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SPECIALE » Se indignarsi non basta

'Indignati' davanti alla Banca d'Italia, prove generali per il 15 ottobre

13 Ottobre 2011

banca italia
Ieri gli indignati italiani nelle principali città del Paese hanno occupato le sedi della Banca d'Italia

Da Wall Street alla Banca d'Italia. Le ragioni di protesta del movimento nato qualche settimana fa nel cuore della Grande Mela, sull'onda del movimento spagnolo, hanno travalicato i confini degli Stati Uniti d'America.

La critica aspra verso il sistema economico attuale è un sentimento che accomuna milioni di cittadini che, seppur geograficamente lontani, il 15 ottobre scenderanno nelle piazze per unirsi in una battaglia comune.

Intanto, in attesa di questa giornata di ribellione estesa, ieri gli indignati italiani nelle principali città del Paese hanno manifestato contro le banche.

A Roma la protesta continua. Alcuni degli 'Indignati' che ieri sera hanno manifestato vicino alla sede della Banca d'Italia, in via Nazionale, hanno passato la notte in tenda davanti al Palazzo delle Esposizioni. Nella serata di ieri erano ancora in un centinaio a protestare quando le forze dell'ordine hanno deciso di sgomberarli e spostarli sul marciapiede per liberare la strada. Gli occupanti non hanno opposto resistenza e si sono stesi per terra, lasciandosi portare via di peso.

“La nostra è stata una protesta non violenta - hanno spiegato - così come è successo alcuni giorni fa a Brooklyn. Quando sono arrivate le forze dell'ordine ci siamo sdraiati a terra e non abbiamo opposto resistenza facendoci prendere in braccio uno ad uno”.

Oggi i 'draghi ribelli' annunciano che la protesta andrà avanti sino al 15 ottobre e invitano il direttore del Palazzo delle Esposizioni a riaprire il museo, chiuso fino a domenica 16 'per problemi di ordine pubblico'. “Non c'è alcun problema di ordine pubblico. Siamo solo dei 'pericolosi' pacifisti: in mezzo a noi ci sono artisti, registi del Valle, gente comune. Il museo è un bene comune e deve rimanere aperto”.

A Bologna nella giornata di ieri si sono verificati scontri tra la polizia e gli Indignati riuniti in piazza Cavour davanti alla sede locale di Bankitalia. Un centinaio di 'indignados' sono stati respinti dalla polizia mentre tentavano di entrare nella sede dell'Istituto di credito. Negli scontri una ragazza ha riportato profonde ferite in bocca e ha perso alcuni denti.

Anche a Napoli gli Indignati hanno manifestato davanti alla sede della Banca d'Italia ed hanno organizzato una spaghettata pubblica in piazza 'condita' dallo slogan “Mangiamoci i ricchi”.

“Il loro debito non lo paghiamo”. Gli 'indignados' italiani si sono mobilitati anche a Milano dove una loro delegazione ha consegnato ai dirigenti della filiale locale della Banca d'Italia una lettera indirizzata a Mario Draghi e Jean Claude Trichet. In strada protestavano giovani precari, disoccupati, sindacati e anche i nuovi poveri, persone improvvisamente ritrovatesi senza lavoro, “troppo vecchie per un impiego, troppo giovani per la pensione”.

Da Roma a Milano, da Bologna a Napoli. Questa la cronaca di quelle che possono considerarsi le prove generali dell'atteso I-day (Indignados-Day). Manca ormai pochissimo, infatti, alla mobilitazione globale del 15 ottobre quando ci saranno manifestazioni in 791 città di 71 paesi del mondo, a cui si aggiungerà un’assemblea globale virtuale su Internet.

A.P.

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Un lettore ha commentato questo articolo commenta commenta
13 Ottobre 2011 18:35, Franco ha scritto:
La protesta, pacifica ma intransigente, contro il sistema bancario rappresenta il generale senso di consapevolezza e di denuncia, che ormai riunisce i giovani e il precariato ai lavoratori che hanno edificato lo stato sociale.
Protesta e denuncia che riguardano il circolo autosostentatorio potentati-governi-finanze che ha unito in una spirale di nefasta e ottusa avidità quelle che invece dovevano essere le linee autonome di produzione, redistribuzione e incentivazione consone alla funzione loro affidata dal consorzio della convivenza umana.
La disfunzione di questo sistema, traditore della sua ragion d'essere, è stata smascherata dalla costante e convinta diminuzione e critica dello stato sociale e -nel governo italiano-dalla palese e sfacciata enunciazione legislativa che, se i cittadini non saranno capaci di raggiungere gli obiettivi impossibili e autocastranti imposti dalla governance finanziaria, gli altri due compari -governo e potentati- taglieranno linearmente ( e ulteriormente) i fondi dello stato sociale per tutta la fetta che non saranno riusciti a farsi ri-regalare.
La consapevolezza e lo smascheramento di tale disfunzione e imbroglio derivante dalla costatazione dell'attacco allo stato sociale, non deve però frenare il pensiero e l'attenzione sul pericolo ben maggiore di ricatto e di conculcamento che il sistema tiene sempre in serbo nelle sue guarnitissime retrovie.
Il governo italiano in questi momenti stà litigando proprio su questo
punto di non ritorno: la guerra.Non deve sfuggire che dall'altra parte dell'oceano vengono agitati nebulosi attentati contro il forziere saudita per paventare .a necessità di un attacco all'Iran e ridispiegare così tutta la forza della sovrapproduzione bellica.
Da noi, in casa Italia, la lotta sul decreto sviluppo è sul punto se l'ulteriore salasso e sposizionamento di risorse debba andare a favore direttamente della guerra (Libia, missioni, etc.)o a favore delle... imprese che credono di poter ancora lucrare su di essa: non si può restare ad assistere per vedere chi vincerà tale lite perchè i primi sono cinicamente convinti della necessità purificatrice della guerra (fatta dai figli e contro i figli degli altri) mentre i secondi credono ancora che la guerra contro altri paesi e fuori dalle proprie mura sia il modo sicuro per avere forza lavoro semi-gratuita di immigrati.
Tutti e due pronti a uccidere e sfruttare i figli degli altri. Ricordino i giovani indignati la testimonianza del genitore inglese Brian Haw , morto questo giugno dopo aver presidiato con la sua tenda blu per 10 anni il Parlamento inglese in nome della pace, contro la guerra perchè il suo governo "non uccidesse i suoi bambini" e " i bambini degli altri padri".
AZIONI
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Autore: Paul Connect
Casa editrice: Dissensi
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