Occorre avere il coraggio di dire una cosa: stiamo bene

Occorre avere il coraggio di dire una cosa, senza ipocrisie o false pose: stiamo bene. In queste settimane mi ha scritto una marea di gente dicendomi "Sto bene". Gente che non conosco, lettori. E al tempo stesso, tutti aggiungono: "speriamo che non tornino tutti a fare la vita di prima".

Occorre avere il coraggio di dire una cosa: stiamo bene

Occorre avere il coraggio di dire una cosa, senza ipocrisie o false pose: stiamo bene. In queste settimane mi ha scritto una marea di gente dicendomi "Sto bene". Gente che non conosco, lettori. Dunque non parenti per rassicurarmi, ma sconosciuti, dichiarandosi. E al tempo stesso, tutti aggiungono: "speriamo che non tornino tutti a fare la vita di prima".
Per anni, ho ricevuto invece centinaia di migliaia di messaggi: "non sto bene" e "dovremmo cambiare tutti...".

Non c'è niente da fare, siamo stati educati tutti alla Comunità (cattolicesimo), alla Classe (marxismo). L'individuo è relegato in uno spazio che non conta niente. Un individuo vale niente, per tutti noi, e se qualcosa cambierà sarà solo perché la classe di appartenenza, o la comunità tutta, la politica... cambieranno. In questi giorni io rispondo a tutti: "Pensa a cambiare tu. Tu sei la particella del mondo...". Un individuo fa la comunità, incide su di essa. Non il contrario. Ma se per una vita ti hanno detto che non conti niente, è difficile alzarsi e pensare di essere Spartacus.

Ad ogni modo, sta meglio chi aveva problemi psicologici, di relazione col lavoro, con gli altri, con se stesso, perché "fermi tutti" significa che tutti hanno un limite, non solo loro. Sta meglio chi correva e si affannava, perché ora è tutto fermo, e senza colpa può fermarsi anche lui. Sta meglio chi non riusciva, perché ora non si può neanche tentare. Sta meglio chi aveva il senso di colpa della casa, sempre trasandata, chi pativa della mancanza dei propri cari, che non vedeva mai. Sta meglio chi sapeva che sprecava denaro, perché adesso non può spendere. Stanno meglio le coppie, che finalmente si vedono, stanno un po' insieme. Sta meglio chi non vedeva mai i figli, perché adesso ci gioca, li vede e li ascolta. Sta meglio chi non si trovava in questa vita, in questo sistema di cose, perché adesso sembra tutto diverso.

Per un numero straordinario di persone, il 99% e oltre della popolazione italiana che non si è ammalata, e per l'enorme maggioranza che non avrà immediati sfracelli economici derivanti dalla crisi, questo periodo difficile mostra però anche un altro volto della vita, della famiglia, del tempo. Ma nessuno ha chiaro che riprendere o no a vivere, domani, correndo, bruciando, sprecando tempo e cose, spendendo inutilmente denaro che costa fatica guadagnare, dipende solo da noi, da ognuno di noi. O almeno progettare come farlo, avviare un percorso che tra tre anni ci consenta di vivere diversamente.

Il Marketing, che la sa sempre più lunga di tutti, spende qualunque cifra per lanciare un prodotto "facendolo provare" al cliente. Gli esperti sanno che se una moltitudine lo prova, tanti continueranno a usarlo. Il problema, di solito, è farglielo prendere in mano, farglielo mettere nel carrello, cambiando la loro marca abituale, facendo in modo che si fidino di ciò che non conoscono...
Beh, ora, per forza, come se la mano del Grande Markettaro avesse lanciato la più poderosa campagna di lancio di un prodotto esistenziale, lo stiamo provando tutti. Vediamo cosa siamo capaci di fare.

Ma il tempo del "prova prodotto" sta scadendo. Da domani non sarà più in offerta lancio, bisognerà sceglierlo, e pagarlo. A brevissimo ricominceremo a vivere senza "il limite", e occorrerà farsi carico delle scelte. Tutto ricomincerà identico, peggio di prima, oppure no.
Solo che stavolta sarà più dura raccontarsela: ora, in tantissimi, sanno com'è...

Ringraziamo Simone Perotti, per l'autorizzazione a pubblicare il post tratto dalla sua pagina Facebook

 

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