Vi auguriamo un anno ricco di povertà

Il 24 dicembre scorso per dare un augurio di Natale, Beppe Grillo ha postato sul suo blog lo strepitoso e preveggente scritto “Il rimedio è la povertà” datato 1974 di Goffredo Parise che, come Pasolini, aveva già capito molto bene dove sarebbe finita la società del consumismo.

Vi auguriamo un anno ricco di povertà

Nell’orgia natalizia, Grillo non poteva scegliere scritto migliore e in controtendenza, come a volte lui stesso dice ironicamente; ha indicato un manifesto politico esemplare. Dentro a quell’articolo c’è infatti tutto: politica, economia , filosofia, saggezza, lungimiranza.

Sul giornale La Repubblica, acerrima nemica del Movimento 5 Stelle per ovvi motivi di sudditanza a Renzi e ai suoi governi clone, i giornalisti per cercare di smontare l’articolo sacrilego di Parise sono andati ad intervistare il sociologo Giuseppe De Rita fondatore del  Censis, famoso istituto di ricerca socio-economica

Le risposte di De Rita sono un capolavoro semantico nella loro assoluta contraddizione. Anche lui concorda con il fatto che le case sono strapiene di roba, che la gente fa la spesa più oculatamente, che si spreca meno. Cita gli italiani come stanchi dell’edonismo consumista, sobri, arbitri attenti dei propri consumi, cioè parole simili a quelle di Parise.

Però allo stesso tempo dice che noi abbiamo l’identità della crescita e quella dobbiamo seguire, senza probabilmente accorgersi che la sobrietà con la crescita fanno letteralmente a cazzotti. E visto che per farla digerire e venderla meglio c’è la gara a declinare nel modo più accattivante il termine decrescita in felice, sobria, frugale, serena e chi più ne ha più ne metta, magari usciranno fuori i fan della crescita con termini simili. Presto avremo quindi la famosa crescita sobria, come dire Berlusconi persona di parola o Salvini amico degli immigrati. Del resto di ossimori o contraddizioni palesi De Rita sembra essere un esegeta, dato che raggiunge livelli eccelsi quando dice che predicare la povertà è molto consumista. Io ero rimasto che il comico era Grillo ma De Rita, forse invidioso del suo successo, tenta di imitarlo con battute improbabili.

Poi De Rita attacca Grillo come un ricco che loda i poveri e non si capisce il motivo di tale affermazione dato che non risultano esserci dei copyright di classe sociale sulla questione. Se così fosse, allora nemmeno Papa Francesco, che è a capo di una delle più grandi, potenti e ricche multinazionali del pianeta, dovrebbe citare la povertà.

Su di una cosa De Rita ci prende e cioè sul fatto che Grillo probabilmente intuisce cosa sta cambiando nella società. A giudicare dai successi del Movimento 5 Stelle sembra infatti che ne capisca molto più Grillo dei vari politici che nonostante abbiano dietro potentati e media di ogni tipo, non sembrano fare granchè breccia nella gente. Se Grillo cita Parisi, probabilmente sa che la gente inizia a non credere più tanto alle superballe sulla crescita, dove bisogna comprare di tutto per realizzarsi, ammazzarsi di lavoro, sacrificare la propria vita e il tempo dedicato ai propria cari per pagare l’ennesimo acquisto inutile e le rate della macchina nuova.

La povertà, così come la descrive Parise e come la riprende Grillo, è rendersi conto che nei beni materiali non c’è niente che possa renderci veramente felici. Per vivere dignitosamente serve poco, quel poco che fa tanto paura a chi vuole per forza venderci qualcosa e vuole convincerci che se non compriamo è la catastrofe. Per vivere in serenità e veramente ci serve tanto di quello che non si compra, che non costa nulla, di cui non se ne fa pubblicità, cioè ricche relazioni umane e culturali, rapporto con la natura, amici, persone care vicine, progetti di miglioramento personale e collettivo da condividere con gli altri. Tutto ciò è povero di merci e ricco di significato, tutto ciò è pieno di una ricchissima povertà, quella che non riesce a sopportare chi ci vuole strapieni di cose e vuoti dentro.

Per finire la citazione conclusiva dell’articolo di Parise.

“La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».

Parise ci ha scritto un articolo, io e Andrea Strozzi ci abbiamo scritto un libro su come la crisi e la cosiddetta povertà siano una benedizione, sarebbe stato bello poterglielo fare leggere.

Vi auguriamo un buon anno ricco della povertà che intendeva il grande Parise.

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