Pallante: “scordiamoci questi partiti, non lavorano per noi”

“Solo la 'decrescita selettiva' combatte davvero la recessione, perché tagliando gli sprechi aumenta lavoro e benessere, abbattendo i costi”. Ecco perché Maurizio Pallante, teorico italiano della decrescita, lancia un appello per unire le forze e riscrivere l'agenda dell'Italia.

Pallante: “scordiamoci questi partiti, non lavorano per noi”
Per favore, lasciamo perdere i partiti: con loro è tempo perso. Sanno solo ripetere la fiaba della crescita, che si sta frantumando giorno per giorno sotto i nostri occhi. Di loro non c’è da fidarsi: sono alleati, da sempre, con la grande industria, la finanza e le multinazionali, comprese quelle degli armamenti, necessari per dominare il pianeta allo scopo di garantirsi il monopolio delle risorse planetarie. Il mondo si è rotto, e non saranno certo loro a ripararlo: serve una nuova alleanza sociale, che metta insieme movimenti liberi, cittadini attivi, sindacati indipendenti, piccole imprese, artigiani e agricoltori. Un patto, per invertire la rotta verso l’unica soluzione possibile: la “decrescita selettiva” della produzione di merci, creando occupazione “utile” fondata sui territori, tagliando gli sprechi. “Solo per l’energia, l’Occidente butta via il 70% di quello che produce”. Maurizio Pallante, teorico italiano della decrescita, lancia un appello: uniamo le forze, da subito, per riscrivere l’agenda dell’Italia. Una visione chiara, che nasce dall’analisi compiuta dal Movimento per la Decrescita Felice. “Siamo in crisi, prima ancora che per il crollo finanziario dei mutui subprime, per lo scoppio della bolla immobiliare: negli Usa, in Spagna, in Irlanda e anche in Italia”. Troppe case invendute, debiti, disoccupazione. Risollevare il settore? La parola è: riconversione energetica. “Ristrutturare gli edifici, tagliando i due terzi del costo per riscaldarli, produce economia virtuosa: lavoro qualificato, occupazione e fatturati, risparmi, vantaggi ecologici. Costi: interamente finanziati dal risparmio stesso”. Riconversione anche per l’auto: “Perché illudersi di vendere ancora automobili, quando in Italia circolano 35 milioni di veicoli? Meglio sfruttare quella tecnologia industriale per produrre co-generatori”. O ancora, i generi alimentari: in dieci anni sono rincarati del 170% per i costi crescenti delle fonti fossili. Piano-B: “Abbandonare la grande distribuzione, che è costosissima, e puntare sull’agricoltura biologica comprando direttamente dal contadino e rafforzando così l’economia pulita dei territori, l’unica che potrà produrre redditi e benessere senza devastare l’ambiente in cui viviamo”. Siamo nel paese della follia: ogni singolo lavoratore impegnato nei cantieri Tav della Torino-Lione 'costerebbe', da solo, più di un milione di euro, secondo le fonti ufficiali del ministero dello sviluppo economico. Con quella cifra, rivela il Sole 24 Ore, si creano almeno 3-4 posti di lavoro nel settore dell’energia da fonti rinnovabili. Posti di lavoro che diventano addirittura 13, nel caso si decidesse di investire in progetti di efficienza energetica. Perché invece si sceglie – ancora e sempre – di gettare via i soldi pubblici per grandi opere inutili? Perché sono quelle che avvantaggiano la super-lobby della crescita, risponde Pallante: le grandi opere sono perfette, perché restano esclusivo appannaggio delle grandi aziende, le multinazionali collegate al potere politico. Ecco perché i grandi cantieri restano il principale investimento realizzato con denaro pubblico, mentre per tutto il resto – servizi essenziali compresi – si preferisce tagliare, magari anche privatizzando e svendendo i beni comuni. Pagano i cittadini, incassano partiti e grandi lobby economiche. E tutto, naturalmente, con la vecchia scusa della crescita. Che però si è fermata, e per sempre. In un sistema economico fondato sulla crescita della produzione di merci, spiegano i promotori della decrescita, la concorrenza costringe le aziende ad aumentare la produttività adottando tecnologie sempre più performanti. Sistemi che consentono di produrre in poco tempo quantità sempre maggiori di merci, e con un numero sempre minore di addetti: più produttività e più offerta, ma meno occupazione. Di conseguenza: meno redditi, meno domanda, consumi in crisi. Squilibrio accentuato dalla globalizzazione, che delocalizza la produzione dove il lavoro costa meno: le retribuzioni sono così basse da rendere irrisorio il potere d’acquisto, e siamo daccapo. Senza