Michel Odent, che si avvia a compiere i 100 anni, è un medico francese, assai particolare e fuori dagli schemi, pioniere del parto naturale e in acqua; ha dato sempre grande risalto all’importanza della relazione madre/figlio fin dal concepimento. Il che, visti i tempi, è quasi rivoluzionario dato che a breve, se si continuerà a dare potere agli apprendisti stregoni, si farà la fine dei romanzi di Huxley dove i (pochi) figli che si faranno nasceranno in provetta.
Odent ha scritto numerosi libri molto interessanti tra cui segnaliamo: Sopravviveremo alla medicina?, La scientificazione dell’amore, Nascere nell’era della plastica. Quello che analizziamo qui è il libro Siamo figli dell’Oceano che riporta le teorie di Odent su di un nostro profondo e ancestrale legame con il mare, considerato che nel corso degli ultimi due milioni di anni il livello dei mari è cambiato di 218 metri e che un'area pari a circa venti milioni di chilometri quadrati attualmente sommersa faceva parte della superficie dei continenti sopra il livello del mare tra 110.000 e 10.000 anni fa. Partendo da questo presupposto, di molte popolazioni che vivevano sulle coste non rimangono reperti perché ovviamente sommersi e attualmente il 70% del nostro pianeta è ricoperto dalle acque. Secondo Odent, la nostra naturale attrazione verso il mare non è solo dettata dalla bellezza dello stesso ma probabilmente da una nostra appartenenza a quel luogo.
Presume che noi siamo stati da sempre navigatori eccezionali, molto più di quanto si pensi o ci dica la storia, fino a darci la definizione di Homo navigator. Odent ritiene che se si sviluppasse maggiormente la paleoantropologia subacquea potremmo avere scoperte che vanno nella direzione di quello che lui afferma. Fra le sue varie tesi, l’autore si sofferma sul legame particolare che gli uomini da sempre hanno avuto con i delfini e viceversa. Al secondo posto per encefalizzazione superiore a 4, dopo gli esseri umani, c’è infatti un tipo di delfino, il tucuxi.
«Finora abbiamo ampiamente utilizzato il termine Homo per riferirci a una particolare specie di primate - si legge nel libro - Per lo più abbiamo ragionato come gli zoologi. Da adesso in poi, quando si tratta del futuro di Madre Oceano in relazione alle attività umane, dobbiamo cambiare ordine di grandezza. Dobbiamo cambiare paradigma e pensare in termini di umanità». «L’essere umano moderno deve urgentemente rendersi conto del fatto che il 95% dello spazio abitabile del pianeta si trova nelle profondità degli immensi oceani: possiamo tranquillamente affermare che sono gli Oceani a dare la vita e a sostenerla. Homo è abbastanza intelligente da comprendere che sviluppare rispetto per Madre Oceano dovrebbe prevalere su ogni altra considerazione?».
Un interessante e urgente quesito considerato lo stato in cui stiamo trattando proprio quei mari e oceani dai quali secondo Odent molto probabilmente proveniamo.
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