Il cambiamento è a portata di mano

Lasciare un lavoro che non piace più, tornare alla terra, affrancarsi da meccanismi che schiacciano e soffocano: in tanti ormai si mettono in cammino, alla ricerca del cambiamento, dello “scollocamento”. Ve li raccontiamo.

Il cambiamento è a portata di mano

Cecilia, Stefano, Lucia, Sandro, Claudio, Annamaria, Roberta, Paola, Ludmila, Elena,  Michela, Fernanda, Alessandra, Emiliano, Domenico: amici, genitori, coppie, single. Sono arrivati da ogni parte d’Italia. Consulenti, liberi professionisti, commerciali, lavoratori autonomi, impiegati, licenziati, scollocati. Diversi per accenti, per modi di porsi, per storie. Evidente la differenza tra la serenità tra chi ha già fatto il grande salto, scollocandosi, e l’incertezza di chi è lì lì per farlo, sull’orlo di un burrone che sempre più spesso pare abbia la sostanza di un ologramma. Ciò che invece accomuna davvero tutti è l’esigenza di ritrovarsi in gruppo, è il fare rete, è il tentare di ricreare una comunità o di inserirvisi. Si sono trovati, e riconosciuti, l’altra settimana al Parco dell’Energia Rinnovabile, in Umbria, perché hanno partecipato ad uno dei “corsi” c he il Per insieme a Paea organizza proprio per “scollocarsi”. Che significa uscire dall’isolamento che ci condanna nelle città post-industriali. Può darsi che la nuova polis sia la rete che fornisce, attraverso mezzi virtuali - come la stessa bacheca del Cambiamento - possibilità concrete per organizzare incontri, trovare stimoli e realizzare progetti di vita. L’allontanamento dall’altro, ormai diventato patologico, viene percepito non solo come disagio sociale ma anche come indebolimento culturale. Nel suo più recente editoriale, Mimmo Tringale, direttore di Terra Nuova afferma: «Per gran parte dei nostri 200 mila anni da Homo Sapiens siamo vissuti in clan, tribù, gruppi, grandi famiglie matriarcali o patriarcali. Dopo gli anni ’50, con l’avanzare dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione, la vecchia struttura familiare allargata si è dissolta, soppiantata dal modello mononucleare, più funzionale agli spazi e ai ritmi della società consumista.» Il corso è stato un modo per indicare come fare ad invertire la direzione di questo modello, ricercando elementi di comunanza per acquisire coraggio e elementi di diversità per trovare spunti di riflessione.

Anche se i progetti e i sogni non mancano, resta diffusa la confusione su cosa desiderare o come agire: forse in alcuni casi è più chiaro ciò che non si vuole fare anziché ciò che si vuole fare e tutto questo può essere legato a quella che potremmo definire “difficoltà a riprogrammarsi”. Il contesto consumistico e ripetitivo entro il quale si è immersi certamente crea remore e rigidità di non facile ed immediato scioglimento. Certi sono l’allergia all’ufficio al quale non si vuole più far ritorno come rimarca Fernanda o lo scoprire che, in fondo, l’essere stati licenziati, ammette Alessandra, è un’opportunità per non continuare sullo stesso sentiero: “ho perso il lavoro ma non cerco altro”. Un lavoro che per molti genera un intimo conflitto tra ciò che si è deciso di essere e ciò che si fa.

Perfettamente consapevoli che il grande salto non può compiersi in una notte, i partecipanti al corso erano pronti a ricevere informazioni e consigli pratici su come fare a virare l’imbarcazione della propria vita, spiegando le proprie vele e cercando un vento che porti verso lidi più tranquilli. Necessario diventa quindi conoscere cosa si può fare sulla base di una solida - e insostituibile - pianificazione. Le istruzioni per l’uso sono state fornite da Paolo Ermani, presidente dell’associazione PAEA e co-autore del libro Ufficio di Scollocamento, e da Alessandro Ronca, fondatore del PeR, che dello scollocamento ne hanno fatto uno stile di vita auto ed etero-riferito. Molti esempi pratici e contagiosi su come partire con il cambiamento: dalla vita negli ecovillaggi o in contesti di ecovicinato alla possibilità di collaborare con e partecipare al PeR stesso. Non sono mancati momenti di convivialità in cui ogni partecipante esponeva sogni e progetti e in cui gli altri partecipanti si impegnavano nel suggerire consigli funzionali al raggiungimento dell’obiettivo. Sono emerse idee brillanti e utili, e - aspetto non secondario - è stata promossa una partecipazione paritaria e non competitiva. Un buon esercizio essenzialmente diverso da ciò a cui siamo abituati in un mondo concorrenziale, superspecialista e monotono. Si è trattato di uno scambio che ha suscitato sicura commozione, scambio che sfortunatamente non sempre avviene fra le pareti di casa dove, lamenta Ludmila, spesso manca il sostegno dei familiari e degli amici.

Sono state individuate le paure che spesso non hanno un chiaro riscontro nella realtà: in genere si tratta di autolimitazioni, per esempio quelle che sorgono quando ci si sente responsabili dei figli o a rischio di fare una scelta sbagliata andando incontro a una brusca interruzione del flusso di denaro o di riconoscimento sociale. Il concetto del denaro, in un’ottica di scollocamento, non viene stralciato bensì ridimensionato con senso della misura: ridurne il bisogno attraverso un’attenta ridefinizione delle proprie esigenze e il ricorso a pratiche quali lo scambio e il riuso. A fare da contraltare alle ore di taglio pratico, momenti d’ispirazione con la lettura di articoli, lettere e passi utili per poter definire meglio una strategia sovraordinata che risponda a quei valori che più sono etici meno ammettono deroghe.

Indubbie la soddisfazione e la gratitudine dei partecipanti che possono essere racchiuse nelle parole di Cecilia che al termine delle due giornate ha con sicurezza affermato di aver assitito ad un ribaltamento della propria prospettiva: “pensavo di essere bloccata avendo un part time ancora per sei mesi, ora penso di essere fortunata: sapevo che venire qui mi avrebbe fatto bene e così è stato”. La stessa situazione quindi percepita prima come minaccia e poi come opportunità, prima come una limitazione finanziaria, poi come un’abbondanza di tempo per lanciare le proprie idee e passioni. Tutto ciò la dice lunga su quali risultati possano fare ottenere due giornate di formazione e di riflessione condivisa.

Cecilia, Stefano, Lucia, Sandro, Claudio, Annamaria, Roberta, Paola, Ludmila, Elena,  Michela, Fernanda, Alessandra, Emiliano, Domenico. Quindici sognatori concreti, tutti diversi, prova che la tipizzazione di chi vede il mondo a compartimenti stagni non funziona. Quindici persone come molte altre altrove determinate a liberarsi da un meccanismo di vita - al limite della sopravvivenza - percepito come sempre più soverchiante e privo di senso e testimoni di un cambiamento quanto mai necessario.

 

 

 

 

La Decrescita Felice
Ufficio di Scollocamento Voto medio su 4 recensioni: Buono
Pensare come le MontagneVoto medio su 5 recensioni: Buono

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