Ora l'uomo si prepara a sfruttare e distruggere anche gli abissi marini

Non bastava la devastazione che abbiamo portato ovunque, ora andiamo anche a distruggere le profondità del mare! Vogliamo sfruttare e distruggere anche gli abissi. 

Ora l'uomo si prepara a sfruttare e distruggere anche gli abissi marini

Non bastano i rifiuti a creare isole di plastica e distruggere intere aree dei nostri mari; non basta la pesca intensiva che sta esaurendo i grandi banchi di pesce; non basta un turismo sconsiderato con motoscafi e natanti di ogni genere che crea un inquinamento acustico sottomarino aberrante; non bastano le navi cisterna e le crociere a falciare delfini e balene, tartarughe e pesci luna; non bastano le esercitazioni militari con bombe, sonar e mitragliate. Ora andiamo anche a distruggere le profondità del mare. 
A 3000 - 4000 metri di profondità, sul fondo del mare, non c’è luce, l’acqua ha una pressione enorme, e stritolerebbe letteralmente gli organi del corpo umano (a 4000 metri in fondo al mare la pressione esercitata è di 400 kg di peso per ogni centimetro quadrato). A 3000 metri sotto la superficie non nuotano delfini o tartarughe, non esistono onde, le tempeste neanche vengono sentite. Esiste però un mondo alieno e a noi totalmente sconosciuto e che, di fatto, alieno un po’ lo è, in quanto l’evoluzione di ogni essere vivente che si è sviluppato in questo ambiente è talmente condizionata dalle caratteristiche fisiche del luogo (freddo, pressione, buio ecc.) da non avere scampo in superficie. Questo accomuna gran parte delle specie viventi degli ambienti abissali, salvo qualche eccezione. Molti degli esseri che vi risiedono non riuscirebbero a sopportare la luce del sole, le stesse correnti di superficie, così potenti, le temperature elevate; tutte caratteristiche che li farebbero perire in breve tempo.
Questo per farvi capire quanta distanza evolutiva ci sia tra la vita “sopra” o vicino alla superficie e la vita “sotto”, dove centinaia di migliaia, probabilmente milioni di organismi, popolano sconfinate distese di fondali marini, montagne e vulcani abissali e l’immensità delle acque profonde. Un mondo speculare che avrebbe potuto vivere quasi in eterno immutato e distaccato dal resto degli eventi di chi sta “di sopra”. Perché dico “avrebbe”? Perché ci siamo, perbacco! L’homo sapiens, una delle creature peggio riuscite evolutivamente negli ultimi 4 miliardi di anni di vita del Pianeta, si propone di sfruttare e distruggere anche gli abissi degli oceani.
Grazie alla nostra vita “superficiale” non ci curiamo affatto di ciò che non si vede, e dunque il mare è solo acqua blu dove nuotare, fare scorribande con rombanti motoscafi, rubare pesce dal suo habitat naturale per poi darlo da mangiare ai gatti, guardare tramonti mangiando un gelato, o è visto come una grande distesa da usare come autostrada per le merci, luogo sicuro per esercitazioni militari e sperimentazioni scientifiche. Così, le ignare creature in grado di emettere luce (proprio come divinità), pesci che possono vivere oltre 100 anni, ofiure danzanti dai molti tentacoli, meduse che sembrano sciarpe, gamberi trasparenti e molti altri organismi inermi, si trovano oggi colpiti da più disastri contemporaneamente, tutti causati dall’uomo. Il fondo del nostro mar Tirreno, come quello di tanti altri mari, è un’autentica pattumiera con centinaia di migliaia di detriti colati dalla superficie e arrivati per mano umana, magari da una crociera o dalla foce di un fiume. Il fondale è perso per sempre, o perlomeno per il nostro “ per sempre”, dato che lattine, bottiglie di vetro, reti di plastica, oggetti in plastiche dure, cemento, pneumatici e molto altro, costella di desolazione il panorama degli abissi.   
