1 E’ urgente perché un sistema capitalista ormai parassitario, che si regge sul debito, sulle sovvenzioni degli Stati, sul consumismo dei paesi ricchi, sul saccheggio delle risorse dei paesi soggiogati, sul saccheggio dei beni pubblici, sulle nuove forme di schiavismo nei subappalti del terzo mondo, è infine avviato a un declino inarrestabile e si avvicina sempre più velocemente al tracollo, lasciando dietro di sé macerie economiche, sociali, culturali, ambientali.
2 E’ urgente perché di tale sistema facciamo tutti parte, esclusi quei pochi che hanno scelto la sobrietà e l’autosufficienza, e dal suo tracollo verremo tutti travolti. Viviamo in una società e in un paese la cui economia si basa su turismo, terziario, consumismo, ristorazione e simili: tutte cose superflue (la “eccellenza italiana”), e destinate a contrarsi o, addirittura, esaurirsi con una crisi economica. Che colpirà tutti, perché l’economia industriale globalizzata è una ragnatela in cui tutti siamo invischiati.
3 E’ urgente perché non abbiamo scelto una decrescita graduale e consapevole quando ancora c’erano il tempo e le forze sociali per farlo, e la decrescita caotica e indiscriminata di un sistema che si disgrega colpirà ancor più duramente i più fragili e i più poveri.
4 E’ urgente perché il sistema del globalcapitalismo ha annullato le comunità, cancellato culture e tradizioni e legami sociali, ha spostato milioni di persone dal loro paese ad altri paesi, creando emarginazione, schiavismo, sfruttamento estremo, delinquenza; dando propellente ulteriore alle mafie, distruggendo il mercato del lavoro e i diritti dei lavoratori.
5 E’ urgente perché i debiti globali sono arrivati a 353.000 miliardi di dollari (TRECENTOCINQUANTATREMILA MILIARDI DI DOLLARI) all’inizio del 2026, e buona parte di essi non verranno pagati, facendo fallire banche e aziende, forse facendo fallire anche degli Stati, con le evidenti ricadute su famiglie e attività.
6 E’ urgente perché la corruzione del ceto politico, dilagata negli ultimi decenni, ha fatto dei governi i burattini delle compagnie multinazionali e delle mafie. Stanno saccheggiando i beni degli Stati, privatizzando tutto ciò che era pubblico, stanziando migliaia di miliardi inventati, che producono inflazione e debito pubblico, distruggendo i beni comuni e arricchendo ulteriormente finanziarie-multinazionali, e dando loro la possibilità così di impadronirsi di tutto ciò che può creare profitto.
7 E’ urgente perché la disgregazione degli Stati, se è anche disgregazione della società, perché non ha saputo creare un’alternativa al sistema, lascia esposti e soli gli anziani, i disabili, i poveri, i malati; fomenta e lascia libero campo alla piccola e grande delinquenza.
“I potenti opprimono con la forza i deboli e gli uomini sono come i pesci del mare che si divorano l’un l’altro. Impera ovunque l’iniquità e prende vigore”
Questa frase del vescovo di Reims nel 909 è un insulto ai pesci del mare ma descrive sinteticamente uno degli aspetti del crollo di uno Stato imperialista, come era l’Impero Romano, come è adesso il sistema del globalcapitalismo.
8 E’ urgente perché il riscaldamento globale provocato dalle nostre emissioni sta mettendo a rischio la sopravvivenza di milioni di esseri umani, di miliardi di creature animali e vegetali.
9 E’ urgente perché le mafie controllano una parte consistente dell’economia e una parte consistente della politica e delle istituzioni; le loro aziende (apparentemente) legali ricevono finanziamenti diretti o indiretti dallo Stato e dall’Unione Europea e, quando il loro piatto non verrà più riempito, cercheranno di mangiare noi.
10 E’ urgente perché questo sistema economico sta distruggendo la nostra terra e il pianeta, sta acidificando i mari, pelando il manto forestale da cui tutti traiamo vita a più di 8 MILIONI DI ETTARI L’ANNO; sta annullando l’intelligenza, i sentimenti e la comunicazione umana attraverso le “reti sociali” di internet, attraverso una televisione-spazzatura che diffonde una cultura di violenza, prostituzione morale e fisica, annullamento di qualsiasi valore umano, competizione sociale parossistica e senza più regole.
COMUNITA’ CONSAPEVOLI, perché non possiamo più permetterci di ignorare le conseguenze dei nostri atti, delle nostre scelte, dei nostri consumi, che hanno contribuito a creare il sistema che ci sta distruggendo.
Consapevoli vuol dire responsabili e coerenti.
Le comunità spogliate delle loro terre per farci miniere o agricoltura industriale, gli operai adulti e bambini sfruttati ferocemente nel terzo mondo non hanno bisogno della nostra “carità pelosa”, e spesso dannosa, mentre comperiamo i prodotti della loro schiavitù. Hanno bisogno della nostra consapevolezza, coerenza, lotta e boicottaggio delle compagnie multinazionali che si giovano del loro sfruttamento.
Gli alberi e gli animali delle foreste non hanno bisogno dei nostri mistici abbracci, delle nostre foto postate su feisbuc o instagram; hanno bisogno che crolli il mercato dell’olio di palma, dei legni tropicali, della soia per i mangimi degli infami allevamenti intensivi, che finiscano gli incentivi della UE alle centrali a biomasse legnose.
Hanno bisogno della nostra lotta, della nostra consapevolezza.
Per questo noi abbiamo bisogno di studio, presa di coscienza, nuova cultura fondata sul rispetto e la conoscenza: sulla consapevolezza.
COMUNITA’ SOLIDALI, perché è solo con l’unione, il sostegno reciproco, lo scambio e l’aiuto, l’imparare gli uni dagli altri abilità e saperi; è solo con la discussione senza la rottura, la disciplina senza sottomissione, la mediazione senza rinuncia, che possiamo diventare di nuovo comunità. E sono solo delle comunità unite che possono superare le crisi senza esserne travolte, e ponendo le fondamenta di una società consapevole e solidale.
I semi erano già piantati, e prima della dittatura pandemica davano qualche frutto. Ecovillaggi, gruppi di acquisto solidale, orti comunitari, banche del tempo, comitati e gruppi per la difesa del territorio, circoli della decrescita… Ampliarli, farli crescere, inventarsi nuove attività collettive che contribuiscano alla tutela dell’ambiente, al consumo critico, alla partecipazione con un’attenzione particolare alle persone più in difficoltà.
Dobbiamo creare dal basso nuove istituzioni, anche se non ufficiali, affiancando quelle rare ancora sane, magari nei piccoli comuni; facendo pressione su quelle asservite ai poteri economici privati e particolari, e scavalcandole, travolgendole, rendendole impotenti quando resistono alla volontà delle popolazioni, quando vorrebbero continuare a fare gli interessi di affaristi vari.
Per questo abbiamo bisogno di unione consapevole e solidale.
Cominciando ora.
Perché è urgente.
Fonte: soniasavioli.it
Foto: Julia M Cameron su Pexels
LETTURE UTILI
ECOVICINATO. IL CAMBIAMENTO IN POSITIVO ALLA PORTATA DI TUTTI di Paolo Ermani
Imperdibile!