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Italia, Grecia, Spagna: l'Europa dei "salvatori della patria"?

21 Novembre 2011

Mariano Rajoy
Mariano Rajoy, neoeletto premier spagnolo per il Parido popular

In Italia il governo Monti ha ottenuto una fiducia record alla Camera, 556 voti favorevoli e 61 contrari, e dai sondaggi pare goda del consenso del 70 per cento degli italiani. Anche in Grecia il parlamento ha consegnato ufficialmente il mandato nelle mani di Papademos con un consenso plebiscitario: 250 voti favorevoli contro 50 contrari. Infine in Spagna le elezioni politiche hanno visto trionfare Rajoy, il candidato del Pp, il partito conservatore, con un risultato persino superiore alle aspettative: miglior risultato di sempre per il Partido popular, con il 44,55 per cento delle preferenze e la maggioranza assoluta dei seggi conquistati.

Questa tendenza plebiscitaria è probabilmente indice dello stato di shock in cui versano le popolazioni europee, provate da una crisi lunga e senza la consolazione di una prospettiva migliore. Pare che l'Europa, o per lo meno la sua frangia più agonizzante, si sia messa alla disperata ricerca di un salvatore della patria, a cui si è disposti ad affidare ad occhi chiusi la propria fiducia nella speranza che risollevi le sorti della propria nazione.

La disperazione è tale che pur di credere nei salvatori della patria si è disposti anche ad accettare misure drastiche ed impopolari. Così il salvifico governo Monti ha già iniziato il valzer delle dichiarazioni d'intenti. Dal nucleare, che il neo ministro all'Ambiente Corrado Clini ha definito “un'opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto […] una delle tecnologie chiave a livello globale”, alla gestione dei servizi locali, che – se non incontreranno ferma opposizione di movimenti e comitati territoriali – andranno incontro ad una privatizzazione rapida e forzosa, passando per pensioni e tagli ai fondi pubblici e dismissione del demanio statale. Il tutto s'intende, per il bene del paese.

Anche in Grecia la cura Papademos si presenta piuttosto amara e molto simile alla nostra. Si parla di "sospensione temporanea dal lavoro" di almeno 30.000 statali, di ridurre la spesa pubblica e abolire gli enti statali inutili, abolire il sistema di retribuzione unificato dei dipendenti pubblici, incentivare le privatizzazioni.

Discorso leggermente diverso vale per Rajoy, nuovo premier spagnolo. Egli è infatti un candidato democraticamente eletto (a differenza dei governi greco ed italiano, imposti dai poteri forti della finanza internazionale) dalla maggioranza degli spagnoli. Ma c'è da credere che se anche il nuovo esecutivo guidato dal Partido popular non si affretterà ad imporre ai propri cittadini le misure volute dall'Europa non avrà vita facile né duratura.

Ma queste politiche dei salvataggi, questi bagni di sangue che i salvatori della patria si apprestano a somministrare ai propri cittadini, sortiranno almeno l'effetto desiderato? Beh, pare proprio di no, almeno a detta di un folto gruppo di economisti 'ribelli' che ha sottoscritto un documento in cui si prende le distanza dalle politiche economiche liberiste imposte dall'alto e si fa appello ai cittadini “perché il nostro paese non accetti supinamente politiche errate e controproducenti che ci sono richieste dall’Europa e che peggioreranno irrimediabilmente la crisi nostra e dell’Unione”.

Nell'appello, consultabile su di un blog appositamente creato, si possono leggere cinque punti fondamentali che riportiamo di seguito. “1) le misure di restrizione dei bilanci pubblici “richieste dall’Europa” hanno aggravato la recessione e la crisi finanziaria; attualmente l’Eurozona è senza una bussola e l’Italia è stata usata come capro espiatorio; 2) la crisi italiana non può essere affrontata se non nell’ambito di politiche espansive europee volte a riequilibrare gli svantaggi commerciali che sono seguiti alla moneta unica; il nostro paese non è la causa, né può tanto meno essere la soluzione della crisi europea; 3) prima che sia troppo tardi – forse lo è già – la BCE deve intervenire a garanzia illimitata dei debiti sovrani riconducendo a tutti i costi i tassi di interesse a livelli compatibili con l’attuazione delle menzionate politiche di ripresa; 4) tali politiche non possono che basarsi sul sostegno della domanda aggregata – in primis nei paesi in surplus commerciale; 5) in questo ambito il nostro paese, e gli altri 'periferici', si dovrebbe impegnare a stabilizzare il rapporto debito pubblico/Pil, respingendo con fermezza ogni ipotesi di inutili abbattimenti che annichilerebbero crescita, occupazione e standard di vita.”

A queste considerazioni tecniche, ce n'è da aggiungere un'altra, probabilmente banale e scontata ma del tutto pertinente. Sosteneva Albert Einstein che “Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato”. Le pratiche economiche ultraliberali ci hanno condotto fin nell'occhio della peggiore crisi economica mondiale di tutti i tempi. Ergo, le stesse politiche non ce ne tireranno fuori. Tutto qui.

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A.D.

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