A Milano 5 referendum consultivi: la città vuole cambiare

Oltre ai 4 referendum nazionali, a Milano si sono svolti anche 5 referendum consultivi "di indirizzo" per tracciare il solco che il neo-sindaco Giuliano Pisapia e la sua giunta dovranno seguire nei prossimi anni di governo della città. Una città che vuole cambiare faccia.

A Milano 5 referendum consultivi: la città vuole cambiare
Mentre i dati in aggiornamento parlano di una maggioranza schiacciante recatasi alle urne per votare ai 4 Referendum Popolari Nazionali e mentre impazzano le polemiche su commenti fuori luogo del Ministro Maroni e del solito Berlusconi, a Milano un altro quorum è stato raggiunto nella sola giornata di domenica: è quello per i Referendum Consultivi di indirizzo. Cos'è un referendum consultivo? Beh è semplice: è un referendum, ovvero una espressione diretta del popolo, attraverso il quale i cittadini vengono chiamati a pronunciarsi su questioni specifiche di carattere locale per richiesta di chi amministra che, appunto, chiede di consultarsi con il popolo. Nello specifico della situazione milanese i referendum consultivi erano cinque e di non poca importanza per due ragioni fondamentali. Anzitutto per la materia dei quesiti (ecopass, verde pubblico, expo, risparmio energetico e navigli) che andremo tra poco ad analizzare, ma anche e soprattutto perché sebbene i referendum consultivi non siano vincolanti per le amministrazioni - e sull'appropriatezza di questa regola potremmo scrivere un altro articolo - il nuovo sindaco Giuliano Pisapia si è impegnato, ancor prima di vincere le elezioni, a tenerne conto. Ma passiamo allo specifico dei quesiti. Il primo tratta di ecopass, traffico e smog ed è sicuramente quello più complesso in quanto è composto di ben 11 sotto-punti che riportiamo in sintesi così: 1. il raddoppio entro il 2012 dell’estensione delle aree pedonali; 2. il raddoppio entro il 2012 delle aree a traffico moderato (zone a 30 Km/h); 3. la realizzazione entro il 2015 di una rete di piste ed itinerari ciclabili integrati e sicuri di almeno 300 km ed il raddoppio entro il 2012 degli stalli di sosta per le biciclette; 4. la protezione e “preferenziazione” di tutte le linee di trasporto pubblico entro il 2015, in modo da aumentarne velocità e regolarità; 5. l’introduzione in tutta la città di un servizio diffuso diurno e notturno di “bus di quartiere” senza costi aggiuntivi rispetto al titolo di viaggio; 6. l’estensione sull’intero territorio cittadino del servizio di bike sharing, raggiungendo 10.000 bici entro il 2012 e del servizio di car sharing raggiungendo 1.000 auto elettriche entro il 2012; 7. il prolungamento dell’orario di servizio delle linee metropolitane fino alle ore 1.30 tutte le notti; 8. il potenziamento del servizio taxi mediante il ripristino del secondo turno; 9. il ripristino del divieto di circolazione e carico e scarico merci nella Cerchia dei Bastioni nelle fasce orarie di picco del traffico mattutine e pomeridiane; 10. l’estensione della regolamentazione della sosta in tutta l’area compresa all’interno della “cerchia filoviaria”; 11. incentivi a sostegno del trasporto pubblico”. Insomma un bel pacchetto di cambiamenti, sicuramente di non facile realizzazione, che se attuati cambierebbero da soli il volto e la vivibilità della città di Milano. Ma questo è solo il primo dei cinque quesiti su cui si sono espressi i cittadini, vediamo ora il secondo che chiede ai milanesi se vogliono ridurre la cementificazione di Milano destinando almeno il 50% delle grandi superfici oggetto di riqualificazione a verde pubblico e soprattutto chiede di preservare - e anzi raddoppiare - entro il 2015 il numero di alberi e aree verdi. Un quesito che se accolto come promesso dal nuovo sindaco affosserebbe in un amen il PGT firmato solo a febbraio dalla vecchia giunta di Letizia Moratti e che prevedeva cemento, cemento e ancora cemento come avevamo già detto sulle pagine di questo giornale. Il terzo quesito tratta un tema delicato per il nuovo sindaco ovvero quello dell'EXPO 2015, e recita: “Volete voi che il Comune di Milano adotti tutti gli atti ed effettui tutte le azioni necessarie a garantire la conservazione integrale del parco agroalimentare che sarà realizzato sul sito EXPO e la sua connessione al sistema delle aree verdi e delle acque?”. La questione è delicata perché proprio domani Giuliano Pisapia si recherà a Parigi insieme a Formigoni e a Letizia Moratti - in qualità di commissario straordinario dell'EXPO - per raccontare a che punto sono i progetti legati all'Esposizione Universale del 2015. Ora pare che Pisapia in vista di questo vertice si sia allineato sulle posizioni di Moratti e Formigoni riguardo all'eterna diatriba sull'acquisto dei terreni/esproprio dei terreni, propendendo per la prima opzione che costerà a Comune e Regione circa 120 milioni di euro e obbligherà gli stessi a rientrare della spesa una volta finita l'esposizione. L'unico modo di rientrare di una cifra simile sarà passare alla cementificazione dell'area. Il quarto quesito tratta invece di risparmio energetico e nello specifico chiede ai cittadini se vogliono che Milano adotti un piano di risparmio energetico in linea con gli obiettivi europei (riduzione del 20% dei gas serra) e che lo faccia attraverso teleriscaldamento, incentivi alla ricostruzione per gli edifici inefficienti e così via. Un processo di cambiamento anche questo sicuramente dispendioso ma fondamentale per il futuro di qualunque città delle dimensioni di Milano. Infine, l'ultimo quesito è quello più suggestivo e tratta la graduale riapertura dei navigli milanesi e la riconversione della Darsena a quello che fu il suo ruolo storico, quello di porto della città. Se raccolta, la sfida di riaprire i navigli pensati da Leonardo da Vinci è sicuramente la scelta probabilmente meno impattante dal punto di vista ecologico/energetico ma al tempo stesso quella che trasformerebbe Milano nella Amsterdam della pianura padana e garantirebbe a Giuliano Pisapia un posto perpetuo nella storia della città. Certo è che, letti tutti insieme, i quesiti sopra esposti spaventerebbero anche il più determinato dei sindaci, ma se alcuni sono passi inevitabili per una grande città che voglia migliorare la qualità della vita dei propri cittadini - pensiamo all'espansione delle zone pedonali e delle aree chiuse al traffico, come anche ai quesiti sull'efficienza energetica e sull'espansione delle aree verdi - e quindi Giuliano Pisapia non potrà che far seguire alle parole i fatti, altri, come quelli sulle aree EXPO e sui navigli, sono quesiti che suggeriscono al sindaco l'idea di città che hanno i propri concittadini. In attesa dei risultati definitivi, l'alta adesione suggerisce che Milano vuole cambiare completamente faccia: vuole essere più verde, più vivibile, più pulita. Ora Pisapia non deve fare altro che mantenere le promesse, dimostrando che i compromessi che la politica impone non impediscono di scegliere la strada migliore, quella lontana dagli interessi di pochi e vicina al benessere di molti, una strada che troppe volte è stata smarrita e che forse in questi giorni, sull'onda dei referendum, è stata ripresa.

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