ancora arrivare al problema del debito, che è “l’altra faccia della medaglia della crescita”. Se esplode l’offerta di merci che restano invendute, nella “società della crescita” finora si è ricorso al debito, pubblico e privato: Stato, enti locali, famiglie e aziende. Fino ai record del debito aggregato, che sfiora il 200% del Pil. Senza più sovranità finanziaria, l’incremento del debito diventa un suicidio, a causa degli interessi che lo fanno letteralmente esplodere. Se la domanda di merci continua ad essere sostenuta essenzialmente dal debito, le ricette tradizionali non funzionano più: le manovre per ridurre il debito deprimono i consumi e aggravano la crisi, mentre – al tempo stesso – ogni tentativo di far crescere i consumi non fa che gonfiare il debito. Finora, dice Pallante, sono state varate misure ingiuste e tutte fallimentari. Ridurre il debito tagliando i servizi e scaricando i 'risparmi' sui meno abbienti e sul ceto medio? È il cosiddetto “massacro sociale”: meno garanzie sindacali ai lavoratori, licenziamenti facili, blocchi delle assunzioni, precariato per i giovani, nuove tasse, privatizzazione dei beni pubblici. Oppure: si tenta di rilanciare la crescita finanziando con denaro pubblico le grandi opere, veroforziere della casta delle multinazionali, finanziata a spese del contribuente e senza vere ricadute occupazionali. Tutto quello che ha fatto il governo Monti è stato “inasprire la lotta di classe dei ricchi contro i poveri”: strategia dolorosa e fallimentare, per superare la crisi, ma “sostenuta da un blocco di potere costituito da tutti i partiti politici, di destra e di sinistra, che hanno la loro matrice culturale nell’ideologia della crescita di derivazione ottocentesca e novecentesca”. Partiti che dimostrano “un progressivo disprezzo delle regole democratiche a cui pure dicono di ispirarsi”. La verità è che sono al servizio dei poteri forti: fingono di dividersi su come redistribuire la ricchezza, ma in realtà “è ormai sostanziale la convergenza, da destra a sinistra, sulla scelta di scaricare sulle classi popolari e sul ceto medio i costi del rientro dal debito pubblico e di rilanciare la crescita attraverso la mercificazione dei beni comuni e un programma di grandi opere”. Pallante e i suoi bocciano anche i neo-keynesiani, che sperano di limitare almeno i danni sociali chiedendo maggiore equità: meno austerity, perché la recessione impoverisce il fisco e quindi il welfare. Investimenti pubblici per sostenere i redditi e rilanciare i consumi? Socialmente giusto, ma economicamente sbagliato: non si possono ignorare le vere ragioni della crisi, che nasce proprio dalla teologia della crescita. “Un’incredibile rimozione collettiva – sostiene Pallante – induce i sostenitori della crescita, a qualsiasi corrente di pensiero appartengano, a ignorare i legami delle attività produttive con i contesti ambientali da cui prelevano le risorse da trasformare in merci, e in cui scaricano le emissioni dei processi produttivi”, fino agli stessi rifiuti. Nella fase storica attuale, aggiunge Pallante, la crescita non è solo la causa della crisi economica – una crisi da cui non ci si può illudere di uscire ripristinando le condizioni di partenza, cioè un’offerta in eccesso rispetto alla domanda – ma è anche l’origine una gravissima crisi ambientale, col prelievo scriteriato di risorse non più rinnovabili, fino alla drastica riduzione delle riserve vitali, come quelle delle fonti fossili. “La scelta strategica per uscire dalla crisiaprendo una fase più avanzata nella storia dell’umanità – ribadisce il Movimento per la Decrescita Felice – è lo sviluppo delle tecnologie che riducono gli sprechi delle risorse naturali aumentando l’efficienza con cui si usano”. Se la politica industriale venisse finalizzata a ridurre gli sprechi (che oggi gonfiano un indicatore fuorviante come il Pil), si aprirebbero ampi spazi per un’occupazione utile, i cui costi sarebbero pagati di per sé dai risparmi economici generati. L’economia anti-spreco si chiama “decrescita selettiva”, ed è “alternativa sia all’austerità, sia al consumismo irresponsabile”. Di quale 'ripresa' parlano i politici? Dell’unica che conoscono: quella basata sul rilancio del consumismo finanziato col debito. Effetti: crisi ambientale sempre più grave, insieme al disastro della crisi finanziaria. O, a scelta: il rigore, che fa esplodere la disoccupazione, lascia i giovani senza futuro e mette in croce i più deboli. L’austerità, sostiene Pallante, non è l’unica