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Referendum, se il governo disprezza la volontà popolare

27 Aprile 2011

Centrale nucleare
Il dietrofront del governo sul nucleare si è rivelato una messinscena volta ad evitare un pronunciamento popolare

Con la naturalezza di chi sta dicendo un'ovvietà, il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dichiarato ieri che il nucleare si farà e che il dietrofront di questi giorni è stato semplicemente una manovra volta ad evitare il referendum. Col solito tono rassicurante ed il sorriso stampato in faccia, Berlusconi in pochi minuti di discorso ha calpestato la dignità dell'intero popolo italiano. “Impaurito”, lo ha definito di fronte a Sarkozy, incapace di prendere una decisione lucida e consapevole, troppo condizionato dall'incidente di Fukushima.

E allora, visto che il popolo è attualmente incapace di intendere e di volere, è giusto che non si esprima, che le decisioni le prenda il Governo. Poco importa se il percorso che ha condotto al referendum sul nucleare si è svolto prima del disastro giapponese; se milioni di persone e centinaia di scienziati considerano da sempre il nucleare un pessimo affare, per via della sicurezza, dello smaltimento delle scorie, dell'antidemocraticità intrinseca. Lui, il premier, ne è sicuro: il nucleare è l'energia del futuro; maledice persino “l'ecologismo di sinistra” reo di aver interrotto lo sviluppo dell'atomo nel paese nell'ormai lontano 86. Ergo, il progetto nucleare italiano andrà avanti, si fermerà solo per uno/due anni, e i contratti che Enel ha stipulato con Edf – la maggiore azienda che produce e distribuisce l'elettricità in Francia – restano validi.

Ma la sortita del Cavaliere non è che l'ultimo di una serie di attacchi all'istituto referendario e al principio di sovranità popolare portata dal governo negli ultimi giorni. Attacchi spudorati, che già nei giorni scorsi avevano indotto Rodotà a definire “sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia”. C'è stata, ad esempio, la dichiarazione del ministro dello sviluppo economico Paolo Romani che ha annunciato giusto pochi giorni fa che anche sull'acqua il Governo ha intenzione di “fare un approfondimento legislativo” per annullare i due quesiti referendari.

E prima ancora c'era stato Maroni, che aveva gettato deliberatamente al vento 350 miliardi di euro dei contribuenti pur di non accorpare i referendum alle elezioni amministrative del 15-16 maggio, per poi fissare la data dei primi il più avanti possibili, il 12 e 13 giugno, con la speranza neanche troppo nascosta che gli italiani fossero già in vacanza.

Intendiamoci, che la sovranità che l'articolo 1 della Costituzione attribuisce al popolo italiano non sempre venga rispettata non è cosa nuova. Da sempre il popolo sa, o per lo meno immagina, che esistano accordi fatti alle sue spalle da politici e potentati economici. Che le decisioni, soprattutto quelle importanti, avvengano in stanze oscure, con strette di mano silenziose.

Ciò che oggi stupisce e sconvolge è la naturalezza con la quale gli intenti manipolatori vengono dichiarati apertamente. Quasi che fosse la prassi mettere a tacere il popolo, impedire la sua libera espressione, calpestare la sua volontà. Ma questa odiosa pratica potrebbe rivoltarsi contro i suoi utilizzatori.

Secondo molti giuristi, infatti, l'uscita di Berlusconi sulla volontà di proseguire con il programma nucleare potrebbe influire sulla sentenza della Corte di Cassazione chiamata a decidere sul futuro dei referendum. La Corte dovrà infatti decidere se le misure prese dal governo sono sufficienti all'annullamento dei quesiti. Fino ad oggi, sul nucleare, tutto lasciava presagire che - almeno formalmente - lo fossero. Ma alla luce di tali esternazioni, che mostrano in maniera evidente l'inganno messo in atto dal governo, tutto torna in discussione.

A.D.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
28 Aprile 2011 14:54, Balconi Rita ha scritto:
chiaramente parlo di berlusconi
27 Aprile 2011 17:03, Balconi Rita ha scritto:
per fortuna esiste una Costituzione che ci protegge in Italia,spero che la corte di cassazione le ricordi i suoi limiti di governabilità,fosse per lui farebbe come a casa sua
AZIONI
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