Proprio per la caratteristica di “immobilità” di questi ambienti, dove la vita ha un ritmo lento e costante, salvo rare eccezioni, questi rifiuti rimarranno per millenni prima di essere ricoperti di sedimento. Si calcola che nel mar Mediterraneo finiscano ogni anno 570 000 tonnellate di sola plastica (volendo essere più concreti è come se ogni anno nel Mediterraneo finissero gettati circa 11 milioni di ragazzini e ragazzine intorno ai 15 anni, forse così si capisce meglio). Nella sola fossa Calypso, a 5000 metri di profondità nel mar Ionio, si sono calcolati oltre 27 000 rifiuti per km quadrato e non se la passano meglio gli altri mari.
Non ci sono solo le montagne di rifiuti a sconvolgere questo mondo “inferiore”, ma anche le mire di multinazionali e nazioni che hanno compreso da tempo quante risorse minerarie da sfruttare e quanto gas e petrolio da estrarre si celino nel mondo del buio. Poco importa se da quei fondali proviene il nutrimento della parte superficiale degli oceani attraverso la risalita delle sostanze organiche. Prima di estrarre idrocarburi inizia già lo sfacelo. Navi che fanno “ricerca scientifica" bombardano con onde potenti il fondo del mare per comprenderne la composizione e l’orografia, provocando urti potenti, probabilmente devastanti per la fauna che vive in profondità, così come per i cetacei più vicini alla superficie. Poi iniziano le attività estrattive vere e proprie con perforatrici di profondità, costruzione di piattaforme ecc. Adesso si aggiungono gli assalti delle vere e proprie aziende minerarie. Silicati e terre rare sono appetitose e poi, come faremmo altrimenti a fare l’ultima foto dell’estate con lo smartphone, in bikini con sullo sfondo il bel Mediterraneo, o a bordo dell’ultimo motoscafo? Così fioriscono progetti e investimenti, come il progetto Solwara – 1, nei fondali marini a oltre 1000 metri di profondità, poco distanti dalla Papua Nuova Guinea. Il progetto per l’estrazione dell’oro va a rilento, anche per le forti proteste ambientali. La ditta canadese Nautilus Minerals che aveva fatto da apripista è fallita, ma al suo posto ci sono già un bel po’ di investitori. Inoltre la crisi incipiente dei fosfati, utilizzati in agricoltura intensiva ed industria, sta spingendo verso i fondali del mare dove si potrebbero aspirare migliaia di tonnellate di questi minerali e sostanze fertili. I processi industriali prevedono di usare macchinari con grandi tubi che aspirano letteralmente il fondo del mare su grandi navi fabbrica, sulle quali si estraggono le parti d’interesse economico, per poi gettare in mare (in superficie chiaramente!) gli scarti. E se sotto di noi è rimasto solo un cimitero? Che importa? Almeno noi siamo vivi, anche se forse solo su Instagram. 
Alcuni numeri:
-Dall’Europa si riversano in mare ogni anno dalle 150 alle 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche.
-2,6 miliardi di litri di olio minerale e olio vegetale ogni anno finiscono negli oceani.
-Ci sono circa 130 installazioni di estrazione di idrocarburi nel Mediterraneo, di cui 118 in Italia
-Tra 1 e 2 miliardi sono i pesci pescati ogni anno, di cui circa la metà trasformati in farine.
-Il 65% della pesca in Mediterraneo e mar Nero non è sostenibile ecologicamente
-Sono stati stimati 1,9 milioni di frammenti di microplastica ogni metro quadro sui fondali del mar Tirreno    
Link utili:
https://www.wwf.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/mediterraneo-in-trappola-come-salvare-il-mare-dalla-plastica/

https://www.greenpeace.org.uk/challenges/deep-sea-mining

https://www.ciwf.it/news/miliardi-di-pesci-pescati-trasformati-in-mangime-i-numeri-shock/

https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/inquinamento/mar-mediterraneo-inquinato/

Per contatti: https://www.martinodanielli.it/

 

Foto: Jonathan Borba su Pexels

 

Lascia un commento


Per lasciare un commento, registrati o effettua il login.