Anche il Veneto ha la sua…"terra dei fuochi"

Italia terra di scandali, di porcherie e di brigantaggio. Non è il Medioevo, è la nostra “modernità”. Lo dimostra ciò che giorno dopo giorno viene alla luce (chissà quant’altro resta invece nascosto!). Tra gli scandali finiti nelle aule dei tribunali, c'è quello che alcuni hanno definito la “terra dei fuochi” del Veneto. Udienza il 30 aprile.

Anche il Veneto ha la sua…

E’ stata fissata al 30 aprile l’udienza del processo in tribunale a Venezia per i sei imputati nella vicenda dell’interramento sotto l’autoparco e il centro logistico di via Drizzagno a Scorzè, in provincia di Venezia, di oltre 28 mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto. "Il giudice monocratico Sara Natto ha respinto le eccezioni dei difensori che avevano contestato la competenza territoriale del tribunale di Venezia e la costituzione di parte civile della Provincia - interviene l’europarlamentare Andrea Zanoni, da tempo impegnato sul fronte ambientale - Delle accuse devono rispondere l’imprenditore padovano Alberto Merlo dell’omonima ditta edile di Borgoricco (Padova) e uno dei suoi più stretti collaboratori Silvano Bolzonella, il direttore dei lavori  Danilo Michieletto, il titolare della “Carraro Fratelli srl” di Campodarsego (Padova) Elio Carraro, il titolare della “Pigozzo Scavi snc” di Salzano (Venezia) Lino Pigozzo e il responsabile tecnico della ditta “Telve Rigo” di Vedelago (Treviso) Ennio Telve. Invito i cittadini, le associazioni di consumatori, l’Associazione italiana esposti amianto a costituirsi parte civile. I danni alla salute potrebbero essere pesantissimi e manifestarsi anche dopo molti anni».
«A settembre 2009 il Corpo Forestale dello Stato aveva effettuato controlli nella sede della “Carraro Fratelli” di Campodarsego – spiega Zanoni - che, secondo gli inquirenti, avrebbe frantumato e miscelato rifiuti pericolosi contenenti amianto vendendoli alla “Merlo” di Borgoricco che ne aveva utilizzato migliaia di tonnellate per l’autoparco sulla strada Noalese di Scorzè. Carraro avrebbe continuato, da quanto emerso nel corso delle indagini, a utilizzare gli scarti edilizi anche dopo che gli uomini del Corpo Forestale e dell’Agenzia per la Protezione e Prevenzione Ambientale del Veneto avevano segnalato la presenza di amianto. Merlo e il suo dipendente Bolzonella, incaricato della valutazione della documentazione tecnica sui materiali riciclati utilizzati dall’impresa, devono rispondere di aver acquistato da Carraro e dagli imprenditori Pigozzo e Telve, rifiuti invece che materie prime secondarie da interrare. Nel 2009, il Pubblico Ministero, Giorgio Gava, aveva disposto il sequestro dell’intera area del cantiere, 110 mila metri quadrati».
Zanoni, membro della Commissione ENVI Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, ha affermato: «Occorre fare chiarezza  e individuare le singole responsabilità con assoluta esattezza. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il numero di casi di malattie legate all’amianto nella sola Unione europea è compreso tra i 20.000 e 30.000 all’anno. Tutti i tipi di amianto sono riconosciuti come pericolosi per la salute dell’uomo e gli effetti nocivi a seguito dell’inalazione delle fibre di asbesto, come il tumore al polmone e il mesotelioma pleurico, possono manifestarsi addirittura anche dopo quarant’anni. Il 14 marzo 2013 il Parlamento europeo ha approvato la relazione sulle “Minacce alla salute dei lavoratori dovute all’amianto e prospettive di abolizione totale di tutto l’asbesto esistente” rafforzata dai 12 emendamenti che ho presentato e che erano già stati approvati nelle Commissioni Ambiente e Occupazione e Affari sociali. Attraverso il mio intervento è stata prevista la bonifica di tutti i siti pubblici e privati interessati, comprese le discariche di rifiuti di amianto non sicure e la promozione di processi alternativi ecocompatibili e sicuri, come l’inertizzazione, per la trasformazione di rifiuti contenenti amianto e per il successivo riciclaggio del materiale risultante utilizzabile nel settore delle costruzioni».

 

 

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Commenti

credo che uno dei motivi per cui le industrie italiane "delocalizzano", sia quello di non poter fare porcate simili. chissà cosa faranno nei paesi dove vanno. Per frenare il fenomeno, occorrerebbe delocalizare i diritti. Ma questa sarebbe un'altra storia.
pio, 27-02-2014 10:27

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