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L'Ufficio di Scollocamento compie i primi passi

di Daniel Tarozzi - 9 Febbraio 2012

È un momento storico molto molto particolare, quello che stiamo vivendo. Due problemi, apparentemente distanti e contrari, stanno diventando la più grande piaga nella vita quotidiana degli abitanti del cosiddetto "mondo Occidentale": il lavoro che non c'è, e il lavoro che c'è ma distrugge psicologicamente.

E' molto difficile parlare di questi temi senza essere immediatamente attaccati, tacciati - a seconda dei punti di vista - di ideologia, populismo, snobismo e così via.

Ma sono realmente due facce della stessa medaglia. Ricordiamoci che stiamo parlando dell'Occidente. Quell'Occidente ricco e opulento che ha devastato il pianeta, che ha basato il suo supposto benessere sullo sfruttamento di miliardi di esseri umani e non, sulla distruzione delle risorse e sulla mercificazione di ogni aspetto della nostra vita.

Qui, in Occidente, la crisi occupazionale deriva, infatti, da un modello sbagliato. Un modello che prevede che la sopravvivenza degli esseri umani sia vincolata alla crescita del PIL e dei consumi e che non ammette deroghe ai suoi dogmi. Un modello che sta fallendo in tutto il mondo e sta creando nuove sacche di disagio e di povertà.

Qui, in Occidente, la depressione, la frustrazione, la violenza, l'infelicità che spesso sperimenta chi ha un lavoro - in alcuni casi anche ben pagato - deriva da quello stesso modello sbagliato. Cresciamo convinti di vivere per realizzare i nostri sogni e viviamo facendo ciò che non ci piace, frequentando persone che non ci piacciono, trascorrendo ore e ore nel traffico, nella rincorsa di un tempo che non basta mai, che non ci permette di frequentare le persone che amiamo, di sperimentare i nostri talenti, di avere contatto con il nostro pianeta.

In entrambi i casi, quindi, avremo persone infelici, insoddisfatte, spesso violente. A questo punto qualcuno probabilmente storcerà il naso, affermando che il problema di chi non ha lavoro è certamente più grave di chi ha un lavoro che non gli piace. Probabilmente è vero. Ma non dimentichiamo che stiamo parlando dell'"Occidente". Quell'Occidente che continua a buttare milioni di chili di cibo ogni giorno, quell'Italia che continua ad avere più automobili e cellulari (di ultima generazione) che persone con patente.

In questo Occidente, in questa Italia, esistono indubbiamente problemi molto gravi per chi non ha un lavoro, ma altrettando indubbiamente esistono milioni di persone con gravissimi problemi depressivi e l'uso di droghe e alcool è alle stelle.

In questo contesto, quanto mai cupo, è nata l'idea dell'Ufficio di Scollocamento che, nelle prossime settimane, muoverà i primi passi. Si comincia a Milano, dal 24 al 26 febbraio e si continua con una serie di incontri periodici.

Chi si avvicinerà all’Ufficio di Scollocamento, infatti, non riceverà un numeretto e un modulo da riempire (come nel più noto e triste Ufficio di Collocamento), ma la proposta di un percorso articolato, non semplice, come non è semplice trovare, mettere a fuoco e poi in pratica le proprie motivazioni interiori.
Molti ed eterogenei gli esperti coinvolti: psicologi (per capire e gestire le numerose paure del cambiamento), esperti di lavoro alternativo, avvocati, ma anche e soprattutto life-coach, scrittori, economisti, esperti di ambiente, oltre alle necessarie testimonianze concrete di chi ha già cambiato vita.

Per saperne di più ti invito a leggere "Benvenuti all'ufficio di Scollocamento! - Un percorso a tappe per chi vuole (o deve) cambiare vita".

A presto!

Daniel Tarozzi

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