alternativa all’aumento del debito pubblico: solo la “decrescita selettiva” combatte davvero la recessione, perché tagliando gli sprechi aumenta lavoro e benessere, abbattendo i costi. E se oggi la decrescita non è ancora nell’agenda dei governi, è perché l’ideologia suicida della crescita conviene al blocco di potere che l’ha finora interpretata. Sono i grandi partiti di destra e di sinistra cresciuti nella cultura ottocentesca del produttivismo, le grandi multinazionali globalizzate e anche il complesso politico-militare con cui si pensa di continuare a 'rapinare' il pianeta: “Non a caso, le politiche restrittive adottate per ridurre i debiti pubblici non hanno scalfito i privilegi della casta politica, non hanno tagliato i finanziamenti per le grandi opere pubbliche, né le commesse all’industria militare”. “Una politica economica e industriale finalizzata alla 'decrescita selettiva' della produzione di merci – sostiene il Movimento per la Decrescita Felice – si può realizzare soltanto se si aggrega un’alleanza di forze politiche, sociali, imprenditoriali e professionali consapevoli del contributo che possono apportarvi con la loro cultura, le loro scelte comportamentali, il loro impegno sociale o ambientale, le loro competenze tecniche, la legittima esigenza di utilizzare appieno i loro impianti tecnologici per produrre e dare lavoro”. L’Italia vive un fermento sociale, fatto di movimenti: come i No-Tav della valle di Susa, le tante amministrazioni locali 'virtuose' e le forze politiche “non catalogabili negli schieramenti di destra e sinistra in cui si suddividono i partiti accomunati dall’ideologia della crescita, già presenti nelle istituzioni”. E poi le piccole e medie imprese, gli imprenditori spesso costretti a lavorare nell’indotto delle grandi multinazionali, in condizioni di svantaggio. Piccole aziende e artigiani rappresentano il 99% della forza produttiva italiana: liberarle dal giogo dell’economia della crescita è possibile solo se si crea una rete territoriale di scambi commerciali ravvicinati, a contatto diretto con gli acquirenti. Occorre allora archiviare i partiti e “collaborare”, dal basso, “ad affrontare una crisi che non è solo economica e ambientale, ma una vera e propria crisi di civiltà”. Articolo tratto da LIBRE

Commenti

Per ora mi pare una decrescita imposta e infelice. Forse bisogna toccare prima il fondo. Poi, chissà...
carlo carlucci, 05-12-2012 12:05
Sono d'accordo su tutto , l'analisi è ineccepibile. Soo un appunto pratico : attualmente il biologico che ho a disposizione è di 2 tipi : quelo dei supermercati costosissimo , e quello dei gruppi di acquisto che è costoso perchè se ne approfittano . Entrambi senza garanzie.Biologico o no , o abbiamo la forza di estromettere gli speculatori dal mercato , o moriremo tutti di fame.
Massimo, 05-12-2012 12:05
Sono d'accordo con tutti gli argomenti trattati. Si dovrebbe utilizzare dei veri misuratori della ricchezza, l'economia moderna è una grande catena di Sant'Antonio, una truffa! Le società per azioni, i governi, non utilizzano indicatori genuini,(ad es. i principi della partita doppia), ma indicatori dopati e mostruosi dipendenti da droghe quali la corruzione, il profitto subito e un borghese benessere.
mirko, 05-12-2012 01:05
CONDIVIDO.
calogero capuano, 05-12-2012 01:05
Sono anni che lo penso, ma non l'avevo mai visto esposto così articolato e consistente, purtroppo la decrescita ci sarà si, ma sulle nostre spalle e a favore di pochi che invece cresceranno ulteriormente: multinazionali, oligarchie, etc. e la cosa più triste è che ci sarà necessità di toccare il fondo per ribellarsi: ma perché non farlo prima? Forse perché il coraggio del cambiamento viene solo quando non ci sono più alternative? Se così è, vorrà dire che ce lo siamo quasi meritato.
Oreste, 05-12-2012 02:05
un altro movimento scassa tutto oppure quello che abbiamo sempre aspettato come il messia? vorrei tanto avere l'illuminazione che mi conforti nella speranza di un mondo migliore
paolo abbate, 05-12-2012 04:05
Dobbiamo eliminare i partiti che non servono a niente e riformare il governo.Bastano poche persone,quante sono quelle del gov.Monti ma eletti da noi.Poche persone altamente qualificate che collaborino per il bene di tutti.Risparmiando i soldi finora impiegati per mantenere un carrozzone sempre più gonfio,annulleremmo subito il debito e tutto ripartirebbe immediatamente.Per fare questo è necessario votare tutti la stessa cosa.Sarebbe ora di svegliarci e capirlo.
