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Grecia, un governo tecnico imporrà il diktat del Fondo Monetario Internazionale

7 Novembre 2011

Papandreou
Il premier uscente Papandreou ha affidato le sorti della Grecia ad un governo di unità nazionale

L'accordo è arrivato ieri sera. Le sorti della Grecia saranno affidate ad un governo di unità nazionale che avrà come compito principale quello di far rispettare ai propri cittadini il diktat imposto dal Fmi e dalla comunità internazionale in attesa delle nuove elezioni politiche previste per il prossimo febbraio - probabilmente il 19, come proposto dal ministro delle finanze, Evangelos Venizelos.

Ad annunciare l'accordo è stato il capo dello Stato, Carolos Papoulias, dopo l'incontro fra il premier dimissionario George Papandreou, leader del partito socialista, e il capo dell'opposizione di centro-destra Antonis Samaras. Ancora da definire il leader della nuova coalizione. Il suo nome dovrebbe emergere oggi, in una nuova riunione in cui verranno nominati anche gli altri componenti dell'esecutivo. Alcune indiscrezioni riportate dal quotidiano Vima, fanno il nome di Lucas Papademos, ex vice presidente della Banca centrale europea.

I mercati hanno avuto un ruolo decisivo in questo processo. Un influente parlamentare del Pasok, il partito socialista greco al governo, ha sostenuto che la Grecia deve arrivare a una soluzione politica “oggi, altrimenti domani sarà l'inferno”, con riferimento fra le altre cose alla riapertura delle Borse. La paventata tempesta finanziaria ha spaventato premier Papandreu che è corso ai ripari, prima annullando il referendum popolare sul piano di salvataggio Ue, poi decidendo di dimettersi e di affidare il paese nelle mani di un governo di transizione.

Il nuovo esecutivo dovrà approvare il più rapidamente possibile le misure chieste dall'Ue e dal Fmi per ottenere le nuove tranche di aiuti, a partire da quella sospesa da 8 miliardi di euro.

Il referendum ventilato giorni fa dall'ex premier Papandreu è stato rapidamente cancellato. Azzerate le speranze dei cittadini di intraprendere un percorso diverso, più partecipato, sulla scia di quanto accaduto in Islanda. A meno che non siano loro a mobilitarsi autonomamente, ciò che li aspetta nei prossimi mesi è una dura ricetta a base di austerità, privatizzazioni, tagli. E svendita della propria sovranità alle élite finanziarie internazionali.

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A.D.

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
9 Novembre 2011 03:19, stefano ha scritto:
saranno azzerate anche le possibilita" degli italiani? io credo di si dato che la palla per giocare e" sempre della solita sinistra e mezza destra e" cosi da 35 anni, basterebbe una primavera degli italiani senza privilegi oscuri che vadino a Roma per solo 10 giorni a bloccare tutto pacificamente ,anche se sono ora solo il 5 % sarebbero li 3 milioni di di gente stufata delle solite faccie truffaldine, sarebbe l inizio di un italia democratica,libera di lavorare e ecologica,con doveri e diritti per tutti nessuno da escludere se no i piu" deboli e i malati
AZIONI
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