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Brasile. Marea nera: la Chevron pagherà 20 milioni di euro

22 Novembre 2011

marea nera
La Chevron ha ammesso la piena responsabilità per l'incidente al largo delle coste di Rio de Janeiro

Dopo la storica sentenza emessa nel febbraio scorso in Ecuador, arriva ora per la Chevron un'altra pesante condanna per danni ambientali. Alla compagnia petrolifera nordamericana è stata ora infatti applicata una multa pari a 50 milioni di reais (circa 20 milioni di euro) per la fuoriuscita di greggio in mare aperto, a seguito dell'incidente in un pozzo sottomarino avvenuto lo scorso 8 novembre al largo della costa di Rio de Janeiro.

La sanzione è stata applicata dall'Ibama, ente legato al ministero dell'Ambiente brasiliano, ed è la massima consentita attualmente dalla legislazione brasiliana per i reati di tipo ambientale. La multa fa riferimento all'inquinamento provocato dal petrolio finito nell'oceano.

Secondo il presidente dell'Ibama, Curt Trennepohl, il colosso americano può ricevere un'ulteriore sanzione amministrativa equivalente a 4 milioni di euro se verranno provate lacune nel piano di emergenza previsto per contenere la perdita dal fondo marino, a 1.200 metri di profondità, probabilmente avvenuta per un errore di calcolo nella trivellazione.

A sua volta il governo dello Stato di Rio sta studiando la richiesta di ulteriori 12 milioni di euro a titolo di risarcimento per il grave danno all'ecosistema regionale e per sostenere i costi necessari per la bonifica dell'area.

La Chevron, da parte sua, ha ammesso la piena responsabilità per l'incidente ed ha inoltre aggiunto di collaborare con il governo per ridurre ed eliminare il petrolio rimanente. Tuttavia secondo la polizia federale, l'azienda invece di rimuovere il petrolio lo starebbe affondando in mare, mediante una tecnica chiamata di “dispersione meccanica”.

La Polizia federale ha informalmente chiesto a Chevron di cambiare la tecnica di pulizia adottata. L'oceanografo David Zee, il perito nominato dalle autorità brasiliane per seguire il caso, ha spiegato che la 'dispersione meccanica' dovrebbe essere l'ultimo di una serie di procedimenti, “dopo una valutazione preliminare, un monitoraggio della macchia e una raccolta del petrolio”.

Da parte sua la Chevron respinge l'accusa e nega di aver adottato la tecnica della dispersione, affermando che i suoi metodi includono barriere di contenimento e tecniche di lavaggio per “controllare, raccogliere e ridurre la chiazza”.

Intanto anche un altro grande colosso petrolifero potrebbe presto pagare una ingente somma di denaro. La Shell, infatti, potrebbe pagare un miliardo di dollari per bonificare il Delta del Niger e risarcire i danni causati.

La richiesta è stata formulata formalmente da Amnesty International e dal Centro per l'ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd) in seguito al disastro ambientale causato a Bodo, nell'Ogoniland, regione del Delta del Niger, da due perdite di petrolio verificatesi nel 2008. Gli abitanti di Bodo hanno infatti riferito ad Amnesty International e al Cehrd quanto sia difficile sopravvivere dati la scarsità di cibo e l'aumento dei prezzi determinati dai danni alla pesca e all'allevamento. Molti abitanti di Bodo si sono ammalati e sono morti a causa dell'inquinamento. “È tempo che Shell si prenda le responsabilità di quello che ha provocato e s'impegni a ripulire tutto”, afferma Amnesty.

A.P.

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