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SPECIALE » Il Giappone, Fukushima e il nucleare

Fukushima, radioattività anche in mare. Eolico non danneggiato dal disastro

22 Marzo 2011

reattore Fukushima
Fukushima: la foto del reattore 3, il più pericoloso, che sta facendo il giro del web

Fukushima, 240 km a nord-est di Tokyo. Fino a due settimane fa ne ignoravamo persino l'esistenza e invece adesso ci sembra così vicina.

Dall'11 marzo scorso qualcosa è cambiato nella storia del Giappone ma non solo. L'importante terremoto seguito da tsunami che ha colpito il gigante del Sol Levante ha scaturito quella che è stata definita nelle ultime ore come la catastrofe nucleare più seria degli ultimi 25 anni dopo Chernobyl.

Dopo che la Nisa, la Nuclear and Industrial Safety Agency, aveva innalzato il livello di gravità dell'incidente nucleare di Fukushima al quinto grado della scala Ines, equiparandolo così all'incidente di Three Mile Island, la gravità del disastro di Fukushima sembra più importante di ora in ora.

Reattori collegati a energia esterna

Ancora fumo oggi dai reattori 2 e 3, anche se i tecnici parlano di un miglioramento. I tecnici giapponesi che da giorni stanno lavorando, e consegnando la vita, per arrestare l'ipotesi di una possibile fusione nucleare stanno collegando i sei reattori della centrale di Fukushima1 a fonti di energia esterne che ne garantiscano il raffreddamento automatico. I reattori della centrale che hanno accesso all'energia sarebbero quindi attualmente l'1, il 2, il 5 e il 6.

Reattore 3 in pessime condizioni

Il reattore 3, quello definito dai tecnici il più pericoloso - perché alimentato con una miscela combustibile di plutonio e uranio che va sotto il nome di mox ed è particolarmente radioattiva - intanto sembra non passarsela benissimo. L'immagine che lo ritrae, o meglio ne ritrae le macerie, sta facendo il giro del web.

Radioattività in mare e aumentata con le piogge

Il livello di radioattività nell'area circostante la centrale è salita notevolmente con la pioggia degli ultimi due giorni, lo ha fatto sapere il ministro della scienza giapponese. Inoltre, materiale radioattivo nell'acqua marina davanti a Fukushima è stato rilevato dalla Tepco, la società che gestisce le centrali di Fukushima. Cosa che non sorprende più di tanto, visto che per il raffreddamento d'emergenza dei reattori è stata utilizzata proprio acqua di mare e che gli addetti Tepco avrebbero confermato che parte di quest'acqua sarebbe già stata rilasciata in mare.

Lo iodio radioattivo in alcuni campioni marini è 126,7 volte i limiti consentiti, mentre la presenza di cesio è di oltre 24 volte, afferma la Tepco.

Radiazioni in acqua, latte e verdure

Accertata la presenza di radiazioni superiore al livello nazionale di sicurezza in alcune verdure come gli spinaci e nel latte vicino alla centrale di Fukushima. Anche nell'acqua di rubinetto a Tokyo è stata riscontrata la presenza di radiazioni. Ieri l'Oms ha lanciato l'allarme dichiarando che la situazione delle contaminazioni dei prodotti alimentari è più grave di quello che ci si aspettava in un primo momento. Il governo giapponese ha 'preventivamente' invitato gli abitanti delle zone adiacenti a Fukushima a non bere acqua del rubinetto. Fermata anche la distribuzione di latte, spinaci e di altre verdure locali.

Le responsabilità della Tepco

Sullo stato generale della centrale di Fukushima prima del terremoto dell'11 marzo erano state omesse alcune verifiche per la sicurezza. Lo ha spiegato la Tokyo Electric Power Co. (Tepco), che gestisce le centrali di Fukushima all'Agenzia per la sicurezza nucleare giapponese in un rapporto del 28 febbraio. A non essere stati controllati sarebbero stati ben trenta elementi, più una valvola di controllo non ispezionata da 11 anni. Tra le parti non controllate anche quelle responsabili del sistema di raffreddamento e del gruppo elettrogeno di emergenza, vale a dire proprio quelle interessate dall'incidente. Intanto, c'è un ulteriore alone di sospetto nei confronti della compagnia dopo l'accusa rivoltale dal Wall Street Journal. Secondo il quotidiano americano, la Tepco avrebbe intenzionalmente rallentato l'intervento di raffreddamento dei reattori per salvare l'impianto, rimandando di ore il ricorso all'acqua marina che danneggia i reattori.

L'eolico ha resistito alla catastrofe

All'indomani della catastrofe naturale che ha stravolto il Giappone se c'è qualcosa che sta salvando il paese è l'energia eolica. Questo, va ricordato, soprattutto dopo che il presidente dell'International Committee of the Japan Wind Power Association e della Japan Wind Energy Association, Yoshinori Ueda, ha affermato che nessun impianto eolico dei membri dell'associazione ha subito danni. A reagire bene allo tsunami anche il parco offshore Kamisu situato a qualche centinaio di chilometri dall'epicentro del terremoto. Proprio gli impianti eolici giapponesi stanno consentendo di rimediare allo scompenso energetico seguito all'incidente di Fukushima. A dimostrazione del fatto che il confronto tra nucleare e rinnovabili non regge, né a livello di sicurezza né di efficienza.

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
22 Marzo 2011 18:07, Marco ha scritto:
Il parco eolico offshore, secondo voi, si trova a qualche centinaio di metri dall'epicentro. Si vede che a forza di passare da virtuale a reale avete confuso i metri con i chilometri. Il parco eolico si trova a 300 kilometri dall'epicentro.
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