettoloso ai calanchi paurosi. Via si riparte. Dopo Alianello percorriamo un tratto della S.S. 598, attraversiamo il fiume Agri e siamo sulla sponda destra. Mentre costeggiamo il torrente Racanello e sento che il tesoro è vicino. Il paesaggio cambia, siamo nella verde Umbria e poi i prati e gli alberi mi fanno pensare alla Svizzera. San Chirico Raparo si erge solitaria e poi un ultimo sforzo fino alla meta di Castelsaraceno. E il tesoro? Me lo sono dimenticato. Al bar del paese offro una birra ghiacciata a Leonardo. Lì trovo Felice, un mandriano di vent’anni che mi racconta dell’imminente baccanale sul monte Raparo. Ecco il tesoro! Ho deciso, resterò qui per qualche tempo. W la Lucania!

Commenti

E' una terra mitica che conosco. L'articolo è accattivante, a tratti intenso.
carlo carlucci, 17-07-2012 03:17
Bella la Lucania come de resto tutto il meridione .Conosco un pò, la basilicata per essere stato in vacanza nella bella e suggestiva Maratea ,una perla del tirreno,gente solare, cucina prelibata, vita tranquilla, paesaggio incantevole .Un plauso a Paolo per la passione di viaggiare al tempo della decrescita, in altre parole un modo nuovo di stare al mondo.Mi viene in mente il saggio di Maurizio Pallante secondo cui la crisi economica si può risolvere solo analizzando la crisi stessa.Alla conclusione dell'analisi si prospetta la soluzione radicale, la decrescita, ovvero rifiuto consapevole e razionale di tutto ciò che non serve. Tutto ciò implica una rivoluzione culturale perche' significa cambiare il nostro modo di pensare: diminuire la produzione delle merci che non sono beni necessari,diminuire il consumo energetico delle case, non buttare il cibo,riutilizzare il materiale anzichè buttarlo nelle discariche o inceneritori, creare nuove opportunità di lavoro nell'ambito della green economy. La decrescita così concepita sarebbe l'occasione per l'uomo di creare un nuovo rapporto con se ,il prossimo ,con il lavoro e l'ambiente. Cambiare così il modo di stare al mondo all'insegna "del meno è meglio" innestando una società sui rapporti personali, sul consumo responsabile e sul rifiuto del superfluo. In antitesi col saggio di Oscar Wilde che affermò: toglietemi il necessario ma lasciatemi il superfluo.
turiddu, 26-01-2013 06:26

Lascia un commento


Per lasciare un commento, registrati o effettua il login.