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Anche l'Italia bombarderà la Libia per la libertà... delle risorse

26 Aprile 2011

Libia: in guerra per le risorse
L'intervento in Libia pare dettato dalla volontà di appropriazione delle ricche risorse del paese di Gheddafi

Alla fine il Governo ha ceduto alle pressioni di Francia, Inghilterra e Stati Uniti: nell'anniversario della liberazione, in una lunga telefonata ad Obama, Silvio Berlusconi ha annunciato che anche l'Italia bombarderà in Libia. Una decisione presa in fretta e furia, senza consultare il parlamento né avere una linea compatta all'interno del Governo, con la Lega che si è fermamente opposta alla risoluzione.

Ma si sa, quando c'è di mezzo la democrazia il nostro Paese non vuole essere secondo a nessuno. E così l'ennesima violazione dell'articolo 11 della Costituzione, quello che vuole che l'Italia ripudi la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” viene giustificata con la scusa dell'appoggio ai ribelli in lotta per la libertà e delle missioni su obiettivi specifici che – ha dichiarato il ministro La Russa – “eviteranno ogni rischio di colpire la popolazione”.

L'ex amico Gheddafi, cui il nostro premier baciava pubblicamente le mani mesi or sono, è diventato frettolosamente un sanguinario dittatore. E che dire della popolazione insorta, che una scontata retorica bellica chiama ribelli e vuole in lotta per la democrazia? Ormai più di una fonte testimonia che a differenza delle insurrezioni in Egitto e Tunisia la partecipazione popolare è in Libia del tutto marginale e i ribelli non sono altro che un gruppo composto da ex fedeli del colonnello, soldati, occidentali, qualche studente e probabilmente qualche fondamentalista religioso. E la loro pare non sia una lotta per la democrazia ma per le risorse.

Già, le risorse. Sarà un caso ma negli ultimi anni le democrazie da salvare sono sempre state situate nei paesi ricchi di petrolio. Nel caso della Libia, poi, le risorse sono tante e talmente ghiotte che si comprende bene l'interesse e la mobilitazione internazionale.

C'è, ovviamente, il petrolio, circa il 3-5 per cento dell'estrazione mondiale, gestito dalla National Oil Corporation, società nazionale libica che fa gola alle multinazionali inglesi ed americane. C'è il gas, che la Libia esporta in tutta Europa. C'è, infine l'acqua: la Libia poggia sul Nubian Sandstone Aquifer, un oceano d'acqua dolce grande quanto la Germania che tramite condutture sotterranee rifornisce i maggiori centri libici. Se tale impianto verrà accidentalmente danneggiato dai bombardamenti, forse le multinazionali francesi Veolia, Suez e Saur – che da sole controllano il 40 per cento del mercato mondiale dell'acqua – potrebbero aiutarne la ricostruzione o assumerne la gestione.

Ora non ci è dato sapere come hanno deciso di spartirsi il bottino libico i paesi all'attacco, né quale sarà la ghiotta ricompensa che spetterà all'Italia. Sono invece alla luce del sole i rischi che tale operazione comporta per il nostro paese.

Innanzitutto l'Italia è la prima importatrice delle risorse libiche: il petrolio di Gheddafi copriva fino ad ora il 22 per cento del fabbisogno nazionale; il gas circa il 10, prima che fosse chiuso il metanodotto Greenstream, in seguito alla guerra. Ci si prospetta, in pratica, una gravissima crisi energetica.

Inoltre l'Italia è di gran lunga il paese più vicino alla Libia fra quelli che hanno portato l'attacco, dunque l'obiettivo naturale di una possibile controffensiva portata dalle truppe di Gheddafi. Viene da chiedersi se qualche goccia di petrolio, d'acqua o un po' di gas valgano questi rischi. Ah no, che sbadato, è per la democrazia!

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A.D.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
3 Luglio 2011 00:28, Amen ! ha scritto:
Amem!
26 Aprile 2011 15:56, Morando Sergio Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia ha scritto:
Quanto sarebbe bello che l'ITALIA NON partecipasse a nessuna guerra della Libia e di altre insomma tutte ..ma anche che NON producesse più ARMI che ora utilizza in tutte le missioni e che vende al mondo..Sarebbe bello che l?italia la finisse una volta per tutte su centrali nucleari ma ancor più bello sarebbe che l?Italia la finisse con il lavoro precario e disoccupazione ASSUMENDO a tempo indeterminato la Sua stessa popolazione in onore dei 150 dell'unità..ed articolo uno e nel contempo sarebbe anche bello "quando" si lavora che le leggi sulla sicurezza interna nelle aziende e sul lavoro e sui conseguenti prodotti costruiti..venissero semplicemente rispettate ! E noi tutti orgogliosi così di essere una grande Nazione un gran bel popolo ma sembra che certe forze certe persone ..preferiscono agire proprio al contrario..anzi sempre più autoaffondandosi nonostante che l'equipaggio precario e disoccupato tenti di salvare la nave Italia ! Ci vorrebbe ora una grossa gigantesca gru senza difetti a sollevare tutto il popolo Italiano..basterebbe iniziare ma sembra che la fantasia Italiana i nostri imprenditori non abbiano più voglia qui di fare..mi chiedo il perchè gli stranieri invece vengano aiutati..magari dato un lavoro..e noi costretti a vivere di stenti con il precariato singhiozzante di contratti interinali dove le leggi sulla sicurezza vengono continuamente violate..ma se parli o scrivi di queste verità che possono scongiurare pericoli di infortuni o peggio morti cercano persino di zittirti usando la legge che decantano invece al contrario..ed i continui infortuni le continue morti bianche..parlano da sole ogni giorno..Preferendo magari poi fare i processi su questi invece che semplicemente prevenire..ma se si tace non si scrive..sapendo certe verità se ne diviene NOI COMPARTECIPI di questi ! Non scrivere..e poi leggere di eventuali infortuni e morti..dopo o con possibilità d'accadere rende l'anima a scegliere tra dire scrivere o tacere..Siamo in Italia..speriamo che ora certa gente capisca perchè è stato fatto..Vincere i processi dopo come alla ThyssenKrupp non serve poi tanto ma serve per evitarne altri SE SI VUOLE ! In tutte le aziende Italiane pertanto continuare nella prevenzione!
Speriamo che ora nella guerra di Libia si ci si possa salvare da quello che potrebbe riversarsi contro di noi tutti..il rischio è sottovalutato..gli attentati potrebbero ora colpire veramente il nostro paese e l'Europa tutta e noi possiamo solo scrivere come qui no alla guerra no alle armi no al nucleare..
Sergio Morando.
AZIONI
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PAROLE CHIAVE
guerra  libia  italia  petrolio  gas  acqua 
IN VETRINA
Fare la Pace con la Terra


Autore: Vandana Shiva
Casa editrice: Feltrinelli
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