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SPECIALE » Se indignarsi non basta

15 ottobre 2011: siamo tutti indignati?

di Daniel Tarozzi - 14 Ottobre 2011

Domani 15 ottobre è prevista in "contemporanea mondiale" la discesa nelle piazze degli "indignati". Dopo la Spagna, dopo gli Stati Uniti, pare che anche in Italia questo "movimento" stia prendendo piede. Difficile capire, per ora, se questo è l'inizio di un reale risveglio delle coscienze o se resterà l'ennesimo momento di protesta destinato a defluire presto, come quello dei pacifisti, dei "no global" ecc.

La difficoltà, infatti, resta sempre la stessa. Essere coerenti e cercare di attuare nella propria quotidianità quel cambiamento che chiediamo e pretendiamo dagli altri.

Quanto c'è, ad esempio, di rivoluzionario in chi manifesta per la pace e si muove con auto alimentate dal petrolio proveniente dai paesi bombardati dagli occidentali? E quei manifestanti si rendono conto che pretendere che la benzina non costi troppo significa invocare nuove guerre?

Facile dire no alla guerra in Iraq. Più difficile non goderne i benefici.

E ancora: chi è contro una discarica o un'inceneritore è pronto a rinunciare alla produzione di rifiuti quotidiana, a non comprare prodotti che contengono imballaggi, a non concepire l'usa e getta, le bottiglie in plastica, i contenitori di materiali multicomposti, e così via?

E chi è contrario ai cambiamenti climatici, si rende conto che con la propria alimentazione basata sulla carne, con l'uso del riscaldamento sempre e comunque e dell'automobile come mezzo di locomozione primaria è il primo artefice di questi cambiamenti?

Chiaro, non è possibile vivere realmente a "impatto zero". Però un po' di coerenza non farebbe male. Se pure non riusciamo a raggiungere la perfezione, possiamo "tendere verso". Ogni giorno di più. Ogni attimo di più.

La consapevolezza è un incubo! diceva qualcuno... Ma se siamo consapevoli di cosa si nasconde dietro ogni nostro gesto, diventiamo anche consapevoli dell'enorme potere che abbiamo nel non nuocere. E allora quella che può sembrare una vita piena di rinunce e di ansie, diventa una vita piena di piccole, intense, continue, profonde gioie.

Quindi, sì, domani indignatevi pure se ritenete che sia il caso. Ma non aspettate, non aspettiamo che qualcuno venga a risolverci i problemi. E' ora di cambiare.

Daniel Tarozzi

p.s. ti invito caldamente, molto caldamente, a leggere il bellissimo editoriale della nostra caporedattrice, Claudia Bruno.

Eccolo: 15 ottobre. Se indignarsi non basta

Qui, invece, trovi tutti i nostri pezzi su "gli indignati"

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta
16 Ottobre 2011 16:21, Jaulleixe ha scritto:
"La difficoltà, infatti, resta sempre la stessa. Essere coerenti e cercare di attuare nella propria quotidianità quel cambiamento che chiediamo e pretendiamo dagli altri." E' questo il punto. Avete manifestato? Bene. Non avete potuto raggiungere Roma ma eravate lì col pensiero? Bene lo stesso. Ricordiamoci infatti di proseguire giorno dopo giorno anche l'altra rivoluzione, quella silente delle nostre scelte quotidiane. La nostra forza è già tutta nel nostro piccolo mondo.
15 Ottobre 2011 10:56, Gabriella ha scritto:
Ottimo! Condivido le tue riflessioni! il cambiamento deve sempre cominciare da noi! E' da infanti pretenderlo dagli altri se non siamo disposti a cominciare noi a cambiare. Macrocosmo e Microcosmo: dentro e fuori: le stesse regole... Il Pensiero crea l'Azione; siamo noi stessi a creare la realtà con i nostri Pensieri... Retto Pensiero, retta Parola, retta Azione... Dentro e Fuori, in osmosi: io con gli altri e gli altri con me...ecc. come il battito delle ali di un a farfalla...
 
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