Maria-Rossella Maccolini, 05-12-2012 07:05
voterei un programma del genere all'istante... peccato che il MDF non sia presente alle prossime elezioni, capisco la presa di distanza dalla politica, ma purtroppo ora la politica rappresenta l'unico modo per rendere effettivi dei programmi, tante belle idee cavolo ma per realizzarle? forse ci vorrebbe un sistema alternativo alla politica per la realizzazione dei programmi, la raccolta di firme per proporre delle leggi potrebbe essere un alternativa, il MDF potrebbe organizzarli, ma poi si sa che fine fanno queste firme, (vedi beppe grillo) ci vorrebbe qualcuno nelle istituzioni che garantisca le regole per le proposte di leggi popolari, e da questo punto di vista il M5S potrebbe essere utile in parlamento, visto il loro progetto di inserire referendum senza quorum, altra alternativa potrebbe essere la gestione del potere che ha la gente nel scegliere i suoi acquisti, ovvero il MDF potrebbe organizzare una rete che dirige i flussi di acquisti verso relatà economiche etiche e sostenibili, influendo così anche a livello politico, bho, magari dico stupidaggini, ma il mio dubbio resta, bellissime idee in questo articolo, ma per realizzarle?
marco, 05-12-2012 09:05
Complimenti per l'articolo. La decrescita inizia dalla propria casa. Sono già alcuni anni che la sto applicando. Ed è davvero felice. Compro solo ciò che uso, eliminazione di qualsiasi spreco. Ciascuno di noi fa la differenza, non uno sporco partito. Primo non votarli, secondo divenire consapevoli di ciò che veramente ci rende felici. Riprenderci le capacità di godere pienamente di ciò che abbiamo. Mangiare lentamente cibi semplici, non avere l'armadio rinnovato ogni stagione, tre o quattro paia di scarpe sono già nel superfluo. Siamo noi il cambiamento non un miserabile politico venduto e comprato.
maria, 05-12-2012 10:05
Non si può aspettare di toccare il fondo per cominciare ad agire: l'energia del petrolio ci preserva dalla schiavitù. Più aumenterà il suo prezzo, più saranno gli uomini a tornare schiavi... e fare qualcosa sarà sempre più difficile.
serghiey, 07-12-2012 10:07
bellissimo articolo, condivido.
simone mar, 09-12-2012 03:09
Sacrosanto. Buona parte di quello che dice lo ripeto da trent'anni, in primis sul feticcio della crescita mangia-risorse non rinnovabili. Un problemino: non è sempre agevole andare a comprare dal contadino. I partiti al soldo dei poteri forti controllano i media, indirizzano le menti semplici dove vogliono loro e temo che rimarranno al potere anche dopo le elezioni. Specialmente se gli elettori dissenzienti decideranno, con scelta suicida, di disertare le urne.
Tirk, 12-01-2013 06:12
Se il Popolo Italiano votasse in massa il Movimento 5 Stelle,QUESTO NON ANDREBBE IN PARLAMENTO MA SERVIREBBE UNICAMENTE PER SPAZZARLO VIA. E' una soluzione troppo semplice e troppo intelligente perché tutti la possano capire.Mi dispiace perché potremmo risollevarci in un attimo ma siamo destinati a morire grazie a chi non ci arriva e ai tanti ai quali fa comodo questa situazione. Mi piacerebbe vedere una prova di forza,tipo non pagare nessuno più le tasse.Vorrei vedere cosa mangerebbero ma non si farà neanche questo. La tragedia del nostro Paese siamo noi e ormai,purtroppo,sono costretta ad ammettere che,se uno vuole una vita normale e serena,se ne deve andare.
Maria-Rossella Maccolini, 14-01-2013 05:14
@rossella: non pagare le tasse ha l'unico effetto di dare inizio a una procedura esecutiva che, alla fine, farà pagare di più.
Tirk, 15-01-2013 01:15
Stavo scherzando.Vorrei pagare tasse eque volentieri,perché ho ottimi servizi,come,ormai,dovrebbe essere in ogni Paese civile. La cosa che mi sconcerta più di tutte è che continuano a sputare sentenze dall'alto dei loro scranni ma non ne ho sentito uno rinunciare a qualcosa e noi,sempre tutti zitti.Non c'è speranza.
Maria-Rossella Maccolini, 18-01-2013 07:18

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